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Piazza Affari vola, crolla lo spread

Il rischio che la Banca centrale europea deludesse le alte aspettative era alto. I mercati prezzavano l’annuncio di un piano di acquisti di titoli privati al 70% e al 50% anche qualche indicazione sull’acquisto di titoli di Stato. Gli analisti erano poi divisi sull’ipotesi di un ulteriore taglio dei tassi di interesse. Per questo motivo la manovra della Bce – che ha tagliato i tre tassi che controlla (tasso di riferimento, tasso sulle operazioni di rifinanziamento marginali e tasso sui depositi) di 10 punti base e ha annunciato che da ottobre acquisterà titoli privati Abs (Asset backed securities) e covered bond – ha superato le aspettative. Convicendo anche coloro che dopo le frasi del governatore Mario Draghi al simposio di Jackson Hole di fine agosto («il rischio di fare troppo poco è maggiore del rischio di fare poco») erano rimasti scettici e guardinghi su una possibile azione espasiva dell’istituto che ha sede a Francoforte.
Così come guardingo è stato l’approccio degli investitori, prima delle 13.45 (ora dell’annuncio del taglio dei tassi) e delle 14.40 (quando Draghi ha annunciato il piano Abs). Invece, dopo gli annunci l’accelerazione è stata netta. Il Ftse Mib di Piazza Affari è stato quello che ha corso di più chiudendo sui massimi di giornata a +2,82%, facendo nettamente meglio della media europea (Eurostoxx 50 a +1,78%) e di listini, come quello di Francoforte (+1%), che hanno reagito in modo più soft al market mover di giornata. La Borsa di Milano conquista lo scettro di regina d’Europa per due motivi, a detta degli esperti. La maggiore preponderanza rispetto agli altri indici dei titoli finanziari che hanno messo a segno forti rialzi (UniCredit +5,09%, Intesa Sanpaolo +5,58%) e la composizone degli investitori che rende in questo momento il listino italiano un po’ più volatile, nel bene e nel male, di altre Borse. A questo punto le previsioni di breve periodo sono rialziste. «Mi aspetto che Piazza Affari possa beneficiare di questa situazione straordinaria come è successo già in passato. I flussi finanziari sono a favore della Borsa e delle azioni che hanno dividendi di gran lunga superiore ai rendimenti dei bond: un fatto questo che storicamente non si era manifestato mai a questi livelli – spiega Davide Pasquali, presidente di Pharus Sicav -. Crediamo che il mercato italiano possa andare a ritestare i massimi di giugno, trainato dall’andamento del settore finanziario e dai titoli più sensibili al deprezzamento dell’euro».
Se i titoli bancari hanno messo a segno gli scatti più consistenti un (doppio) motivo c’è. Perché la Bce ha avuto anche un effetto immediato sui titoli di Stato (i mercati continuano a prezzare l’ipotesi di un acquisto di titoli di Stato futuro da parte della Bce e lo stesso Draghi ha confermato che «se ne è parlato»): i BTp a 10 anni sono stati acquistati con i rendimenti (che si muovono in direzione opposta ai prezzi) che sono andati a toccare un nuovo minimo al 2,35% e lo spread BTp-Bund sceso a 139 punti (dai 151 di inizio giornata). Una buona notizia per banche e assicurazioni italiane che detengono in portafoglio un controvalore di titoli di Stato italiani superiore a 800 miliardi. L’altra buona notizia è che tagliando il tasso di riferimento la Bce ha ridotto (di 10 punti base, allo 0,15%) il costo dei prestiti quadriennali T-Ltro che partono con la prima tranche del 18 settembre e che sono indirizzati agli istituti di credito europei. Proprio dal mondo bancario, ieri il ceo di Intesa, Carlo Messina, ha dichiarato che «in questi ultimi anni di crisi, in Europa c’é stata una sola figura che é riuscita a gestirla: Mario Draghi e la Bce». Tornando al T-Ltro, la tattica della Bce è palese: spingere le banche a fare ampio ricorso a questi prestiti (si legge in questa direzione il taglio al -0,2% del tasso sui depositi per disincentivare gli istituti di credito a parcheggiare presso la Bce riserve in eccesso).
Ieri l’effetto è stato immediato anche sulle valute. L’euro (che aveva aperto a 1,314) è sceso sotto 1,3 dollari (fino a 1,2924) ritornando indietro nel tempo, esattamente al 15 luglio del 2013. Dal discorso di Jackson Hole di Draghi la divisa unica ha perso il 4% sul dollaro, il 7% dai massimi dell’anno toccati a maggio. Chissà se questo riuscirà a dare una mano all’inflazione europea.

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