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Piazza Affari vola e aspetta Mps

Il secondo semestre dell’anno inizia secondo i migliori auspici per le Borse. Questo nonostante volumi ridotti e chiusura anticipata per Wall Street (con il Dow Jones che ha toccato nuovi massimi intraday) alla vigilia dell’Indipendence Day che la terrà oggi chiusa.
Ed è Piazza Affari – trainata da bancari, auto e materie prime – a tirare le fila. Il Ftse Mib ha terminato le contrattazioni a +2,08% riportando nei pressi della doppia cifra (+9,25%) il parziale da inizio anno. Gli acquisti hanno premiato anche gli altri listini europei (Eurstoxx 50 a +1,4%) ma Milano – dove i titoli energetici e finanziari hanno più peso nel calcolo dell’indice delle blue chip – ha registrato lo scatto più ampio. Il sottoindice bancario italiano è cresciuto del 3,27% (+3% quello europeo) sull’onda del crescente ottimismo su Banca Mps: è infatti atteso per questa settimana, o addirittura per oggi (si veda articolo in basso) il nulla osta della Commissione europea alla messa in sicurezza dell’istituto senese. Un via libera che dovrebbe aprire la strada all’intervento sul capitale da 8,3 miliardi di euro. Di questo passo i titoli della banca a Piazza Affari – sospesi dal 22 dicembre – potrebbero tornare ad essere scambiati a settembre. Dopo il salvataggio delle banche venete, gli investitori attendono una soluzione concreta anche per Banca Mps per continuare a dare fiducia a un settore che nell’ultimo anno ha registrato uno straordinario recupero (+63% e +21% da gennaio).
Il secondo protagonista è il petrolio. Ieri il Brent ha sfiorato i 50 dollari al barile: per l’oro nero si tratta dell’ottavo rialzo consecutivo, arrivato dopo una settimana in cui aveva messo a segno un rimbalzo del 5%. Da inizio anno la quotazione resta sempre in calo (-13%) ma in netto recupero rispetto ai minimi del 2017 quando è arrivato ad accusare un calo parziale del 23%. La reazione del greggio – stimolata anche dalla notizia di segnali di rallentamento dall’attività di ricerca e sviluppo di giacimenti nel Nord America – ha fatto scattare gli acquisti sui titoli delle materie prime (+3% a Piazza Affari e +3,14% a livello europeo).
Una menzione va poi al dollaro. Dopo aver terminato l’ultimo trimestre con la peggiore performance degli ultimi sette anni il biglietto verde è rimbalzato di mezzo punto sull’euro (sceso a 1,136 dollari) e di quasi un punto percentuale nei confronti di un paniere ponderato delle sei valute più importanti del pianeta (dollar index). Al rialzo del dollaro fanno da contraltare le vendite sui titoli di Stato Usa a 2 anni il cui rendimento è salito all’1,42%, come non accadeva da ottobre 2008. Allo stesso tempo il decennale resta piantato al 2,35%, in ribasso rispetto al valore di inizio anno (2,44%) nonostante nel primo semestre la Fed abbia alzato due volte i tassi, promettendo una terza stretta entro dicembre e altre tre nel 2018. Ma in realtà – tassi sul secondario alla mano – al momento gli investitori stanno snobbando la Fed.

Vito Lops

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