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Piazza Affari vacilla, la Consob «salva» le banche

Le tensioni sui debiti sovrani continuano a tenere banco sui mercati. Ne fanno le spese le piazze di Madrid e Milano che soffrono le tensioni su spread e rendimenti dei titoli di Stato. È accaduto venerdì scorso (con l’indice Ftse Mib che ha perso il 4,38 per cento). Si è ripetuto ieri con l’indice delle “blue chips” che ha lasciato sul parterre il 2,76 per cento, mentre l’All Share ha perso il 2,92 per cento. Il saldo finale tuttavia non rende bene il clima che si è respirato ieri sul listino milanese. Piazza Affari infatti è arrivata a perdere oltre il 5% in tarda mattinata. Un tonfo legato, ancora una volta, alla correlazione tra titoli di Stato e azioni delle banche. Ieri i rendimenti sui titoli italiani sono tornati a salire (vedi articolo a pag. 3) su rinnovati timori sulla tenuta della Spagna. Ad aggravare il carico ci si sono messi nuovi rumors sulla Grecia (per il settimanale tedesco “Der Spiegel”, l’Fmi potrebbe bloccare la nuova tranche di aiuti). L’effetto inevitabile è stata una violenta ondata di vendite sui titoli delle banche italiane che ha fatto piombare l’indice Ftse Mib ai minimi storici intorno ai 12400 punti (livelli che non si vedevano da marzo 2009).
La situazione è cambiata solo con l’intervento della Consob che in tarda mattinata ha reintrodotto il divieto di vendite allo scoperto sui titoli bancari e assicurativi per questa settimana. Il provvedimento è entrato in vigore alle 13 e 30 e non è un caso che proprio a quell’ora l’indice abbia recuperato quasi 200 punti nel giro di pochi minuti. Ulteriori forti oscillazioni ci sono state poi a fine seduta. Grazie alle “ricoperture” degli operatori sui titoli finanziari l’indice Ftse Mib ha potuto limitare i danni rispetto alle altre piazze europee: Francoforte ha chiuso con un calo del 3,18% mentre Parigi il 2,89 per cento.
Nonostante il mini-rimbalzo, l’indice di settore Ftse Italia Banks ha chiuso in calo dell’1,35 per cento. Da inizio anno il calo è del 32,5% mentre, dai massimi di febbraio, il ribasso è del 44 per cento. Ad oggi la capitalizzazione delle banche è in media pari al 25% del patrimonio netto tangibile. «C’è una “bolla emotiva” su una possibile implosione dell’euro che schiaccia ingiustificatamente i prezzi» commenta Roberto Russo, ad. della società di consulenza indipendente Cofin Sim. Più che l’effettivo stato di salute del settore quindi, i prezzi delle azioni scontano i timori sulla fine dell’euro. Un’eventualità che evidentemente non vuole neppure prendere in considerazione Victor Massiah, numero uno di Ubi che proprio ieri ha comprato 50mila azioni della sua società al prezzo scontatissimo di 1,98 euro.
La mossa della Consob sullo “short selling” è sulla stessa linea di quanto deciso, sempre ieri, dall’analoga “authority” spagnola. Il provvedimento preso da quest’ultima però è più radicale perché riguarda tutti i titoli (non solo i finanziari) e durerà tre mesi. In Italia invece il divieto, che riguarda sia le operazioni assistite dal prestito titoli («covered») sia quelle «nude» (cioè senza la disponibilità dei titoli),riguarderà solo i finanziari e resterà in vigore solo questa settimana. Una scelta che è stata criticata da Assosim. In un comunicato l’associazione degli intermediari mobiliari scrive di essere contraria «in linea di principio» a questi divieti anche se, ci sono situazioni in cui si rendono necessari (come nel caso dell’attacco speculativo visto ieri). Le perplessita dell’associazione, come accennato, riguardano la durata del divieto. «Se intenzione della Consob è quella di prorogare di settimana in settimana il divieto in previsione di un nuovo “agosto nero” – scrive Assosim – sarebbe forse preferibile dare un segnale chiaro in tal senso agli operatori». Insomma, se proprio bisogna agire, almeno lo si faccia con decisione.

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