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Piazza Affari teme la crisi politica

Marcia indietro dei mercati, la crisi politica c’è e si sente. Oscurata nelle ultime sedute dalle tensioni geopolitiche in Siria, ridimensionata dai dati economici due giorni fa dell’Ocse e ieri dell’Eurostat, è tornata di prepotenza a farsi sentire minacciando per l’ennesima volta il governo Letta. Con l’avvicinarsi di lunedì 9 settembre, quando dovrà essere votata la decadenza da Senatore di Silvio Berlusconi, il Pdl alza la voce minacciando di «staccare la spina» al governo. Un’occasione per i trader di vendita facendo salire Piazza Affari sul gradino più alto della peggiore Borsa europea chiudendo in rosso dell’1,35%. Hanno pagato pegno i titoli di Stato con lo spread BTp-Bund che si è leggermente ampliato a 248 punti e il rendimento del decennale tornato a salire fino al 4,42 per cento.
Fed, crescita moderata
Fortunatamente questa non è una settimana di aste per il Tesoro che invece tornerà sul mercato a partire da mercoledì 11 settembre, in piena bagarre politica. Gli altri mercati si avvantaggiano del buon andamento di Wall Street con gli occhi puntati sull’importante segnale proveniente dagli Usa sul Beige Book della Federal Reserve: il Dax di Francoforte segna +0,19%, il Cac 40 di Parigi sale dello 0,16%, l’Ftse 100 di Londra avanza dello 0,1%, l’Ibex di Madrid cresce dello 0,53 per cento. Tonica Wall Street dopo le indicazioni della Fed di una crescita «tra modesta e moderata» con le assunzioni nel settore manifatturiero che crescono con tono «modesto». Migliora la qualità del credito anche se le condizioni dei prestiti sono rimaste in gran parte invariate fra luglio e agosto. Dopo la pubblicazione del Beige Book i rendimenti del decennale Usa sono saliti ai massimi degli ultimi due anni scommettendo su una mossa della Fed già a settembre che metta fine alla stagione della liquidità accomodante.
Giù Mediaset e i bancari
A contribuire al ribasso di Piazza Affari ci sono Mediaset che risente dei timori sulla tenuta politica e cede il 2,23%, Telecom Italia sulla parità a -0,09%, uno storno dopo avere messo a segno un incremento del 18% delle ultime cinque sedute e per il “sell” di Ubs secondo cui i fondamentali sono “insostenibili” e infine per i bancari che pagano la risalita dello spread. Debole anche Enel che ha peraltro collocato con successo un bond ibrido da 1,7 miliardi. Balzo di Finmeccanica in scia a rumors sulla cessione dell’americana Drs e dei nuovi contratti siglati in Sudafrica. Tra i bancari, vendite sul Banco (-3,73%), la Bper (-3,73%) e Mediobanca (-3,69%). I big UniCredit e Intesa cedono rispettivamente il 2,32% e l’1,5 per cento. Meno pesante Bpm (-0,99%) dopo che anche il Cds ha aperto il cantiere sulla governance. Camfin avanza del 3,19% a 0,82 euro dopo le notizie secondo le quali il prezzo d’Opa (0,80) sarebbe entrato nel mirino Consob.
I dati economici non aiutano
I dati macroeconomici europei pubblicati ieri (le vendite al dettaglio, il Pil zona euro, l’indice Pmi servizi) non hanno dato un’indicazione chiara sul track dell’economia europea. Mentre l’asta dei titoli quinquennali tedeschi (i Bobl) ha registrato un tasso medio dell’1 per cento, il più alto dal dicembre del 2011. La domanda del mercato è risultata fiacca con un rapporto di copertura di 1,5 rispetto all’ammontare assegnato di poco superiore ai 4 miliardi. Tutti i bond in euro sono calati, più di tutti i portoghesi che tra due settimane devono sostenere l’esame della Troika insieme a quelli italiani con l’instabilità politica alle porte.

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