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Piazza Affari su del 10% E lo spread intorno a 200

Le azioni saranno l’asset del 2013. E nessuno riesce a vedere Piazza Affari in discesa: per i più ottimisti salirà nei prossimi 12 mesi di oltre il 10%. Per i più prudenti il rialzo sarà meno sfavillante, compreso tra il 5 e il 10%. I settori preferiti sono banche e polizze mentre i titoli che raccolgono maggiore interesse sono Eni e Generali.
Il peggior rischio all’orizzonte? Una nuova crisi dell’euro, quasi a pari merito con un mancato accordo sul taglio della spesa pubblica Usa. Eppure la fiducia in un ulteriore calo dello spread (la distanza di rendimento tra noi e la Germania) intorno ai 150-200 punti accomuna il 90% dei pareri.
Numeri
Ecco, in estrema sintesi, i risultati del grande sondaggio che ha coinvolto 42 operatori italiani e internazionali attivi sul nostro mercato che hanno risposto a cinque domande sulle Borse e sulle obbligazioni (vedi altri articoli).
Ma vediamo più nel dettaglio i risultati. Dopo un anno di performance decisamente buone per tutte le classi d’investimento, l’attenzione di tutti si focalizza sulle azioni. I bond, veri protagonisti della crisi, secondo le previsioni degli operatori dovrebbero lasciare il posto a un maggior interesse per le Borse, alimentato dal ritorno della propensione al rischio. «In un contesto caratterizzato da una certa ripresa dell’economia globale sono da privilegiare gli asset rischiosi come le azioni e le obbligazioni societarie — spiega Giordano Lombardo, presidente di Pioneer investment sgr —. Con un maggior peso sulle Borse che, in questo momento, offrono valutazioni interessanti soprattutto in Europa». Ben 38 dei 42 partecipanti ha assegnato alle azioni il primo posto in un’ipotetica classifica di interesse e gli altri quattro hanno messo le Borse al secondo posto.
Gli addetti ai lavori sembrano poi convinti — con un consensus davvero granitico e quasi preoccupante — che la Borsa italiana possa vivere un anno più che discreto o addirittura eccezionale, con un rialzo ben oltre le due cifre. Una convinzione supportata dalla estrema sottovalutazione del mercato, che accomuna appunto molti listini europei, ma anche dall’idea che le cose possano effettivamente andare meglio per l’economia: lo sconto di per sé non è infatti un sufficiente motivo per acquistare un mercato.
Idee
Non a caso l’ottimismo sulla Borsa va di pari passo con la speranza (altrettanto maggioritaria) che anche lo spread possa scendere ulteriormente. In questo caso un 5% di salutare dissenso («salirà») non è però mancato. In ogni caso il 95% è convinto che calerà, con un 5% di iper ottimisti che lo vede addirittura sotto i 150 punti (oggi quello tra decennali viaggia a 260).
Ma l’idea che emerge in alcuni commenti è che il rendimento del mercato azionario italiano potrà raggiungere a due cifre — e che lo spread potrà scendere — solo se dovesse confermarsi la stabilizzazione degli indicatori economici e non ci fossero troppe sorprese negative sul fronte politico. Il consenso granitico si scioglie quindi un po’ nelle spiegazioni, dove c’è la consapevolezza che le incertezze non sono finiti. Per lo spread, infine , alcuni fan del livello più basso (150-200 punti) spiegano che il risultato potrebbe arrivare per una combinazione di fattori. «Un’ulteriore discesa del tasso decennale italiano verso il minimo del 2010 pari a 3,75% — dice Chiara Bellon, responsabile di gestione dei portafogli di Vontobel Europe Milan branch —. Ma anche un rialzo del tasso decennale tedesco verso il 2%, nel caso vi fosse un ulteriore miglioramento del quadro politico economico della Ue e dell’Italia».
Quali sono i principali rischi che potrebbero distruggere l’ottimismo? Il più votato con 17 preferenze è stato una nuova crisi dell’euro. I 42 intervistati, ancorché sotto insegne americane o britanniche, sono comunque europei. Ma il mancato accordo sulle vicende fiscali americane ha preso 16 voti. Come dire: nessuno può cavarsela se l’America finisse in recessione da tasse e tagli non previsti. Solo una terza posizione per le elezioni politiche italiane (13 voti), mentre più di uno esprime la convinzione che qualunque risultato delle urne non potrà fermare il più grande processo di politica europea cruciale per il futuro dell’economia.

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