Siete qui: Oggi sulla stampa
Oggi sulla stampa

Piazza Affari sogna la Superpopolare

La valanga di acquisti che da lunedì si sta riversando sulle banche popolari di Piazza Affari sta diventando sempre più imponente. Ieri ha provocato rialzi fino al 27%, come nel caso della «piccola» Popolare dell’Etruria, strappi superiori al 10% per il Creval e la Popolare di Sondrio. Sullo sfondo restano sempre le polemiche per il blitz di Matteo Renzi, il quale ieri da Davos ha difeso la riforma sottolineando che con il decreto «abbiamo deciso di cancellare delle regole che riguardano le banche popolari in Italia. E’ un cambio veramente radicale rispetto al nostro sistema tradizionale». Gli ha fatto eco il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan, che ha insistito sulla necessità di ridurre la frammentazione del sistema bancario e far arrivare più credito alle imprese. «Mi aspetto un qualche tipo di iniziativa», ha detto Padoan, «non c’è bisogno di dire che se il mercato funziona meglio in termini di accesso ai capitali — ha aggiunto — questo faciliterà tutte le transazioni, compreso forse Montepaschi». Dunque una ricaduta su Siena potrebbe esserci, anche se non si tratta di una popolare ma di una spa che dalle risiko delle popolari potrebbe però essere salvata. 
Per Ubs e Mediobanca un consolidamento appare scontato. Gli analisti svizzeri pensano addirittura «che la pressione sulle popolari possa condurre a un consolidamento prima dell’implementazione della nuova governance». «Il periodo di 18 mesi per trasformarsi in spa consente alle popolari di considerare opzioni di fusioni e acquisizioni all’interno del loro campo, evitando così di diventare obiettivi per offerte ostili» notano invece da Piazzetta Cuccia. Ubs vede inoltre Ubi Banca come «consolidatore» grazie «al suo forte bilancio». E non è la sola a ipotizzare che l’istituto guidato da Victor Massiah possa essere un polo aggregante. Ieri a Piazza Affari Ubi ha chiuso con un rialzo tutto sommato contenuto, +3%, che è stato letto come un possibile indizio sul ruolo che potrebbe avere l’istituto, ossia di polo aggregante. In ottica di consolidamento la scelta strategica potrebbe essere quella di allungare l’asse che passa per Bergamo e Brescia verso il Veneto, dove ci sono la Antonveneta di Mps, Veneto Banca e la Popolare Vicentina. Ma sulla direttrice che porta a Nord Est ci sono pure il Creval e la Popolare di Sondrio. Uno scenario da «Superpopolare» che potrebbe essere funzionale a «mettere in sicurezza» le popolari da possibili scalate dall’estero aumentandone la taglia. Nell’ipotetico polo potrebbe rientrare anche Bper, ieri salita del 3,2%. Ma polo aggregante sarebbe anche Bpm. Un segnale potrebbe averlo dato Norges, che nei giorni scorsi ha ridotto sotto al 2% la quota in Piazza Meda per salire al 2,03% nel Banco Popolare, ieri in rialzo di oltre il 9%.
Per ora siamo nel campo della speculazione, che sembra disinteressata alle polemiche che stanno investendo il blitz di Renzi e lo «strappo» di Ncd. Il dibattito in Parlamento per la conversione sarà molto animato. Assopopolari sta affilando le armi e ha convocato un vertice oggi a Milano per fare il punto. Secondo indiscrezioni l’associazione si sarebbe procurata un parare legale per fermare il decreto. Va considerato che in Assopopolari siedono i presidenti, che dal sistema del voto capitario hanno sempre tratto potere e influenza. Che la trasformazione in spa cancellerebbe, dando più autonomia ai manager, che come interlocutori non avrebbe più una pletora di soci ma gli azionisti di controllo.

Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Oggi sulla stampa

ROMA — Un’esigenza comune percorre l’Europa investita dalla seconda ondata del Covid-19. Mai c...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

ROMA — L’Italia è pronta ad alzare le difese, e si allinea con l’Unione europea, nei confront...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

MILANO — Nel giorno in cui il consiglio di Atlantia ha deliberato il percorso per uscire da Aspi, ...

Oggi sulla stampa