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Piazza Affari snobba lo stacco-cedole

Lo stacco cedole non frena Piazza Affari che chiude in rialzo dello 0,55% una giornata condizionata dalla forte volatilità del settore petrolifero. Le società alle prese con lo stacco del dividendo ieri erano cinque: Finecobank, Banca Mediolanum, Banco Popolare, Prysmian e Unicredit. Complessivamente l’effetto dello stacco cedola ha pesato per lo 0,32% sulla performance del Ftse Mib che comunque ha archiviato la giornata con il segno più davanti così come Parigi (+0,26%), Londra (+0,15%), Madrid (+0,35%) e Francoforte (+0,68%).
La seduta di ieri è stata fortemente condizionata dalle oscillazioni del greggio all’indomani del vertice di Doha in cui i Paesi produttori di petrolio non sono riusciti a trovare un accordo per congelare la produzione che potesse far risalire le quotazioni (vedi approfondimenti a pag.5). Tutta la prima parte della seduta è stata così segnata pesantemente dalla performance del settore Oil&Gas e di quello minerario venduto per via delle flessioni che hanno interessato anche le altre commodities. Nella seconda parte della giornata tuttavia il mercato delle materie prime ha invertito la rotta innescando un rimbalzo dei settori di Borsa correlati. L’indice Stoxx 600 Energia, che nei primi scambi perdeva oltre il 3%, ha ridotto le perdite di giornata ad un -0,24% mentre l’indice minerario ha registrato addirittura una delle migliori performance tra i panieri con un guadagno dell’1,45 per cento.
La chiusura positiva degli indici europei è stata anche favorita dall’andamento positivo degli indici a Wall Street in una giornata in cui il paniere Dow Jones ha superato la soglia dei 18mila punti come non accadeva da luglio dello scorso anno.
A Piazza Affari sono proseguite le ricoperture degli investitori sul settore bancario. Bene in particolare Banca Mps, ieri la migliore del paniere Ftse Mib con un rialzo dell’8,24%, Banca Carige (+6,74%) e Ubi (+4,98%). Gli investitori evidentemente stanno iniziando a prezzare la portata stabilizzatrice per il settore legata al varo del fondo Atlante. Per quanto sull’iniziativa permangano forti dubbi sulla sua efficacia (ci si chiede ad esempio se la dotazione massima di 6 miliardi di euro sia sufficiente a gestire efficacemente sia il problema delle ricapitalizzazioni, sia quello dello smaltimento dei crediti in sofferenza) gli investitori evidentemente giudicano la novità sufficiente a giustificare un riposizionamento su un comparto, quello bancario, estremamente svalutato. Nonostante il recente recupero l’indice che monitora le quotazioni delle banche a Piazza Affari (Ftse Italia Banks) risulta ancora in pesante ribasso (-28,85%) rispetto ai livelli di inizio anno. Le valutazioni poi indicano prezzi in forte sconto. Oggi in media gli istituti di credito italiani hanno un valore di mercato di poco superiore a metà del patrimonio contro una media che nell’ultimo anno è stata di 0,67 volte.

Andrea Franceschi

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