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Piazza Affari, scatto in chiusura: superata la soglia 25mila punti

Il Ftse Mib ha registrato nell’ultima seduta la migliore performance in Europa chiudendo con un rialzo dell’1,12% (Eurostoxx 50 +0,19%) e quel che più conta ha terminato (come non accadeva da oltre un anno) sopra la soglia dei 25mila punti. Va detto che già da diverse sedute l’indice delle blue chip di Piazza Affari sta dimostrando una maggiore forza relativa rispetto alle Borse vicine e sta provando a recuperare il divario con quei listini (come ad esempio il Dax 30 di Francoforte) che da un po’ hanno completato il recupero dei livelli pre-Covid e si sono anche portati più in là. A questo punto al Ftse Mib manca “appena” l’1,7% per riportarsi su quei 25.483 punti toccati il 19 febbraio 2020, prima che la pandemia lo buttasse giù. Molto significativo il fatto che il superamento della soglia pre-pandemica coinciderebbe anche con la rottura di una resistenza poliennale che il nostro listino non riesce a superare da ormai 12 anni. Dal 2009, da quando ha abbandonato quel livello in scia alla crisi dei derivati subprime, non è più riuscito a superarlo. L’economia italiana ci ha messo certamente del suo – con una perdita di Pil reale da allora di circa 10 punti percentuali – ma anche gli eventi esogeni hanno fatto la loro parte impedendo al Ftse Mib di saltare oltre l’ostacolo dei 25.500 punti. Tra questi annoveriamo la svalutazione shock dello yuan da parte della Cina nell’agosto del 2015 e l’aria di tapering che aleggiava sulle Borse globali a fine 2018. Questa volta sembra avere il passo giusto per esplorare il mondo al di là della “soglia maledetta”. Gli addetti ai lavori documentano questa aspettativa con due indizi: 1) nelle ultime settimane il Ftse Mib è salito nonostante sul versante del mercato obbligazionario si sia registrato un peggioramento dello spread BTp-Bund sopra i 100 punti (ieri 111). Essendo il listino bancocentrico ed essendo le banche fortemente esposte sui bond governativi italiani, di solito è legato inversamente all’andamento dello spread proprio perché un aumento dei rendimenti dei BTp (che equivale a un deprezzamento del valore a mercato degli stessi) impoverisce il valore delle società che li detengono in portafoglio. A questo giro però il Ftse Mib si è sganciato da questa correlazione e sta andando per la sua strada con numerosi titoli del paniere che dal punto di vista tecnico hanno fatto quel che viene chiamato “break-out”, ovvero una rottura verso l’alto di livelli di resistenza dove fino a poco tempo fa era l’offerta a spuntarla sulla domanda; 2) l’altro elemento positivo che sta contribuendo alla buona verve del listino italiano riguarda il sensibile calo delle posizioni ribassiste: è il segnale che molti fondi hedge non utilizzano più il Ftse Mib come “gamba shortista” di una più articolata strategia di spread trading (del tipo “compro Dax e mi copro vendendo Ftse Mib”), pratica piuttosto diffusa negli ultimi anni e che ha certamente contribuito a mantenere sottotono l’azionario italiano.

La rottura dei 25.000 punti arriva peraltro nella settimana più importante sul fronte dei dividendi con lunedì 24 maggio che ha visto uno stacco di cedole pari allo 0,9% del valore del listino. Dato che nelle sedute successive il paniere è salito non è da escludere che molti fondi abbiano deciso di reinvestire sullo stesso listino i dividendi incassati, piuttosto che destinarli ad altri lidi.

Nel frattempo le ultime indicazioni che arrivano dagli States giocano a favore anche delle Borse europee perché hanno innescato una rotazione settoriale verso i titoli ciclici, di cui le Borse europee (Piazza Affari compresa) ne sono ben sprovvisti. Più nel dettaglio, il numero dei lavoratori che per la prima volta hanno richiesto i sussidi di disoccupazione è diminuito di 38mila unità a 406mila. Si tratta del miglior dato dall’inizio della pandemia (ovvero dal 14 marzo 2020), con le attese che erano per un dato a 425mila. Ma soprattutto quel che è piaciuto più agli investitori sono state le indiscrezioni sul maxi budget americano da 6mila miliardi di dollari su cui il presidente Biden si prepara a chiedere il via libera del Congresso. Il che ha spinto gli investitori a diminuire l’esposizione in Treasury (con i tassi del decennale saliti di 3 punti base all’1,62%) premiando listini value come il Dow Jones (in rialzo di circa mezzo punto percentuale) e indebolendo listini growth come il Nasdaq (contrastato). Il maxi piano Biden sarà incentrato sulla classe media e prevede ingenti fondi per la sanità, le infrastrutture e l’istruzione, porterebbe le spese federali a livelli mai più visti dopo la Seconda guerra mondiale, con un deficit sopra i 1.300 miliardi di dollari nel corso del prossimo decennio. Il tutto per ora sta avendo un impatto limitato sul cambio euro dollaro che da diverse giornate naviga intorno a quota 1,22.

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