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Piazza Affari sale del 10% dal referendum

Il rally delle banche guidato da UniCredit e il caso Mediaset ieri hanno sostenuto il listino milanese
La Borsa di Milano ieri ha registrato la migliore performance in Europa con un rialzo del 2,49% sull’indice Ftse Mib. Una fiammata che porta a doppia cifra (+10,19%) il rialzo messo a segno dal paniere delle maggiori società italiane dal giorno del Referendum costituzionale. Un test elettorale il cui risultato, nelle previsioni della vigilia, avrebbe dovuto provocare scossoni finanziari e che invece sta avendo esiti ben diversi. Secondo il ben noto adagio di Borsa «buy the rumor, sell the news» il mercato ha preso posizione su una previsione (la vittoria del no) per poi approfittarne una volta che che l’evento si è verificato. Il rimbalzo vero e proprio peraltro non è iniziato all’indomani del voto ma una settimana prima. Se si calcola da lunedì 28 novembre il guadagno del Ftse Mib è stato del 16 per cento. Nello stesso lasso di tempo lo Stoxx Europe 600 ha guadagnato il 5 per cento. Nonostante questo rally la Borsa di Milano resta ancora il peggiore listino del Vecchio Continente da inizio anno visto che, a fronte di un andamento poco mosso dello Stoxx europeo, l’indice delle blue chips italiane risulta in perdita del 12 per cento. Ma il gap con l’indice europeo, che prima del referendum era di oltre il 17%, si è ridotto vistosamente. Ieri in particolare grazie a due notizie dal fronte societario hanno risvegliato l’interesse del mercato nei confronti del listino: il piano per l’aumento di capitale di Unicredit e il tentativo di scalata di Vivendi in Mediaset.
Il traino di Unicredit
Al termine degli scambi le azioni di queste due società risultavano le migliori con rialzi del 31,86% su Mediaset e del 15,92% su Unicredit. È stata soprattutto la performance di quest’ultima a influenzare l’andamento dell’indice generale della Borsa di Milano. Un po’ perché il suo peso in termini di capitalizzazione è maggiore e un po’ perché il suo rialzo ha fatto da traino a tutto il comparto bancario (+5,83%), notoriamente il più importante a Milano. In un contesto che resta piuttosto incerto per il settore, viste le incognite che ancora pesano sul rafforzamento patrimoniale del Monte dei Paschi di Siena (+1,21%), il mercato ha accolto bene il piano da 13 miliardi di euro.Una cura da cavallo quella annunciata ieri da Unicredit(vedi approfondimenti nelle pagine precedenti) che prevede, tra le altre cose, un intervento radicale sulla forza lavoro (14200 esuberi in tutto il gruppo) che il mercato, nel suo cinismo, ha apprezzato facendo registrare al titolo il maggior rialzo giornaliero da sei mesi a questa parte. In una sola seduta la capitalizzazione della banca di piazza Gae Aulenti è salita di 2,35 miliardi di euro riportandosi ai livelli di giugno. Il valore di mercato di Unicredit, che nel suo periodo migliore è arrivata a capitalizzare oltre 66 miliardi di euro, alla chiusura di ieri si attestava poco sopra i 17 miliardi di euro. Circa un terzo del suo patrimonio netto tangibile. Prezzi di saldo considerando che in Europa il rapporto è in media di 0,8 volte.
Rally storico per Mediaset
È stata una giornata da incorniciare anche per Mediaset che ha registrato il suo maggior rally giornaliero di sempre. La decisione di Vivendi di lanciare quella che, a tutti gli effetti, ha i connotati di una scalata ostile a Mediaset (vedi articoli a pagina 35,36 e 37) ha messo letteralmente il turbo al titolo. Con il +31,86% di ieri il valore di mercato del gruppo televisivo che fa capo a Silvio Berlusconi è cresciuto di un miliardo di euro nello spazio di una seduta. Una fiammata di cui ha beneficiato tutto il settore media con l’indice europeo di comparto che ha guadagnato l’1,57 per cento.
Spread in netto calo
Il ritorno degli investitori sull’Italia si è visto anche sui titoli di Stato. Alla vigilia del d-day della Fed, che oggi annuncerà quasi sicuramente un rialzo dei tassi, tutte le maggiori obbligazioni governative dell’area euro hanno registrato un calo dei rendimenti (e quindi un rialzo dei prezzi). La netta flessione dello spread Bund-BTp, ma anche di quello con i Bonos spagnoli, dimostra che, nell’universo dei titoli governativi il mercato ha acquistato soprattutto quello italiani. Il differenziale Italia-Germania, che nelle precedenti sedute si era riportato a quota 170 punti, ieri ha chiuso a quota 152 punti base con il rendimento del BTp decennale che si è attestato all’1,88 per cento.

Andrea Franceschi

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