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Piazza Affari risale ai livelli del 2008

Correva l’anno 2008, alla data di venerdì 3 ottobre. La banca d’affari Lehman Brothers era fallita solo due settimane prima. È da allora, dalla chiusura di Borsa di quel venerdì di inizio ottobre, che Piazza Affari non toccava i livelli a cui è risalita ieri. Nel frattempo l’Italia ha attraversato due pesanti recessioni e altrettante tempeste finanziarie, dalla crisi nata nel mondo anglosassone al terremoto euromediterraneo. L’indice in questione è il Ftse Italia All Share, una sintesi dei titoli azionari di Piazza Affari (sei anni e mezzo fa si chiamava ancora Mibtel): ieri ha chiuso a quota 25.305, il livello più alto da quella concitata seduta dei giorni post crac Lehman. Lo sprint di ieri, in percentuale, è valso al Ftse All Share un balzo dell’1,6%. Ancor meglio il Ftse Mib (una sintesi dei titoli a maggiore capitalizzazione), che ha segnato un rialzo dell’1,71% a 23.706 punti; in questo caso, però, il livello è il più alto «solo» dal 14 gennaio 2010. 
Bene anche le Borse europee, spinte soprattutto dai titoli petroliferi, con il greggio Brent salito durante le contrattazioni sopra i 59 dollari al barile e le quotazioni americane Wti oltre i 53 dollari. Ha dato fiato ai mercati anche il movimento sul fronte dei «deal» finanziari in arrivo, dall’offerta da 4,4 miliardi di FedEx per Tnt Express fino alla quotazione di Cellnex da parte di Abertis per 1,7 miliardi. Inoltre, a marzo l’indice Pmi «composito» dell’eurozona — che monitora l’attività di servizi e industria — è salito a quota 54, al livello più alto da 11 mesi in Europa e da 8 mesi in Italia (dove è arrivato a 52,4 punti): un segnale — si spera — di ripresa, dopo anni di recessione e disoccupazione crescente. Tra le altre Borse europee, Parigi ha guadagnato l’1,5%, Francoforte l’1,3% e Londra l’1,88%. Il continente resta comunque diviso in due: da una parte piazze finanziarie come quella tedesca, che macinano record su record; dall’altra listini come Piazza Affari, dove i massimi del 2007 — ancor prima della crisi dei mutui subprime e del crac Lehman — sono ancora un lontanissimo ricordo.
Dietro il generale sprint borsistico degli ultimi mesi c’è soprattutto il piano di acquisti di titoli di Stato lanciato dalla Banca centrale europea il 9 marzo: ad oggi l’Eurosistema ha comparato 47,4 miliardi di euro di bond di Stato, 1,2 miliardi di «abs» e 12,4 miliardi di «covered bond». Nel dettaglio degli acquisti del piano Bce ci sono 11,1 miliardi di titoli tedeschi, 8,75 miliardi di francesi e 7,6 miliardi di italiani.
Tra gli effetti del piano di «quantitative easing» c’è anche quanto successo ieri in Spagna, dove il ministero dell’Economia ha venduto 725 milioni di euro di titoli a sei mesi con il rendimento per la prima volta sotto lo zero: a -0,002%. In pratica gli investitori hanno pagato Madrid per avere in portafoglio bond spagnoli. Ed è sceso brevemente in territorio negativo anche il tasso delle obbligazioni di Stato iberiche a due anni.
Rendimenti ancora più sottozero, naturalmente, per i titoli di Stato tedeschi, considerati un simbolo di affidabilità e sicurezza. L’Agenzia delle Finanze ha collocato 790 milioni di euro di bond indicizzati all’inflazione — con scadenza ad aprile 2026 — a un rendimento addirittura del -1,09%. E in Italia lo spread tra i classici Btp e Bund decennali ha chiuso in calo a 101 punti base, con il rendimento dei titoli tricolore all’1,20%.
Anche il fronte americano viaggia in direzione favorevole alle Borse: dopo i dati sotto le aspettative del mercato del lavoro, diventa più probable — secondo gli analisti — un rinvio della stretta monetaria della Federal Reserve. Intanto, però, il Fondo monetario internazionale lancia un allarme per lo scenario mondiale di lungo periodo: gran parte delle economie principali — sostiene l’istituzione di Washington — dovrebbe prepararsi a una fase prolungata di bassa crescita; questo dovrebbe rendere più difficile un calo del debito per gli Stati e per le aziende.

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