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Piazza Affari rimbalza sulla svolta

La svolta a Piazza Affari arriva pochi minuti dopo le 16 quando le agenzie riportano le parole di Carlo Giovanardi. «Alfano – dichiara il senatore – ha i numeri per formare un nuovo gruppo. Siamo anche più di 40, e siamo fermi nel voler mantenere l’equilibrio di governo. Per questo voteremo la fiducia. Il problema dei numeri, al massimo, è degli altri». Parole che sono una conferma chiara di quello che fino a metà giornata era semplicemente una sensazione non confortata dai numeri: la fronda di dissidenti Pdl c’è e sembra avere i voti che servono per garantire la sopravvivenza all’esecutivo.
È stato su queste dichiarazioni che l’indice Ftse Mib di Piazza Affari, che per buona parte della seduta era rimasto ampiamente positivo, presagendo evidentemente una simile evoluzione, ha preso il volo passando, nel giro di pochi minuti, da 17650 a 17850 punti. Questo mentre contemporeneamente il mercato tornava ad acquistare i BTp facendo scendere il rendimento decennale dal 4,54 al 4,46 per cento. A fine seduta l’indice Ftse Mib chiude a 17977 punti, il 3,11% in più rispetto all’apertura, mentre il tasso dei BTp a 10 anni, che in mattinata aveva toccato un picco al 4,58%, in chiusura si attesta al 4,41% con un differenziale di rendimento con il Bund tedesco (spread) a 261 punti.
La tenuta del governo in Italia che ora sempra prospettarsi ha riflessi positivi anche sugli altri listini dell’area euro che, sulla spinta di Milano, chiudono tutti in positivo con Madrid che guadagna l’1,69%, Parigi l’1,19% e Francoforte l’1,13 per cento. Evidentemente gli investitori hanno preferito guardare più il bicchiere mezzo pieno della stabilità politica in Italia piuttosto che quello mezzo vuoto della chiusura degli uffici pubblici negli Stati Uniti (shutdown) in conseguenza del mancato accordo al Congresso Usa sul bilancio (vedi articolo in pagina).
Acquisti su tutto il listino
A fine seduta tutti i titoli del listino Ftse Mib sono in rialzo. Brillanti in particolare il titolo World Duty Free che ieri ha debuttato sul listino milanese con un balzo del 9,72%, seguito da Autogrill, società da cui si è scissa, che ha guadagnato il 7,75 per cento. Al di là della singola storia societaria (che è possibile approfondire nell’articolo a pagina 36) è comunque il comparto finanziario a fare da traino per il listino milanese. Banche e assicurazioni, che detengono la fetta più importante del nostro debito pubblico, sono i più reattivi ai movimenti dello spread. Se lunedì erano state soprattutto loro ad essere penalizzate dall’impennata del rischio Paese legata alla possibile caduta del governo Letta ieri, per la stessa ragione, sono state le prime a festeggiare quella che si annuncia essere una stabilità ritrovata. L’indice settoriale Ftse Italia Banche ieri ha guadagnato il 5,17% facendo nettamente meglio dell’indice europeo del credito (+1,9%) con Ubi (+6,31%) e Intesa Sanpaolo (+5,70%) a guidare i rialzi.
La galassia Berlusconi
Se i numeri dei dissidenti Pdl al Senato si confermeranno alla prova dei fatti o se tutto il partito, come auspicato dal segretario Angelino Alfano, voterà la fiducia al governo Letta, sarà quindi decretata una sconfitta dura per l’ala dura del Pdl e dello stesso Berlusconi che l’ha sposata in pieno. Questo però non sembra aver penalizzato più di tanto le azioni delle aziende di famiglia. Se lunedì Mediaset, quella più sensibile agli sviluppi sul fronte politico, aveva reagito male alle prime indiscrezioni circolate sulla presenza di una fronda interna al partito dell’ex premier, ieri il suo andamento è stato decisamente in linea con quello del resto del listino. A fine seduta il saldo per il titolo Mediaset è positivo per il 5,53 per cento.
La spiegazione banalmente è che, se la stabilità di governo fa bene all’economia, il mercato pubblicitario ha tutto da guadagnarci e, di riflesso, la stessa Mediaset. Non manca peraltro una lettura politica. Proprio mentre uscivano le dichiarazioni di Giovanardi sui numeri dei dissidenti, l’ agenzia Agi rilanciava indiscrezioni di un possibile discesa in campo di Marina Berlusconi. Ma la notizia, una voce non confermata, sembra piuttosto debole per giustificare un movimento del titolo anche perché simili rumor sono usciti più volte negli ultimi mesi e più volte smentiti.

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