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Piazza Affari rimbalza con le banche

di Luca Davi

Dopo due sedute di vendite incontrollate, per Piazza Affari ieri è stata la giornata del rimbalzo. Merito del buon andamento dell'asta BoT, ma soprattutto di un'accelerazione netta – confermata dal ministro Giulio Tremonti – sui tempi di approvazione della manovra finanziaria. Uno scatto ancor più significativo alla luce della chiusura in ribasso di tutte le Borse europee. A fine giornata, dopo un avvio difficile e una seduta molto volatile, il Ftse Mib strappa un +1,18%. Parigi archivia la giornata a -0,9%, il Dax di Francoforte a -0,78%, Londra a -1%. A Wall Street, l'S&P chiude a -0,4%, il Nasdaq a -0,74%.

"Panic selling" in apertura

L'avvio della giornata, in verità, sembra la continuazione della seduta di lunedì, quando il calo era stato quasi del 4%. La Borsa non fa in tempo ad aprire che già la perdita è del 2,5%. Gli occhi degli operatori sono tutti rivolti alla corsa della spread tra il BTp decennale e l'equivalente Bund tedesco che schizza in pochi minuti al record di 330 punti, mentre il rendimento del BTp vola al 5,90%. Si ripropone così il film della seduta precedente, quando gli investitori avevano colpito proprio le banche, i maggiori detentori di titoli di Stato italiani, i cui prezzi risultano in forte calo. I timori sui debiti sovrani non risparmiano neppure le altre piazze europee, che risultano deboli seppure con flessioni più contenute. Anche l'euro finisce sotto pressione, sotto quota 1,39 dollari mentre l'oro tocca il record, in euro, di 1,118,58 euro per oncia.

Nel giro di un'ora però le cose si aggravano. Alle 10.12 il differenziale tra BTp e Bund tocca il massimo storico, dall'introduzione dell'euro, di 357 punti. Il rendimento sfonda per la prima volta dal 1997 il tetto del 6%, e tocca il 6,09%. Per il listino milanese, che qualche minuto prima, cedendo il 4,7%, aveva toccato il minimo di 17.370 punti, il valore più basso da aprile 2009, è un sell-off senza sconti: UniCredit, la sola tra le banche italiane a non aver annunciato un aumento di capitale, viene sospesa per eccesso di ribasso mentre frana del 7,1%, Intesa perde il 7%, Bpm il 6,6%, Banco Popolare cede il 4%. «È un panic selling, non c'è modo di frenare le vendite», spiega un operatore di una grande Sim milanese. Alle vendite sui bancari si aggiungono quelle sui finanziari e industriali, in un calderone unico che fa del mercato Italia un pacchetto da smaltire in maniera indiscriminata.

La svolta della giornata

Ci vuole qualche minuto perchè la "tempesta perfetta" si plachi. A Piazza Affari si diffonde la notizia che l'attesa asta di BoT si è chiusa con una domanda che ha superato l'offerta di 1,55 volte. Un risultato giudicato positivo, pur a fronte di un brusco rialzo dei rendimenti (dal 2,147% al 3,670%). I rumors vogliono che sia la Bce, affiancata da investitori istituzionali cinesi, a sostenere indirettamente gli acquisti. Nel contempo, il ministro Giulio Tremonti, lascia anticipatamente l'Ecofin a Bruxelles «per chiudere il bilancio dello Stato» a Roma. È la conferma, attesissima dai mercati, di un'accelerazione decisiva sull'approvazione della manovra economica, che potrebbe arrivare in Senato già giovedì 14 luglio.

Mentre molte Borse europee sono in tilt per problemi tecnici (tra queste Parigi, Bruxelles, Lisbona e Amsterdam), sul listino milanese scatta così una rapida inversione di tendenza. Il "denaro" contagia i future sull'indice, i bancari, gli assicurativi, gli industriali. «A comprare sono soprattutto istituti italiani, ma non è chiaro per conto di chi», spiega il gestore di un fondo italiano. Nel giro di un paio d'ore, mentre lo spread sui BTp ripiega rapidamente sotto i 300 punti (chiuderà poi a 289 punti base), la Borsa di Milano entra in territorio positivo: alle 14 il Ftse Mib sale dello 0,31%. Per gli operatori è un sospiro di sollievo, aiutato anche dal fatto che i fondi americani e canadesi non intervengono al ribasso sul mercato. Una spinta in più, peraltro, arriva qualche minuto dopo quando, dopo giorni di silenzio, il premier Silvio Berlusconi torna a parlare, sollecitando il processo di correzione dei conti. Tanto basta, all'indice, pur in un movimento molto volatile, a muoversi al rialzo per chiudere a fine seduta a +1,18%, soprattutto grazie ai forti volumi in acquisto su UniCredit (+5,89%), Intesa SanPaolo (+3,34%) e Monte dei Paschi (+5,20%). Per gli operatori è un sospiro di sollievo. Se temporaneo o meno, lo si vedrà nei prossimi giorni.

 

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