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Piazza Affari regina del trimestre

Se la Borsa di Milano fosse rappresentativa dell’economia italiana, allora potremmo dire che la fine del tunnel in cui ci ha portato il coronavirus sia vicina. Perché dopo un 2020 nero, Piazza Affari ha iniziato il 2021 alla grande: con un rialzo del 10,87% da inizio anno, svetta nel primo trimestre come la migliore tra le principali Borse mondiali e all’undicesimo posto se si guardano tutti i listini del globo. Anche quelli piccoli e volatili. Purtroppo però la Borsa di Milano non è davvero rappresentativa dell’economia italiana: non solo perché è molto più piccola del Pil nazionale (vale il 35,1% contro il 112% del listino francese e il 67,2% di quello tedesco), ma soprattutto perché nell’indice Ftse Mib pesano molto settori che nell’economia reale hanno un’influenza inferiore. Eclatante il ruolo del comparto finanziario (banche e assicurazioni), che è il vero artefice del boom della Borsa: compone da solo il 30% dell’intero indice Ftse Mib di Piazza Affari, ma rappresenta solo il 5% del Pil nazionale. Ecco spiegato perché vola la Borsa, ma non l’economia: sono diversi gli attori.

Il rally milanese

La corsa di Milano mette in ogni caso buon umore in questo periodo difficile. Se paragonato alla performance degli altri listini, il passo veloce si nota: il 10,87% di Piazza Affari si confronta infatti con il +6% di Wall Street, con il +2,8% del Nasdaq (che era stato il re del 2020) e con il 4,2% dell’indice delle Borse globali. Tengono il passo solo le europee (Francoforte e Parigi entrambe oltre il 9%), ma Piazza Affari corre comunque di più. Solo le Borse di Olanda e Austria in Eurozona hanno fatto meglio.

I motivi di questo exploit sono vari. Il principale è statistico. Uno dei settori migliori al mondo è stato nel trimestre quello finanziario: beneficia infatti della ripresa economica che – prima o poi con i vaccini – arriverà. Ma gode anche dell’aumento dei tassi a lunga scadenza, partito dagli Stati Uniti e arrivato in parte anche da noi. Così le banche vanno bene ovunque: se in Italia il settore ha guadagnato il 18%, in Europa ha fatto il 19% e a Wall Street il 16%. Idem per le assicurazioni.

La differenza è che da noi il settore finanziario pesa molto di più che altrove: compone infatti il 30,48% dell’indice Ftse Mib (il dato si ricava dall’Etf), contro il 13,64% dell’indice Eurostoxx 50, l’11,28% dell’S&P 500 di Wall Street e il 13,5% del globale Msci World. Ovvio che se i titoli finanziari corrono ovunque, a Milano l’effetto traino sia maggiore. E lo stesso discorso si può fare per altri settori. Anche al negativo: quello tecnologico, che invece sta soffrendo in questa fase, pesa pochissimo a Milano (7%) ma molto a Wall Street (26,5%) e nel mondo (21,4%). Questo ci ha penalizzato nel 2020, ma ci sostiene ora.

Il secondo motivo è legato all’apertura di credito che il mercato sta dando al Governo Draghi. «Il mercato apprezza un Governo che ha un’ampia maggioranza e un Premier con una grande credibilità internazionale – osserva Antonio Cavarero, responsabile Investimenti di Generali Investments -. Questo si è visto nello spread tra BTp e Bund, ma anche in Borsa». Analisi simile la fanno i gestori di Kairos: «L’annuncio del 2 febbraio da parte del Presidente Mattarella di voler nominare Mario Draghi come possibile Primo ministro di un Governo tecnico di larghe intese è stato un momento di svolta per i listini italiani, che hanno recuperato in fretta tutta la sottoperformance del mese precedente». Mettendo il tutto in un contesto in cui ci si aspetta la ripresa economica, ecco spiegato il rally di Piazza Affari.

L’altra faccia: l’economia reale

Ma la Borsa non è l’Italia. Come detto il rally è stato guidato dal settore finanziario, che in Borsa conta tanto ma nel Pil molto meno. Nel Pil pesa in maniera rilevante l’industria manifatturiera (16,5%), mentre i titoli industriali (categoria non perfettamente sovrapponibile però) nell’indice Ftse Mib contano solo per il 9%. Il traino che banche e assicurazioni stanno dando alla Borsa (anche perché erano molto sottovalutate prima), si sente dunque molto meno sull’economia reale. Che, invece, soffre per le tante piccole e medie imprese penalizzate dai lockdown.

«Noi prevediamo che nella seconda parte dell’anno l’economia italiana possa riconquistare una qualche forma di normalità – osserva Cavarero -. Vedremo gli effetti delle riaperture e dei primi soldi in arrivo dal Recovery Fund, ma inizieremo prima o poi anche a vedere gli effetti dello sblocco dei licenziamenti e della fine delle moratorie. Solo allora potremo capire i veri danni della pandemia». Fino ad allora possiamo consolarci con Piazza Affari regina del trimestre.

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