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Piazza Affari regge, ma banche ancora giù

Borse europee positive, Wall Street sfiora il record storico poi scende: la bufera resta su credito e immobiliare inglese
Dai mercati arrivano segnali di stabilizzazione. E da Wall Street un’altra conferma che gli Usa non temono gli effetti della Brexit, che al momento stanno impattando in modo più marcato sul settore immobiliare britannico (con diversi fondi costretti alla sospensione dei rimborsi negli ultimi giorni). E sulla sterlina, che nonostante il rimbalzino di ieri continua a quotare sui minimi da 31 anni nei confronti del dollaro.
L’indice S&P 500 della Borsa statunitense è tornato a superare a livello intraday i 2.100 punti, riavvicinandosi (manca circa il 2%) al massimo storico. Il mercato è tornato a concentrarsi sui dati macro, come quello sulle nuove richieste settimanali di sussidi di disoccupazione, attestatesi a 254mila contro stime di 269mila. Cifre che hanno riportano un po’ di ottimismo sulla crescita dell’economia americana e spinto a un nuovo rafforzamento del dollaro nei confronti dell’euro sotto quota 1,11.
Un altro segnale che indica che i mercati stanno cercando un assestamento arriva dall’indice Vix, che misura la volatilità. Viaggia a 15 punti, il 42% in meno rispetto ai 26 punti toccati dopo la Brexit. In linea generale quando questo indicatore oscilla tra 10 e 12 punti torna l’appetito al rischio tra gli investitori e le tensioni si stemperano. Non siamo lontanissimi. Allo stesso tempo ieri sono arrivate anche le prese di profitto su alcuni beni rifugio, come l’oro che dopo sei rialzi di fila ha ceduto lo 0,7% tornando a 1.355 dollari l’oncia. Prese di beneficio anche sui titoli di Stato dei Paesi rifugio, come gli Stati Uniti (i Treasury a 10 anni sono tornati all’1,4% dopo aver toccato nei giorni scorsi il minimo di tutti i tempi all’1,33%) e il Bund tedesco, con il decennale a -0,17% (un po’ più lontano dal minimo storico di -0,21%).
Le prese di beneficio sui settori rifugio e il tentativo di stabilizzazione hanno favorito un mini-recupero anche delle Borse europee con l’indice generale (Eurostoxx 50) risalito dello 0,68%. Tutti in positivo i principali listini (Parigi +0,8%, Londra +1,09%). Ha invece limato i guadagni nel finale Piazza Affari con il Ftse Mib che ha chiuso pressoché invariato (+0,08%) dopo aver segnato un massimo di giornata a +1,8%,penalizzato ancora una volta dal comparto bancario. Protagonista in negativo di nuovo Monte Paschi, che ha ceduto il 5,79% nonostante la Consob abbia sospeso per 3 mesi (fino al 5 ottobre) le vendite allo scoperto. Sul titolo hanno influito sia le voci circa l’approvazione di un aumento di capitale da parte del cda di ieri, sia il richiamo del presidente dell’Eurogruppo, Dijsselbloem, che ha stoppato eventuali interventi pubblici affermando che le banche italiane devono rispettare le nuove regole sui salvataggi in vigore da gennaio (bail-in). Altri bancari in difficoltà sono stati Banco Popolare (-2,50%), Bper (-4,51%). Lieve calo anche per Ubi e UniCredit, in rialzo invece Intesa, balzo di Mediobanca (+3,44%), Bpm +0,92%. Bene il risparmio gestito.
In linea generale l’atmosfera sul comparto bancario europeo resta cupa in attesa del 29 luglio, data in cui la Bce pubblicherà i risultati dei nuovi stress test condotti sui 51 principali istituti di credito europei. Lo si evince anche osservando l’andamento di titoli cds (credit default swap), una sorta di polizze assicurative che coprono dal rischio del titolo sottostante. Ieri i contratti sui bond a 5 anni senior di Deutsche Bank hanno superato i 250 punti, ben oltre i livelli del 2008-2009 quando sui mercati si abbatteva la scure del contagio del fallimento di Lehman Brothers. I pari cds di UniCredit sono a quota 225 mentre quelli di Mps sono balzati oltre i 500 punti.
Continua intanto a passare in sordina la svalutazione dello yuan sul dollaro. Dalla Brexit la divisa cinese ha perso il 2% sul biglietto verde. Una svalutazione del genere, appena un anno fa, fu la causa scatenante della tempesta finanziaria dell’estate 2015. Ma per quest’anno è meglio non pensarci. Ci stanno già “pensando” le banche – europee con l’irrisolto nodo dei crediti deteriorati e dei derivati – a far preoccupare i risparmiatori.

Vito Lops

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