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Piazza Affari recupera, spread a 302

Incerta e volatile dal primo all’ultimo minuto. La giornata di ieri sui mercati finanziari non ha risparmiato tensioni e cambiamenti di direzione, senza però emettere un verdetto definitivo: un po’ come l’esito delle elezioni per il Presidente della Repubblica italiana, che resta per il momento in sospeso. Ieri c’è pure chi nelle sale operative ha collegato il saliscendi di Piazza Affari agli eventi che in contemporanea si susseguivano nell’aula di Montecitorio.
I dubbi sul Quirinale…
Secondo questa tesi, l’avvio favorevole che ha portato Piazza Affari a segnare anche un rialzo dell’1,6% (e lo spread BTp-Bund sui decennali in discesa fino a 293 punti base) sarebbe stato legato all’attesa per la possibile elezione di Franco Marini, vista con favore dai mercati in quanto prodroma di un «governissimo». La successiva ritirata (Milano è scivolata anche in territorio negativo prima di chiudere a +0,63%, lo spread è tornato a quota 302) sarebbe invece dovuta alla fase di stallo che poi si è di fatto creata nella corsa al Quirinale.
Dare tutto questo risalto alle vicende italiane potrebbe però essere fuorviante, perché in fondo le stesse oscillazioni si sono ieri osservate anche sulle altre piazze finanziarie. Il rallentamento a metà giornata ha riguardato pure Londra e Parigi (che hanno terminato sostanzialmente invariate), Francoforte (-0,39%) e Madrid (+0,12%). I titoli di Stato spagnoli, forse il metro di paragone più affidabile per misurare le tensioni sul nostro Paese, hanno prima accelerato e poi frenato rispetto a quelli tedeschi (spread a 344 punti base).
…e quelli di Wall Street
La sensazione è che il ritmo della giornata sia stato dettato piuttosto da New York e dai crescenti dubbi degli investitori sul passo dell’economia Usa. Incertezze che ieri si sono accentuate sia per i dati macro (i sussidi di disoccupazione settimanali sono cresciuti a 352mila unità e l’indice manifatturiero della Fed di Filadelfia è sceso a sorpresa ad aprile a 1,3 punti), sia per le notizie arrivate dal versante societario (UnitedHealth, eBay e in parte anche Morgan Stanley hanno pubblicato bilanci trimestrali sotto le attese), che hanno frenato Wall Street fin dall’inizio.
Per ora i campanelli di allarme si scontrano con la liquidità che le banche centrali riversano sui mercati e che molto probabilmente continueranno a fare affluire nei prossimi mesi, come testimoniano le frasi sempre più possibiliste sul proseguimento del «quantitative easing» pronunciate negli ultimi giorni da numerosi esponenti della Federal Reserve. Con il risultato che l’eccesso di denaro crea l’evidente paradosso di listini azionari sui massimi storici (o pluriennali) quando il motore dell’economia globale batte in testa.
Caccia ai bond europei
Le stesse incongruenze si notano in fondo anche sui titoli di Stato europei: ieri gli investitori si sono equamente divisi fra le obbligazioni spagnole (Madrid è riuscita a collocare Bonos a 3, 5 e 10 anni per un ammontare superiore alle attese, 4,7 miliardi di euro, e con tassi in discesa) oltre che francesi (Parigi ha emesso bond per oltre 13 miliardi a 2 e 5 anni registrando su quest’ultima scadenza un minimo storico allo 0,76%). Ma al tempo stesso non hanno evidentemente disdegnato i Bund, se è vero che il decennale tedesco continua a viaggiare a un soffio dai minimi assoluti (1,22%). Il tutto nel giorno in cui Moody’s, pur confermando la «Tripla A» a differenza delle voci che si erano diffuse nei giorni scorsi, non ha certo risparmiato alla Germania le proprie perplessità mantenendo l’outlook negativo. In tempi non certo lontani, al rally dei Bund si accompagnava al collasso dei titoli periferici; oggi invece sembra esserci gloria per tutti, almeno per il momento: «miracoli» della liquidità.

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