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Piazza Affari paga l’effetto cedola

Piazza Affari è in piena fase di volatilità e continuerà a rimanerci per un po’. Almeno fino alle elezioni europee previste per la fine di questa settimana. È questo il messaggio che sembra arrivare da alcuni dei principali gestori italiani e dai responsabili di alcune delle maggiori sale trading italiane.
La volatilità a Piazza Affari ieri ha preso la forma di una violenta escursione giornaliera dell’indice Ftse Mib, che è arrivato a cedere oltre il 3% in mattinata per poi limare le perdite all’1,6 per cento nel finale. Larga parte del calo – si calcola l’1,46%, pari a 7 miliardi di euro – va imputata allo stacco dei dividendi di molte delle principali società del Ftse Mib, tra le quali Ansaldo Sts, Generali, Atlantia, Azimut, Buzzi Unicem, Unicredit, Generali, UnipolSai. Al netto di questo effetto, sottolinea qualche osservatore, Piazza Affari avrebbe fatto meglio di altre piazze europee. A Madrid, ad esempio, l’Ibex ha ceduto lo 0,51%; a Zurigo lo Smi ha perso lo 0,43%; a Londra il Ftse ha lasciato sul terreno lo 0,16 per cento. Sopra la parità, invece, hanno chiuso Parigi e Francoforte, entrambe in progresso dello 0,3%.
Un po’ di ottimismo, nel corso della giornata, l’hanno sparso le parole di Yves Mersch, consigliere esecutivo della Bce. Mersch, nel corso di un intervento a Monaco, ha detto che il Consiglio direttivo dell’Eurotower «è unanime nel possibile ricorso a misure straordinarie o di politica monetaria convenzionale, per limitare in modo efficace i rischi di un’inflazione molto bassa per un periodo di tempo troppo lungo» e le possibilità che il Consiglio «si muova già nella prossima riunione di giugno sono così aumentate in modo considerevole».
La conferma della volontà di intervenire, da parte della Bce, e di volersi «preparare a un rischio residuale di deflazione», è stato di fatto un motivo di incoraggiamento per operatori che appaiono quanto meno spaesati.
«A gettare i mercati in un’incertezza che a sua volta si traduce in forte volatilità è anche l’avvicinarsi delle elezioni europee e il diffondersi di sondaggi che danno in costante ascesa i movimenti anti-euro», segnala il gestore azionario di uno dei principali fondi italiani. A fargli eco è Vincenzo Longo, strategist di Ig: «La turbolenze che abbiamo visto in parte possono essere imputate alle elezioni europee, che saranno il termometro della forza degli euroscettici».
A finire sotto pressione ovviamente sono stati anche i titoli di Stato italiani, il cui spread con la Germania sulla scadenza decennale è salito in giornata fino a 188 punti dai 170 circa dell’apertura. Per la settima seduta sulle ultime otto il differenziale di rendimento si è andato ad allargare, abbandonando i minimi da maggio 2011. Un motivo in più, quest’ultimo, per costringere gli operatori a riversare sul mercato azioni bancarie.
Il segmento Ftse Italian Banks è infatti arretrato del 2,07%, distinguendosi come il peggior comparto a livello europeo. È «improbabile che gli esiti delle elezioni europee», sottolinea il global economist di Ubs, Paul Donovan, «siano in grado di allontanare il miglioramento del rischio, ma osserviamo che Spagna e Italia, così come la Francia, sono i paesi dell’Eurozona più esposti a un ritorno del rischio sovrano». Alcuni peraltro sottolineano anche come ieri abbia pesato anche il rischio di un alleggerimento di alcuni investitori esteri, soprattutto statunitensi, che temono un rischio svalutazione dell’euro in virtù dell’ipotizzata manovra espansiva da parte della Banca centrale europea.
Sia come sia, a subire una delle peggiore débâcle ieri è stato il titolo Generali (-3,76%), su cui però ieri incidevano anche le indiscrezioni sull’effettivo avvio del processo di cessione del 4,59% da parte della Cdp, con il prezzo d’uscita già fissato. Lo stacco della cedola è stato deprimente anche UnipolSai (-9,23%), Snam (-3,29%), Gtech (-3,12%), UniCredit (-3,20%), Eni (-2,95%). Sul fronte opposto Stm (+2,27%) e A2a (+1,86%) con Camerano, ex amministratore delegato di Gdf Suez Energie, che sarà il nuovo a.d. Gli acquisti hanno fornito slancio anche a World Duty Free (+1,83%) con il «buy» di Citi. Tra i bancari in luce Bpm (+1,15%).
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