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Piazza Affari nervosa, pesa l’ipotesi elezioni

All’indomani di una giornata pesante, che ha visto Piazza Affari perdere il 2% e lo spread tornare ai massimi da inizio mese, la pressione dei mercati sul nostro Paese si è solo parzialmente attenuata. In Borsa l’indice Ftse Mib ha recuperato ben poco (+0,15%) di quanto perso la vigilia mentre sul mercato secondario dei titoli di Stato le vendite hanno spinto il differenziale di rendimento (spread) tra i BTp italiani e i Bund tedeschi, termometro che misura il rischio Paese, a superare in avvio di seduta quota 191 punti (nuovo massimo da inizio mese) salvo poi chiudere gli scambi a quota 187. Unica consolazione è arrivata dall’asta di BTp e CcTeu in programma ieri visto che il Tesoro ha piazzato senza problemi 7,5 miliardi di euro di titoli con rendimenti in calo rispetto al precedente collocamento.
Le pressioni sul mercato secondario hanno penalizzato i governativi italiani nonostante il contesto generale fosse positivo per il segmento dei reddito fisso. L’ultima rilevazione sull’inflazione in Germania pubblicata ieri è stata inferiore alle attese (l’indice dei prezzi al consumo è sceso dal 2% di aprile all’1,4% di maggio contro un’attesa di 1,6%) a conferma del fatto che la battaglia della Bce per riportare l’inflalzione sui livelli ottimali è tutt’altro che archiviata come ha dichiarato lo stesso Draghi l’altro ieri all’Europarlamento. La Bce continuerà ancora per molto ad acquistare titoli sui mercati ha detto il numero uno della Bce e gli investitori sono stati costretti a rimodulare le proprie aspettave in questo senso. Ciò ha avuto ripercussioni sull’euro che si è stabilizzato sotto la soglia di 1,12 dollari e su buona parte dei titoli di Stato dell’Eurozona che anche ieri hanno registrato un calo dei rendimenti. L’unica eccezione è stata per BoTe BTp penalizzati, come accennato, dal rischio politico. Oltre allo spread Bund-BTp c’è un altro “termometro” monitorato con attenzione da chi investe in titoli di Stato che ha fotografato questo andamento a due velocità: lo spread con la Spagna che ieri ha toccato quota 67 punti . A un passo dal picco di 69 punti toccato quest’anno.
Ma quali sono i timori del mercato sul voto italiano? Un fattore che conta è sicuramente il tempo. Finora gli investitori scontavano elezioni al termine naturale della legislatura nel 2018. La convergenza di Pd, 5stelle e Forza Italia sulla legge elettorale e sulla possibilità di votare in autunno ha tuttavia impresso un’accelerazione e bisognerà vedere quanto il capo dello Stato Mattarella, che vuole portare la legislatura al termine, sarà disposto a cedere. C’è poi un tema che riguarda le maggioranze possibili dopo il voto in caso si optasse veramente per un sistema alla tedesca. Stando alle simulazioni che ha fatto Roberto D’Alimonte su Il Sole 24 Ore di domenica con un proporzionale con sbarramento al 5% è probabile che si formi una una grande coalizione pro-establishment formata da Pd e Forza Italia. Allo stesso tempo non è da escludere un’alleanza euroscettica tra Lega Nord e Movimento 5 stelle. Uno scenario che il mercato vede come fumo negli occhi ma con cui dovrà necessariamente fare i conti nei mesi che ci separano dalle urne.

Andrea Franceschi

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