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Piazza Affari maglia rosa (+2,45%)

Dal giorno delle elezioni i titoli di Stato spagnoli hanno messo in atto un graduale percorso di riavvicinamento agli analoghi italiani. Il quadro politico complesso e il rischio ingovernabilità che si è venuto a creare dopo le ultime elezioni hanno infatti spinto gli investitori a preferire i Bonos ai BTp. Una rimonta che ha portato lo spread tra i due titoli fino a 10 punti base nella seduta di mercoledì. Questo movimento tuttavia ha subito una brusca inversione di tendenza ieri.
Risale lo spread Bonos-BTp
In una giornata segnata dalla “propensione al rischio”, che ha premiato Borse e titoli di Stato periferici, l’unica nota stonata ha riguardato proprio i titoli spagnoli i cui rendimenti sono risaliti su tutta la curva. Dalla parte breve, con il tasso sul biennale salito dal 2,26 al 2,27%, a quella lunga, con il rendimento sul decennale risalito dal 4,76 al 4,85 per cento. Per contro il mercato è tornato a comprare titoli italiani a partire dai BTp decennali il cui tasso è sceso dal 4,67 al 4,64 per cento. Il differenziale di rendimento tra Bonos e BTp, dopo la netta discesa dei giorni scorsi, è risalito così 11 punti attestantosi a quota 21.
Questa ondata di vendite sui titoli spagnoli non ha un forte motivo scatenante. Ieri, peraltro, Madrid ha dato un’ulteriore prova di salute con il collocamento straordinario di titoli a scadenza 2029, 2040 2041. Un’operazione chiusa con successo sia sul fronte della domanda (sono stati assegnati 803 milioni euro a fronte di una richiesta più che doppia) che su quello dei rendimenti (in calo su tutte le scadenze). La spiegazione degli operatori è che il mercato ieri ha preso come pretesto il deludente dato sulle vendite al dettaglio (-10,20% a gennaio) per prendere profitto sui titoli spagnoli reduci da un rally che dura da oltre due settimane. Il decennale, in particolare, ha messo a segno una striscia positiva di 10 sedute consecutive iniziata due giorni dopo l’esito del voto in Italia, mercoledì 27 febbraio (quando rendeva il 5,23%) e chiusasi martedì scorso (con il tasso al 4,72%).
Prese di beneficio insomma, a tutto beneficio dei titoli italiani che, dopo le forti vendite di mercoledì, sono tornati ad essere gettonati. Lo spread tra il Bund e il BTp è sceso così da 320 a 316 punti.
Generali spinge Milano
Il rimbalzo dei BTp si è accompagnato ad una netta ripresa delle quotazioni di Piazza Affari che ieri ha guadagnato il 2,45% spinta dal rally del peso massimo Generali, quinto titolo per capitalizzazione del listino milanese. Le azioni del Leone infatti hanno guadagnato il 9,35% con volumi di scambio tre volte superiori alla media nel giorno della pubblicazione del bilancio 2012 (vedi articolo a pag. 25). Un rally che ha influito positivamente su tutto il comparto asssicurativo in Europa (+1,93% l’indice Stoxx settoriale). Grazie anche a questo contributo, l’indice europeo Stoxx 600 ieri ha guadagnato l’1,08% rivedendo i livelli di giugno 2008.
La sterzata decisiva è arrivata nel pomeriggio con la pubblicazione del dati sul mercato del lavoro negli Stati Uniti. La scorsa settimana le richieste di sussidi di disoccupazione scese di 10mila unità a 332mila facendo meglio delle attese degli analisti. Le richieste sono calate quattro settimane sulle ultime cinque a dimostrazione di un risveglio del mercato del lavoro che ha portato gli investitori a scommettere sulle azioni. Il Dow Jones ha messo così a segno la sua decima seduta consecutiva in rialzo (una striscia positiva che non si vedeva dal 1996) mentre l’S&P500 viaggia a pochi punti dal suo massimo storico toccato ad ottobre 2007 quando l’indice arrivò a 1565,15 punti. Un rally alimentato più dalla liquidità della Fed, che dal reale miglioramento dell’economia reale. Ad ottobre 2007 il tasso di disoccupazione negli Usa era al 4,2 per cento. Oggi, nonostante i recenti segnali positivi, viaggia al 7,7 per cento.

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