Siete qui: Oggi sulla stampa
Oggi sulla stampa

Piazza Affari «maglia nera» per la performance in 10 anni

Non è un processo alla Borsa privata. Ma certo che, a scorrere le statistiche di “Indici e dati”, ultima fatica dell’ufficio studi di Mediobanca, emerge un quadro poco lusinghiero delle performance di Piazza Affari Spa.
Milano ventesima
A fine 2002 Borsa italiana era il nono mercato azionario al mondo, con una capitalizzazione di 458 miliardi, pari a circa il 50% del Pil di allora. Dieci anni dopo (ci fermiamo al 30 giugno), la capitalizzazione è scesa a 326 miliardi, l’incidenza sul Pil si è ridotta al 20,7% e Milano è precipitata al ventesimo posto in classifica, dietro a Zurigo (13-esima) e Madrid (15-esima), davanti alla Borsa della città-Stato Singapore (284 miliardi) e alle piazze minori di Varsavia, Irlanda, Vienna, Lussemburgo e Atene. Dal 2002 la Borsa italiana è l’unica tra le principali venti Borse mondiali ad aver perso valore (-29%) a fronte di una crescita a ritmo anche sostenuto di alcuni listini occidentali come Francoforte (+45%), Zurigo (+61%) e il Nasdaq (+87%), e a fronte dell’avanzata prorompente degli emergenti (Brasile +675%, Bombay +608%, Russia +596%, Shanghai +556%, Johannesburg +498%, Hong-Kong +327%, Corea +292%). Sul totale delle principali Borse Milano pesa ormai solo per l’1%.
Per la cronaca, a vincere il palio, e senza concorrenza che tenga, è ancora la regina Wall Street, con il suo cotê europeo dei listini federati di Euronext. Totale: 10.348 miliardi di capitalizzazione la parte americana, 1.939 quella che ruota intorno a Parigi. Londra con l’annessa Piazza Affari – 2.626 miliardi – è solo quarta dietro il Nasdaq-Omx (3.554 miliardi) e Tokio (2.697 miliardi). Le piazze emergenti stanno però emergendo alla grande, con le cinesi Shanghai e Hong Kong in sesta e settima posizione, San Paolo undicesima, Bombay dodicesima, la Corea 14-esima, Johannesburg 17-esima, la Russia 18-esima, Taiwan 19-esima.
Entrate/uscite
Non è che la Borsa italiana non si sia data da fare per attrarre clienti. Se si guarda agli ultimi dieci anni, le nuove quotazioni hanno rappresentato il 40% della base di società iniziali. Piazza Affari si è allargata a un ritmo superiore a Tokio (+38% le matricole dal 2002), a Francoforte (+33%), al circuito Euronext (+29%), a Zurigo (+17%). Il problema è che ha perso per strada più quotate delle altre: il 52% della base iniziale, contro il 30% di Tokio, il 37% della Germania, il 42% di Euronext, il 23% della Svizzera. Il risultato è che anche sotto questo profilo il bilancio è in rosso: 257 emittenti al 30 giugno, 34 in meno rispetto a fine 2002.
Performance, maglia nera
Ma quel che brucia di più è il fondo della classifica per performance. Da gennaio 2002 a metà ottobre Piazza Affari ha prodotto una media annua di “rendimento” negativa per il 5,9%. Nessuno, putroppo, ha fatto peggio anche se nel segno meno il listino milanese è in buona e blasonata compagnia. Wall Street, in euro, nello stesso periodo ha perso l’1,2% all’anno, Londra e Tokio l’1,4%, Parigi il 2,1%. Chi invece è andata a razzo è Bombay (+13,5% all’anno), la Russia (+13,1%), Johannesburg (+12,1%), il Brasile (+11,8%).
La rivincita delle risparmio
Spostare il periodo d’osservazione cambia un po’ le cose ma, soprattutto, la media non rende giustizia alle eccezioni. Se si risale agli ultimi 17 anni, e si seziona il listino per comparti, si scopre che le bistrattate azioni di risparmio, spesso poco liquide e poco negoziate, sarebbero state l’investimento più azzeccato: dividendi inclusi – nel comparto è d’obbligo – il rendimento medio annuo delle azioni senza diritto pieno di voto è stato dell’8,2%. Le società di media capitalizzazione hanno fatto meglio delle blue chip: +6,3% contro +4,8%.
Il confronto con i BoT
Nell’arco degli ultimi 17 anni Piazza Affari ha chiuso in negativo 12 anni su 17, vale a dire da 14 anni a questa parte fatti salvi il 2002 e il 2011. Rispetto ai BoT l’investimento azionario avrebbe garantito un rendimento medio annuo superiore solo in tre casi su 17, ma non avrebbe mai compensato l’investitore per il maggior rischio assunto.
Le Borse Spa
Chiudiamo con uno sguardo alle società-mercato. I conti tornano per le otto maggiori realtà borsistiche. Nel 2011, complessivamente, i ricavi operativi sono cresciuti del 6,4%, il margine operativo netto del 30,7%, il risultato netto del 42,8%. Borsa italiana (i cui dati economico patrimoniali, riferiti alla sola capogruppo, non includono le controllate Cassa di compensazione e garanzia, Mts e Montetitoli) aumenta i ricavi del 4,5% a 164 milioni, ma perde peso nel gruppo London Stock Exchange, passando dal 21% al 17 per cento.

Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Oggi sulla stampa

ROMA — Un’esigenza comune percorre l’Europa investita dalla seconda ondata del Covid-19. Mai c...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

ROMA — L’Italia è pronta ad alzare le difese, e si allinea con l’Unione europea, nei confront...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

MILANO — Nel giorno in cui il consiglio di Atlantia ha deliberato il percorso per uscire da Aspi, ...

Oggi sulla stampa