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Piazza Affari, l’apertura del governo spinge le banche

Dopo sei cali di fila Piazza Affari riprende quota con un rimbalzo dell’1,78%. Le incertezze che hanno portato il listino a perdere oltre il 20% dai picchi annui del 7 maggio restano sullo sfondo ma gli investitori hanno trovato nuovo slancio anche da qualche tono più conciliante nei confronti delle istituzioni europee che si è fatto spazio nel caleidoscopio delle dichiarazioni politiche italiane delle ultime ore. A favorire il rimbalzo – che gli esperti definiscono comunque di natura tecnica e non il segnale di una chiara inversione del trend – è stato, manco a dirlo, il settore bancario che pesa per oltre il 30% nel calcolo del paniere delle blue chip milanesi, il Ftse Mib. I titoli bancari – il cui passivo da maggio resta profondo e superiore al 35% – hanno guadagnato ieri in media il 2,5%, in scia soprattutto di un’inedita apertura al settore da parte del governo. Si è anche un po’ ridimensionato lo spread BTp-Bund, che nelle ultime 24 ore ha perso più di 10 punti base (da 324 a 311) con il rendimento del decennale italiano al 3,51%. Sul tema è intervenuto anche il governatore della Bce Mario Draghi che al termine del consiglio direttivo della Bce ha messo in guardia dai rialzi dello spread dicendosi però fiducioso che si possa raggiungere un accordo.
La distanza dai titoli di Berlino rimane comunque alta, e l’allarme sulle ricadute dello spread rilanciato dal presidente della Bce Draghi e riconosciuto dal ministro dell’Economia Tria ha cominciato a far breccia anche tra i ministri più politici. La linea, concordata fra i vicepremier Matteo Salvini e Luigi Di Maio, è piuttosto netta. «Se qualcuno ha bisogno noi ci siamo», ha chiarito il segretario della Lega. «Siamo molto attenti alla situazione – ha chiarito dal canto suo il leader M5S – e abbiamo contatti diretti ogni giorno con i vari manager per monitorare in tempo reale la situazione».
Dichiarazioni come queste fanno emergere che tra gli esponenti del governo ci sia ormai una certa consapevolezza che i picchi dello spread siano dannosi per il sistema bancario. Anche se sulle modalità per passare all’azione la strada non è in discesa. Nei monitor c’è prima di tutto il Monte dei Paschi, perché il Tesoro è l’azionista di maggioranza e Siena è in prima fila nell’allarme spread. «La ricapitalizzazione si può fare in tanti modi», accenna Di Maio, e Salvini assicura che «non rifaremo gli interventi del passato». Anche perché una via del genere è tutt’altro che scontata. Il piano di «ricapitalizzazione precauzionale» del Monte è stato il frutto di una lunga triangolazione con le autorità europee, sfociata in un accordo che prevede anche il ritorno sul mercato di Rocca Salimbeni entro il 2021. Altro tema al centro delle discussioni all’interno della maggioranza.
Intanto oggi inizia l’ultimo round di collocamenti di ottobre per il Tesoro. Si parte con l’asta del nuovo Ctz novembre 2020 e del Btpei maggio 2028. Ieri in chiusura, sul mercato grigio, il tasso del Ctz scambiava a circa 1,67% da 0,715% del collocamento di fine settembre quando è stato offerto il marzo 2020. Se confermato si tratterebbe del massimo dal 2013. Ancor più significativo l’appuntamento del 30 ottobre quando sono previsti titoli a medio-lungo termine in occasione dei quali il Tesoro ha annunciato che metterà a disposizione degli investitori tra 4 e 5,5 miliardi di euro nelle riaperture del BTp a 5 anni, in quello a 10 anni e nel Ccteu 2025. Questi ultimi arriveranno quando già si conoscerà il verdetto sull’Italia da parte di Standard and Poor’s (che attualmente valuta l’Italia «BBB» con outlook stabile), in programma oggi a mercati chiusi a una settimana di distanza dal declassamento di Moody’s che ha rivisto di un “notch” il giudizio portandolo a «Baa3» con outlook a stabile, citando l’inserimento di un deficit elevato nel documento programmatico di bilancio e l’assenza di un’agenda coerente di riforme che stimolino la crescita nel medio-lungo termine.
Il clima è un po’ migliorato anche a Wall Street che ieri ha vissuto una giornata positiva dopo una serie di sedute tribolate che avevano portato il Dow Jones e l’S&P 500 praticamente ad azzerare i guadagni da inizio anno. Il maggiore scatto è arrivato dal Nasdaq (con un recupero superiore al 2%) seguito a ruota dagli altri indici che intraday hanno incamerato oltre un punto di rialzo. Mentre l’economia dell’Eurozona mostra evidenti segnali di rallentamento gli Usa – che stanno trasferendo le misure espansive dalla politica monetaria a quella fiscale – continuano a correre. Gli ordini di beni durevoli in settembre sono saliti dello 0,8%, battendo di molto le stime degli analisti che si aspettavano un calo dell’1,5%. Sullo sfondo continua a rafforzarsi il dollaro (l’euro è sceso a 1,137, vicino ai minimi dell’anno) e questo nonostante il record del deficit commerciale degli Usa che a settembre ha toccato una punta a 76 miliardi di dollari.

Vito Lops
Gianni Trovati

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