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Piazza Affari la ricetta di «valore»

I titoli della ripresa? Sono quelli di valore. Questa la ricetta di Morgan Stanley nell’attesa che la congiuntura europea cominci finalmente a dare segni di risveglio. Secondo gli analisti della casa di investimento americana, con mercati che continuano ad essere molto nervosi e volatili, la migliore strategia d’investimento in termini di rischio/rendimento è puntare su società definibili di valore, ovvero con valutazioni attraenti, un basso p/e (il rapporto prezzo/utili per azione), un interessante rendimento del dividendo e profitti con una crescita ragionevole, almeno dell’8%. La ricetta di Morgan Stanley applicata alle blue chip europee comprende oltre 40 società inclusi 4 titoli italiani: Intesa Sanpaolo, Pirelli, Fiat Industrial e Snam Rete Gas. Una strategia prudente che sinora ha pagato in termini di performance ma che altri broker pensano invece di abbandonare soprattutto nei paesi periferici dove l’atteso rimbalzo dell’economia induce a spostare l’attenzione verso i titoli in grado di agganciare subito il treno della ripresa.
Sfida
Una sfida quella tra value e growth che in Italia ha addirittura visto prevalere questi ultimi. CorrierEconomia ha messo in rassegna tutti i titoli dell’indice Ftse Mib, selezionando quelli con una capitalizzazione superiore a 1 miliardo di euro, una crescita dell’utile per azione tra il 2013 e il 2015 superiore all’8% e un rendimento del dividendo prospettico superiore all’inflazione. I risultati (vedi tabella) rappresentano una buona sintesi della pattuglia di società di «valore» della Borsa di Milano. Ne fanno parte sia le società già scovate da Morgan Stanley più un mix di aziende attive nel campo dell’energia, della finanza e dell’industria made in Italy.
Marco Simion, responsabile investimenti del Fondo Global Opportunities della Sicav Zenit Multistrategy però avverte «L’approccio value è andato di moda negli ultimi mesi ma non è detto che continui ad essere vincente. In Italia, per esempio, se confrontiamo l’indice delle blue chip, ricco di titoli value, con quello Star, dove non mancano società ad alta specializzazione e quindi con grande potenziale di aumento dei profitti, scopriamo che queste ultime hanno battuto il mercato di quasi 20 punti». E in effetti da inizio anno l’indice Star guadagna il 16% rispetto al calo del 3% delle blue chip.
Tranquilli
Ma è indubbio che alcune «value stock» italiane si difendano bene. Recordati, gruppo farmaceutico attivo su scala internazionale, tradizionalmente considerato un titolo prudente, da inizio anno guadagna il 23%, offre un rendimento del dividendo vicino al 4% e promette una crescita dei profitti del 9% e un p/e di 13 volte. Ma anche cercando tra le società tipicamente da cassettista il risultato è eccellente. Acea, tra le principali utility italiane, da inizio anno guadagna il 37%, presenta uno yield (rapporto dividendo con prezzo dell’azione) del 5,26% e un p/e di 11,5 volte, in linea con quello di mercato. Nonostante la performance quindi sembrerebbero esserci ulteriori spazi di rialzo in base a queste valutazioni.
Fiat Industrial, sui cui Morgan Stanley ha un giudizio outperform (farà meglio del mercato ndr) sembra un caso da manuale: p/e di 10,5 volte, utili attesi in crescita del 16% e yield del 3%. Peccato che da gennaio ad oggi il titolo perda poco meno del 3%. Per Mauro Vicini direttore di Websim.it, «i dati segnalano una situazione di debolezza per il comparto europeo degli autotreni con un calo del 7,4% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Per questa ragione abbiamo confermato il giudizio neutrale su Fiat Industrial con un prezzo obiettivo a 9,2 euro».
Marco Simion guarda con interesse al settore finanziario: «Tutte le banche italiane possono essere considerate value avendo rafforzato il proprio patrimonio e avendo un portafoglio crediti decisamente più sicuro delle sorelle europee. La scelta di Morgan Stanley di indicare Intesa Sanpaolo è quindi condivisibile. Anche Unicredit presenta caratteristiche da value stock. Sarebbe sbagliato tralasciare i titoli che presentano oggi valutazioni contenute, ma le cui prospettive di crescita non sono certamente quelle di una società da cassettista». Qualche nome? Il gestore della sgr milanese segnala Banca Ifis, Engineering e Reply. Da gennaio hanno fatto molto bene ma le valutazioni sono inferiori alle 10 volte e quindi potrebbero avere benzina per correre.

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