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Piazza Affari la peggiore in Europa

Ieri Piazza Affari è stata la peggiore tra le Borse europee: ha ceduto il 2,69%. Una dinamica negativa, a ben vedere, in atto da un po’ di tempo. Nelle ultime tre sedute, cioè dalla chiusura record dell’S&p500 (1.985,4 punti) di giovedì scorso, il Ftse Mib ha perso il 5,41%. Una percentuale non molto superiore al ribasso messo a segno, nello stesso arco di tempo, da Madrid (-3,66%) e Parigi (-3,28%). Migliore, invece, le performance di Francoforte (-2,56%) e Londra (-1,85%). Quest’ultima, poi, è l’unico mercato che non ha archiviato tutte le giornate in rosso.
A fronte di simili dati percentuali, può trovarsi una giustificazione logica? Per gli esperti: sì. In primis, è l’indicazione, scende maggiormente chi era salito di più. Sarà banale, ma è così. Non è un caso che, dall’inizio dell’anno, sia Piazza Affari (+9,14%) che il mercato azionario spagnolo (+7,95%) possano ancora vantare il saldo migliore. Le performance di altri indici, dal Ftse 100 (+0,11%) al Dax (+2,31%), sono di molto inferiori. A ben vedere, si tratta di Borse (quella tedesca e inglese) che negli anni precedenti hanno corso più che Madrid e Milano. Quest’ultima, nel 2014, ha continuato a salire e adesso gli investitori gli «presentano il conto».
Ma non è solamente una questione di performance relativa. Un ruolo rilevante è giocato dai titoli bancari che, va ricordato, ieri hanno accelerato al ribasso (il Ftse bank ha perso il 4,2%).
Ebbene, è noto, il settore degli istituti di credito ha un peso notevole sull’indice principale di Piazza Affari. Quindi, ogni suo movimento viene più che amplificato dal Ftse Mib. «In un simile contesto – ricorda Mario Spreafico, direttore investimenti di Schroder Italia – ha, evidentemente, influito il grande numero di ricapitalizzazioni portato a termine dalle banche». Vale a dire? «È semplice. Molti fondi, sottoscrittori degli aumenti, sono stati costretti a smobilizzare altre posizioni». Magari, proprio di banche. «Giocoforza, i titoli del settore sono scesi, portandosi con sè l’indice principale». L’indizio, seppure indiretto e un po’ approssimativo, di questo fenomeno lo si trova nella perfomance delle Borse nell’ultimo mese. Milano (-7,13%) è quella che ha perso più di tutte. Un trend molto peggiore, ad esempio, del listino di un’altra piazza mediterranea come Madrid (-3,39%). Per non parlare, poi, di Francoforte o Londra. Solamente Parigi (-5,21%) ha «tenuto» il passo all’ingiù.
Il ruolo dell’economia
Già, ha «tenuto» il passo all’ingiù. Qui, a ben vedere, un altro fattore ha giocato il suo ruolo: l’economia. Quella congiuntura che, anche nell’ultima seduta, ha inciso parecchio. La Francia, infatti, da un po’ di tempo dà segnali non incoraggianti sul fronte della crescita. E questo ha avuto il suo peso: nei mesi addietro come nel passato recentissimo. Così ieri, quando la Banca di Francia ha previsto uno «striminzito» rialzo dello 0,2% per il Pil del secondo trimestre, il mercato ha reagito male. Un biglietto da visita negativo che, peraltro, sì è sommato a quello arrivato dalla Germania. La locomotiva tedesca, pur confermando in maggio l’alto surplus commerciale, ha registrato il calo delle importazioni (-3,4% mese su mese). Il dato, che fa il paio con la frenata della produzione industriale (-1,8%) pubblicata due giorni fa, ha fatto storcere il naso a molti investitori. Non solo: il consensus di Bloomberg stima il Pil tedesco del secondo trimestre in rialzo solamente dello 0,3%. Per alcuni, è addirittura fermo allo 0,1%. Non è difficile, allora, capire il perchè delle vendite sia in Europa che a Wall Street.
Si dirà: quest’ultime, però, non hanno colpito il Dax! E, poi, il rendimento del titolo di Stato decennale tedesco è addirittura sceso (1,22%) mentre quello del BTp è cresciuto (2,84%). Tanto che lo spread tra i due governativi ha alzato la testa (166 punti base).
Tutto vero! E, tuttavia, il mix di numeri non contraddice la tesi di fondo. A fronte, infatti, delle ulteriori nuvole sulla congiuntura del Vecchio continente (confermate anche dal calo della produzione industriale in Gran Bretagna) vengono scaricate le posizioni con il rapporto rischio-rendimento più elevato. Quindi, le azioni dei mercati periferici.
Il mondo del reddito fisso, invece, viaggia (per ora) su binari diversi. Forti dell’ombrello della Bce, i titoli di Stato restano appetibili. Certo, le parole del ministro delle finanze tedesco Wolfgang Schaeuble (contrario all’allungamento dei termini sul fiscal compact) e i timori sulla congiuntura spingono al «fly to quality» su Berlino. E, però, (finora) concedono solo qualche spunto alle vendite di BTp e Bonos. Tanto che l’euro è tornato oltre 1,361 sul dollaro. Il tema, invece, resta l’azionario. Su Wall Street (ieri in calo dello 0,69%) è forte il rischio-bolla.

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