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Piazza Affari ignora lo stallo Usa

La nomina di Janet Yellen alla guida della Fed, ampiamente scontata dai mercati dopo il ritiro di Larry Summers, non è bastata a compensare le incertezze sullo stallo fiscale negli Stati Uniti. Per buona parte dei listini europei è stata così un’altra seduta di ribassi. La terza consecutiva per l’indice europeo Stoxx 600 (-0,65%). Fuori dal coro invece i listini dei Paesi periferici con Madrid che ha guadagnato l’1,29% e Milano lo 0,97 per cento. Decisamente meglio di Francoforte (-0,46%) e Parigi (-0,28%).
Per Piazza Affari la performance di ieri si inserisce in un trend di generale recupero del listino milanese partito dopo la fiducia ottenuta dal governo Letta. Da martedì scorso, giorno in cui sono uscite le prime indiscrezioni su un gruppo di dissidenti Pdl pronti a votare la fiducia, l’indice Ftse Mib ha guadagnato il 6,3 per cento. Nello stesso periodo lo Stoxx 600 ha fatto -1,61 per cento. La seduta di ieri è stata segnata dal balzo di Telecom Italia (+6,24%) con il mercato che evidentente ha dato più peso alle indiscrezioni sulla cessione di Tim Brasil che al declassamento a spazzatura del merito di credito da parte di Moody’s (vedi articolo a pag. 33).
La spinta complessiva in ogni caso è arrivata soprattutto dai bancari, il cui peso è determinante in termini di capitalizzazione. Ieri l’indice di settore ha guadagnato l’1,43% beneficiando del buon esito del collocamento del BTp a 7 anni del Tesoro (vedi articolo nella pagina accanto). Meno marcata è stata la reazione del mercato obbligazionario: il tasso del BTp decennale, dopo aver toccato un minimo di seduta a al 4,33% è risalito fino al 4,37% in chiusura. Con il mercato tornato a comprare Bund tedeschi (il tasso si è riportato all’1,81%) lo spread è così risalito a 256 punti, ancora sopra l’analogo differenziale spagnolo che viaggia a 252 punti.
I mercati finanziari, come accennato, continuano ad essere pesantemente condizionati dalla partita fiscale negli Stati Uniti. Al nono giorno di chiusura degli uffici pubblici (shutdown) per il mancato accordo sulla spesa, con lo spettro di un default se non dovesse essere innalzato il tetto al debito pubblico, i mercati sono decisamente nervosi. E neppure la nomina della “colomba” Yellen alla Fed è riuscita ad allontanare queste paure. D’altronde i rischi, soprattutto sul fronte debito, sono elevatissimi. Ieri Mohammed El-Erian, numero uno del maxi fondo Pimco ha dichiarato in un’intervista riportata da Bloomberg che un mancato accordo potrebbe avere conseguenze simili al crack Lehman Brothers del 2008.

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