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Piazza Affari: i titoli ad alta resistenza

Alla scoperta dei titoli ad alta resistenza. Nonostante sul mercato sia tornato l’Orso da inizio anno sono ancora 130 i titoli che registrano una performance positiva. Ma se si restringe il campo a quelli che riescono a chiudere con il segno più anche a distanza di 12 mesi allora si scende a una ventina di società. Una pattuglia molto eterogenea ma con un grande filo conduttore, la capacità di generare e fare crescere i profitti anche nei momenti di maggiore tensione.
Sul podio TXT e-solution, Pirelli & C. ed Impregilo che registrano rialzi a doppia cifra sia dal primo gennaio del 2012 che dall’aprile dello scorso anno. Non un semplice movimento di rimbalzo ma una tendenza, la capacità di catalizzare l’interesse nonostante le turbolenze. Scorrendo la lista dei resistenti, messi in rassegna da CorrierEconomia troviamo alcune blue chip (come Luxottica e Campari), le società al centro di manovre speculative come Edison, Impregilo e Bonifiche Ferraresi, alcune tra le più note e blasonate small cap industriali ovvero Interpump, Saes Getters, De Longhi, Datalogic ed infine tante micro cap con storie di ristrutturazione alle spalle. Come Ratti che grazie alla cura di Antonio Favrin ha chiuso il 2011 in nero dopo anni di risultati deludenti.
Denominatore
«Oltre alla capacità di generare profitti — spiega Giulio Baresani Varini responsabile wealth management di Millenium Sim — i comuni denominatori nella lista dei titoli che vantano una doppia performance positiva sono la presenza su scala internazionale, la vocazione all’export, l’italian style e l’appeal speculativo. Si nota invece la quasi totale assenza dei titoli finanziari». Le eccezioni che confermano la regola sono Vittoria Assicurazioni e Tamburi. Nel caso della boutique finanziaria milanese, «si tratta — continua Baresani — di una società che mette insieme, attraverso investimenti diretti, tutte le virtù descritte in precedenza e quindi non può che rifletterne l’andamento di Borsa».
Nel portafoglio di Tamburi, infatti, trovano spazio Datalogic, De’ Longhi oltre che Amplifon e Zignago Vetro, titoli che solo per una manciata di punti non sono entrati in classifica, ma vantano comunque performance ampiamente positive da inizio anno.
Scalate
Altro tema dominante è senza dubbio quello speculativo. Le grandi manovre sul capitale hanno fatto bene ad Edison, Impregilo e Bonifiche Ferraresi. Sulla società attiva nel settore energetico i giochi sono praticamente fatti mentre per il gruppo di costruzioni guidato da Massimo Ponzellini è ancora in corso una battaglia che potrebbe riservare altre sorprese a tutto vantaggio degli azionisti di minoranza. Su Bonifiche Ferraresi i riflettori si sono accesi di recente dopo la notizie che la Banca d’Italia azionista di maggioranza con oltre il 62% del capitale ha annunciato di volere cedere la propria partecipazione attraverso un’asta cui seguirà un Opa obbligatoria.
Ma la stagione delle Opa potrebbe essere solo all’inizio. Secondo Marco Paolucci amministratore delegato di Luxgest am, «il principale catalizzatore è rappresentato dalle basse valutazioni che in alcuni casi hanno raggiunto i minimi storici». Nel mirino degli investitori potrebbe esserci Buongiorno. La società attiva nel settore dei servizi per le telecomunicazioni secondo indiscrezioni potrebbe essere destinata a lasciate il listino. La società è scalabile visto l’elevato livello del flottante (70% circa) e con buoni fondamentali dopo che ha chiuso il 2011 con un balzo dei profitti superiore al 47%.
La ricerca del valore è invece l’elemento che ha favorito la performance di Luxottica, Pirelli e Campari. «Sono storie di successo — continua Paolucci — che rappresentano lo stile italiano nel mondo e hanno potuto contare su una presenza internazionale che ha consentito di mantenere intatti i tassi di crescita». Per Baresani Varini la storia più convincente è Pirelli, che ha chiuso il 2011 con profitti in crescita del 98%. A fianco delle blue chip, una schiera di multinazionali tascabili che hanno anch’esse beneficiato della presenza sui mercati internazionali. Si tratta di DeLonghi, Interpump (+50% i profitti, 40% del fattirato in Usa), e Datalogic.

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