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Piazza Affari giù del 2,7% si teme per le trimestrali Usa a picco i titoli bancari

Non è stata certo una tempesta, però un certo nervosismo sì: in Europa i mercati sono al terzo giorno consecutivo di chiusura in rosso e ieri il clima è stato ancora un po’ più pesante. Un mix di ragioni ha contribuito a rabbuiare gli umori: l’attesa per l’avvio della stagione delle trimestrali in Usa, ma anche la paventata multa alla Commerzbank, sempre da parte degli Usa, qualche tensione sui titoli di Stato, in particolare nei Paesi periferici e, ancora una volta, qualche dato macro economico non brillante (l’export della Germania, la produzione industriale in Gran Bretagna, il continuo calo dei consumi in Italia) che fa temere per la crescita, ha fatto il resto.

E, anche in questo caso rispettando la tradizione, la reazione nel Vecchio Continente e in particolare dell’Italia (maglia nera tra le “big”) è stata più violenta di quanto sia accaduto negli Stati Uniti, che pure hanno dato il “là” al nervosismo, per molti aspetti. Infatti da ieri (a mercati chiusi in America) è partita la stagione delle trimestrali: la prima come sempre è Alcoa, poi a seguire ci saranno le altre e – per il mercato – è sempre un momento di tensione (stavolta le attese non sono splendide per i conti delle major Usa). Però proprio Wall Street ha reagito meglio: il Dow ha perso lo 0,69% e Alcoa, “pietra dello scandalo”, ha guadagnato lo 0,68% (grazie ad una trimestrale che batte le attese con un utile di 12 cent per azione). Non solo: il Dow Jones viene dal record assoluto dei 17.000 punti (giovedì scorso); insomma, una pausa è più che fisiologica.
Ben diversa la reazione in Europa. Il Dax (anch’esso reduce da record) ha perso l’1,35%, Parigi l’1,44% e Londra l’1,15%; peggio ancora Piazza Affari, che ha lasciato sul terreno il 2,69% ed ha quasi dimezzato il vantaggio che aveva accumulato nel primo semestre dell’anno, quando era stata la migliore nel Vecchio Continente con un guadagno del 14%. Vera zavorra del nostro listino sono state le banche: Bpm ha perso il 6,8%, Mps il 6,5%, Ubi il 5,4%, Banco popolare il 4,8%, Intesa il 4,1% e Unicredit il 3,2%, mentre tra i finanziari Generali ha lasciato sul terreno il 3,1%. Per le banche il momento in effetti non è dei migliori: le indiscrezioni sulla multa da 500 milioni di dollari che può colpire Commerzbank (-5,61%), in quanto le sue controllate americane avrebbero infranto le leggi Usa che prevedono sanzioni contro l’Iran, ha fatto temere un effettocontagio (dopo Bnp Paribas) anche ad altre banche.
Ma per l’Italia c’è anche l’effetto- spread sui titoli di Stato. Variazioni contenute in realtà lo spread si è riportato a quota 162 punti, 7 punti base in più del giorno prima e il rendimento del decennale è salito a 2,84%, tre punti base in più della vigilia – ma in parte ha contribuito anche l’attesa per le aste di domani e dopodomani. Più pesante il clima nel settore dei titoli pubblici per l’Europa periferica: ieri la Grecia ha visto salire lo spread di 11,2 punti e il Portogallo di 9; inoltre la Borsa di Atene ha perso il 3,98%, Lisbona il 3 e Madrid l’1,83%.
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