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Piazza Affari «fredda» sulle nomine

Le nuove nomine di Renzi non scaldano Piazza Affari. Anzi Finmeccanica (in particolare) ed Enel soffrono dopo l’annuncio dei nuovi vertici mentre Eni chiude piatta, facendo meglio dell’indice generale che ha ceduto il 2,33%. Una giornata condizionata dalle rinnovate tensioni in Ucraina (le forze armate ucraine hanno lanciato un’ «operazione speciale» contro i separatisti filo-russi nell’Est del Paese) e dal tonfo di Banca Mps (-10,4%). La banca senese paga le indiscrezioni che l’aumento di capitale possa salire da 3 a 5 miliardi. 

Ha sofferto più di tutti il cambio alla guida Finmeccanica (-5,22%). Vedrà Mauro Moretti sostituire Alessandro Pansa nella carica di amministratore delegato mentre il presidente sarà Gianni De Gennaro. Vista l’expertise nel settore trasporti del nuovo ceo, il mercato teme uno stop alla vendita di Ansaldo Breda e Ansaldo Sts, società controllata al 40% e quotata in Borsa, che ha chiuso pure in forte calo (-4,8%). Gli analisti di Equita restano dell’idea che «il focus sul core business resti una priorità, ma inevitabilmente i tempi per una decisione si allungheranno». Se ciò accadesse, «lo scenario sarebbe negativo per Sts, venendo meno l’appeal speculativo, ma anche per Finmeccanica, che dovrebbe sostenere da sola i costi del rilancio di Breda».
Giudizi contrastati sulle nomine di Enel. Il nuovo ceo del gruppo è Francesco Starace, il presidente Patrizia Grieco. Equita ritiene «positiva» la scelta di un management in continuità per Enel. Starace, ad di Enel Green Power, è infatti nel gruppo dagli anni 2000 con responsabilità diverse nelle divisioni power, mercato, energy management ed Enel Green Power e «continuerà sulle linee di piano strategico del gruppo, con il focus sulla riduzione debito, l’espansione delle rinnovabili e l’incremento del dividendo». Tale scelta può essere «positiva» anche per Enel Green Power, «in termini di maggiori potenzialità di sviluppo/dividendi, che il nuovo ceo potrebbe muovere sulla controllata da lui guidata fino a oggi».
Gli analisti di Mediobanca securities invece vedono il rischio «che il nuovo management possa rivedere gli obiettivi della società presentati a marzo, che continuiamo a considerare particolarmente aggressivi oltre il 2016». Per questo motivo hanno una visione «short» (ribassista) su Enel in confronto a quella «long» (rialzista) su Eni. Il titolo della compagnia petrolifera ha chiuso a ridosso della parità, battendo l’indice, all’indomani della nomina di Claudio Descalzi a nuovo ceo e di Emma Marcegaglia alla presidenza. Equita ritiene «positive» le scelte del governo, considerando che Descalzi, braccio destro dell’ex ad Paolo Scaroni e responsabile della divisione e&p (exploration and production), «assicura continuità nel core business Eni e quindi anche sulla solidità patrimoniale». Sono invece «da verificare», secondo gli esperti, «le intenzioni del nuovo ad sul tema Saipem» (-1,42%). Per gli analisti di Mediobanca Securities la nomina di Descalzi «potrebbe accelerare alcune corporate action su Saipem, con un deconsolidamento del suo debito, che attualmente rappresenta quasi un terzo del dato consolidato di Eni». Nomi positivi, anche secondo Banca Akros «in grado di assicurare il cambiamento con il passato chiesto dal governo italiano e, allo stesso tempo, di garantire tutte le competenze necessarie di cui Eni ha bisogno». Inoltre per Bernstein questa scelta ha poco a che fare con la politica: Descalzi ha inoltre il vantaggio di salire al comando «in una posizione molto più forte rispetto a Paolo Scaroni nove anni fa, quando il riconoscimento di un buco nel portafoglio di Eni aveva obbligato a una vera e propria ondata di acquisizioni. Guardandosi alle spalle, Scaroni ha avuto molto successo nel risolvere quel gap, lasciando al suo successore le basi per continuare in tale successo.
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