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Piazza Affari crolla, peggiore in Europa

Metteteci la notizia di un Pil italiano nettamente inferiore alle attese. Aggiungeteci i rumors (poi smentiti) della possibile introduzione di una tassa retroattiva sui detentori esteri di bond periferici, dalla Grecia all’Italia. Alla fine mescolate il tutto con l’allarmante salita nei sondaggi dei partiti anti-euro alla vigilia delle elezioni del 25 maggio. Ecco, in uno scenario del genere, la reazione negativa mostrata ieri dai mercati – in particolare quello italiano, sia sul fronte azionario che obbligazionario – può essere letta come una reazione pressochè scontata. Ma ciò che la seduta di ieri insegna è che una buona dose di volatilità, almeno fino alle elezioni europee, è da mettere in conto.
La scossa che ha spedito il Ftse Mib a chiudere la seduta in ribasso del 3,61% (la flessione peggiore tra tutte le piazze europee, peraltro tutte negative) è arrivata dal dato preliminare relativo al Pil. Che, a sorpresa, nel primo trimestre è sceso dello 0,1% mentre ci si attendeva un miglioramento dello 0,2%. Numeri, diffusi in mattinata, che hanno sconfortato gli operatori e li hanno spinti ad alleggerire da subito le posizioni soprattutto sui titoli bancari italiani. Il motivo è duplice. Primo: le banche sono il settore che ha registrato acquisti più forti nelle scorse settimane, sull’onda dell’euforia per una possibile ripresa del comparto. Un po’ di alleggerimento era quindi fisiologico.
La seconda ragione è più tecnica. E ha a che vedere con le attese sui risultati della banche. Dopo la frenata del primo trimestre, il Pil 2014 italiano potrebbe infatti crescere dello 0,5% e non più dello 0,8% inizialmente previsto. Il guaio è che i piani industriali delle banche italiane sono in larga parte basati su stime che da ieri appaiono improvvisamente più lontane. Carige, Banco Popolare o Bpm, ad esempio, hanno basato i loro piani sull’ipotesi di un rialzo del Pil dello 0,8%, Mps dello 0,7%. Una delle più conservative è stata Intesa, che ha ipotizzato una crescita limitata allo 0,5%. Un Pil più basso si traduce in un utile atteso ridotto: ecco perché a fine giornata le vendite si sono concentrate appunto sulle banche, causando in alcuni casi anche degli stop agli scambi per eccesso di ribasso. Ubi ha chiuso in rosso del 7,74%, Bpm del 6,84%, Mps del 6,46%, Intesa del 6,22%, Banco Popolare del 5,81%, Bper del 5,33%, Mediobanca del 4,36%. Ma ben presto le vendite si sono allargate anche ai titoli industriali ed energetici, da Saipem (-4,5%) a Tenaris (-3,6%), da Snam (-3,14%) a Tenaris (-3%). Le peggiori sono però state Mediaset (-8,5%) e Mediolanum (-7%).
Cali pesanti, ma maturati soprattutto nel pomeriggio (basti pensare che alle 13 l’indice milanese ancora limitava le perdite all’1,3%), subito dopo l’apertura dei mercati Usa. Il pessimismo che ha contrassegnato da subito gli scambi a Wall Street ha spinto gli operatori a togliere rapidamente “rischio” dai portafogli, ovvero azioni e bond periferici. Questi ultimi in particolare sono stati poi venduti in maniera violenta sul mercato (spingendone così al rialzo i rendimenti e gli spread) sulla scia di un’altro rumor diffusosi in mattinata che ha colpito inizialmente i bond greci. Un report aveva infatti evocato il rischio di una stangata fiscale retroattiva a carico di investitori esteri sui capital gain realizzati, tra febbraio 2012 e dicembre 2013, sui bond pubblici e privati collocati in Grecia. Per i mercati è stata una doccia fredda. Che ha provocato ondate di vendite progressive su tutti i bond della periferia europea, dall’Italia alla Spagna. E che perfino costretto il Tesoro a precisare che in Italia «non si è mai ipotizzato alcun intervento di questa natura».
A scatenare i realizzi, secondo alcuni operatori, sono stati infine anche i risultati dei sondaggi che, alla vigilia delle elezioni europee, vedono in crescita il partito di estrema destra Alba Dorata in Grecia come, più in generale, i partiti anti-euro. Ecco perché, segnala il responsabile di uno dei principali fondi azionari italiani, le «turbolenze sono all’inizio, anche se il trend positivo di medio periodo rimane intatto».
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