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A Piazza Affari il Covid pesa anche sui compensi: importi dimezzati per i big

Fulvio Montipò è il manager più pagato tra le società italiane quotate in Borsa nel 2020. Il presidente e amministratore delegato di Interpump Group l’anno scorso ha guadagnato 14,36 milioni di euro lordi. La somma è composta da una busta paga monetaria di 2,73 milioni e da plusvalenze per l’esercizio di stock option della stessa società per 11,63 milioni. Nel 2019 aveva guadagnato 2,73 milioni.

Il secondo è Remo Ruffini, presidente e a.d. di Moncler, con 12,77 milioni. Anche per il manager dei piumini è prevalente il premio in azioni, 11,22 milioni il controvalore delle azioni gratuite. Il terzo è un manager pubblico, ma non è un capoazienda. Massimo Mondazzi ha lasciato l’Eni a fine anno, era direttore generale Energy evolution da luglio, dopo essere stato Cfo dal 2013: ha totalizzato 11,12 milioni di compensi, grazie alla buonuscita di 10,2 milioni. Quarto Roberto Eggs, consigliere esecutivo di Moncler, con 11,12 milioni. Quinto Mike Manley, il manager americano successore di Sergio Marchionne come a.d. di Fiat Chrysler(Fca), con 9,13 milioni.

Questi nomi guidano la classifica «pay watch» elaborata da Il Sole 24 Ore in base ai dati pubblicati dalle società italiane quotate, incluse quelle che hanno trasferito la sede legale all’estero ma hanno base di attività in Italia, come il grappolo di società olandesi del gruppo Agnelli-Exor.

Le cifre sono al lordo di tasse e contributi, che dimezzano il guadagno netto. La graduatoria tiene conto di tutti i compensi monetari (stipendio fisso, eventuali bonus, buonuscite), più le eventuali plusvalenze derivanti dall’esercizio di stock option o il controvalore di azioni gratuite nel momento in cui matura il diritto a ricevere i titoli, indipendentemente dal fatto che le azioni siano state vendute o mantenute in portafoglio. Sono esclusi i «benefici non monetari», i fringe benefit, come polizze di assicurazione sanitarie e previdenziali, uso di automobili o altri mezzi di trasporto, abitazioni. Solo poche società quotate non hanno ancora pubblicato i dati sui compensi del 2020. La graduatoria potrebbe subire qualche modifica nella versione definitiva.

Nell’anno della grande crisi sanitaria, economica e sociale causata dal Coronavirus, i compensi totali dei manager delle società quotate si sono ridotti rispetto agli anni precedenti. I primi dieci manager più pagati hanno totalizzato 95,58 milioni complessivi, quasi 100 milioni in meno rispetto al 2019, quando i primi dieci avevano incassato 195,11 milioni. Nel 2019 i dati erano stati influenzati dalla quotazione in Borsa di Nexi, che aveva fatto esplodere i guadagni dei top manager con l’esercizio dei warrant nei quali avevano investito due anni prima.

Il primo del 2019, Paolo Bertoluzzo che aveva totalizzato 43,17 milioni, nel 2020 è arretrato a 1,66 milioni di compensi monetari, è 83mo. Il presidente e a.d. di Exor, presidente di Fca (ora Stellantis) e Ferrari, John Elkann, che nel 2019 era secondo con 37,747 milioni (di cui 31,5 milioni per plusvalenze sulle stock option Exor), nel 2020 ha incassato 3,68 milioni, è 25mo. Resta sul podio Ruffini, che era terzo nel 2019 con 21,1 milioni.

Il vincitore del «pay watch», Montipò, è un imprenditore nato il 22 ottobre 1944 a Baiso, in provincia di Reggio Emilia. Ha fondato a Sant’Ilario d’Enza la Interpump, uno dei principali produttori mondiali di pompe oleodinamiche, ne detiene il 24,25% attraverso la Ipg Holding. Il suo socio, di minoranza, nella Ipg è un manager della finanza, Giovanni Tamburi, presidente e a.d. di Tip, che ha guadagnato quasi 3,8 milioni, 23mo (nel 2019 era sesto con 14,7 milioni).

Carlo Cimbri, numero uno del gruppo assicurativo-finanziario Unipol, è sesto con 9,1 milioni. Quindi Luciano Santel, consigliere esecutivo di Moncler, con 7,88 milioni e l’ex a.d. di Terna Luigi Ferraris che ha totalizzato 6,83 milioni, grazie alla buonusciuta di 4,73 milioni. Francesco Starace, a.d. e d.g. di Enel, il gruppo che ha la più alta capitalizzazione in Borsa, è nono con 6,67 milioni (con bonus di 5,11 milioni, il più alto), rispetto ai 5,4 milioni del 2019. Pietro Salini, a.d. di Webuild, è decimo con sei milioni rotondi (3,91 milioni di bonus), anche lui in progresso rispetto ai 5,27 milioni del 2019.

Tra gli altri manager pubblici l’a.d. dell’Eni, Claudio Descalzi, è 14mo con 5,315 milioni (3,7 milioni di bonus), un po’ meno dei 5,69 milioni del 2019. Marco Alverà, a.d. di Snam, ha guadagnato 4,06 milioni rispetto ai 2,73 milioni del 2019. In evidenza anche Luigi Gubitosi, a.d. e d.g. di Telecom, con quasi 3,3 milioni. Il nuovo a.d. di EssilorLuxottica, Francesco Milleri, con 2,826 milioni è 42mo, precede Urbano Cairo con 2,79 milioni (2,19 milioni da Rcs e 600mila dal gruppo Cairo Communication) e Paolo Gallo di Italgas con 2,76 milioni.

L’industria è andata meglio delle banche. Il primo banchiere è Alberto Nagel, a.d. di Mediobanca, con 4,12 milioni, il secondo Carlo Messina, di Intesa Sanpaolo, con 3,81 milioni, 22mo. Il numero uno di Pirelli, Marco Tronchetti Provera, è oltre il 50mo posto con 2,259 milioni, ma è il primo per i benefici non monetari, 601.202 euro. Poche le donne. Alessandra Gritti, con 2,26 milioni è 55ma. Monica Mondardini, a.d. e d.g. di Cir, con 1,855 milioni è 70ma. Nel complesso 62 manager hanno guadagnato più di due milioni e 132 oltre un milione.

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