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Piazza Affari corre, volano i titoli Intesa

La decisione di Intesa Sanpaolo di abbandonare i piani di fusione con Generali ha spinto il titolo della prima banca italiana in Borsa a registrare un rialzo del 5,49% trascinando tutto il settore (+3,65% l’indice Ftse Italia Banche). Ne ha beneficiato il listino Ftse Mib, storicamente a trazione bancaria, che ha chiuso in rialzo dell’1,71% trainato da titoli come Banco Bpm (+6,11%), Bper Banca (+4,35%), Ubi (+3,53%) e UniCredit (+2,47%). In caduta del 2,84%, invece, Generali .
In una seduta poco mossa nel resto d’Europa, segnata dall’attesa per ciò che dirà stasera il presidente Donald Trump nel suo primo discorso al Congresso, gli investitori hanno orientato le proprie scelte anche in base agli ultimi sviluppi politici. L’incertezza del voto, in un 2017 dal fitto calendario elettorale, ha condizionato in maniera decisiva l’andamento dei mercati in queste settimane. Soprattutto quelli obbligazionari. Se tuttavia nelle ultime settimane aveva prevalso un atteggiamento di maggior avversione al rischio ieri gli investitori hanno seguito un copione opposto. A dettare la linea è come sempre ciò che succede in Francia secondo un canovaccio ben noto che prevede la modalità «risk off» per cui ogni notizia o sondaggio favorevole a Marine Le Pen, e viceversa. Se nelle ultime settimane l’avanzata nei sondaggi della candidata di estrema destra aveva fatto salire lo spread francese, muovendo in questa direzione anche quello degli altri Paesi periferici, più di recente il recupero dello sfidante centrista Macron ha avuto l’effetto opposto. La decisione dell’altro candidato centrista, François Bayrou, di ritirare la propria candidatura e sostenere Macron ha dato a quest’ultimo una spinta notevole nei sondaggi. Secondo due rilevazioni pubblicate domenica l’appoggio di Bayrou ha portato le preferenze di voto per Macron al 25% al primo turno. A soli due punti da Marine LePen e a larga distanza dall’altro sfidante Francois Fillon fermo al 20. Secondo un altro sondaggio, pubblicato ieri da Ifop, al ballottaggio Macron batterebbe Le Pen 62 a 38.
Tutto ciò ha avuto l’effetto di raffreddare quello che in queste settimane è stato il termometro dell’eurocrack: lo spread tra l’Oat e il Bund. Il differenzale di rendimento tra il bond decennale francese e quello tedesco ha chiuso a 69 punti, ben lontano dai massimi di 80 punti di settimana scorsa, con il rendimento ai minimi da un mese: 0,92 per cento.A traino si sono mossi tutti gli altri bond periferici. A partire dall’Italia il cui spread si è allontanato dalla soglia critica di 200 punti chiudendo a quota 194. Anche in questo caso la politica c’entra. Gli investitori hanno infatti ben accolto le parole di Matteo Renzi che, intervistato da Fazio, ha detto che su eventuali elezioni anticipate, la parola spetterà al premier Gentiloni.
Contesto tutto sommato favorevole per il Tesoro ieri impegnato con il collocamento da 10 miliardi di titoli a medio-lunga scadenza. L’operazione è andata a segno senza problemi ma il costo di rifinanziamento ha risentito delle tensioni di queste ultime settimane. Il tasso a cui è stata collocata la prima tranche da 4 miliardi del nuovo BTp quinquennale è stato dell’1,1% in rialzo di 19 punti base sull’asta precedente. Rispetto all’asta di dicembre, quando i BTp a 5 anni furono piazzati allo 0,54%, il costo di rifinanziamento è raddoppiato.

Andrea Franceschi

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