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Piazza Affari chiude positiva

Chiusura in rialzo a piazza Affari, in controtendenza rispetto all’andamento delle principali borse europee, che hanno ripiegato dopo i massimi raggiunti lunedì nella scia dell’ottimismo per l’accordo Usa-Cina sui dazi. A preoccupare i mercati è stato lo spettro di una hard Brexit dopo le parole del premier Boris Jonhson (si veda box). A Milano il Ftse Mib ha guadagnato lo 0,45%, sostenuta da utilities e petroliferi. Negative Francoforte (-0,89%) e Parigi (-0,39%), mentre Londra si è posizionata sopra la parità (+0,08%). A New York il Dow Jones e il Nasdaq viaggiavano in progresso rispettivamente dello 0,22 e dello 0,08%.

Intanto il presidente americano Donald Trump è tornato via Twitter a chiedere alla Fed di tagliare i tassi e di avviare il Quantitative Easing per sostenere l’economia. La scorsa settimana la banca centrale aveva lasciato i tassi invariati, stimando che non ci saranno tagli nel 2020.

I rendimenti dei titoli di stato dell’Eurozona hanno chiuso poco mossi, con lo spread Btp-Bund che si è mantenuto sotto quota 150 a 146. Il tasso di finanziamento del decennale tedesco è rimasto fermo a -0,29%. Il gruppo Erste non si attende movimenti significativi sui governativi tedeschi nel primo trimestre del prossimo anno. «Il moderato miglioramento dei dati economici dovrebbe pesare sul mercato, ma il programma di Qe della Bce dovrebbe fornire supporto», affermano gli analisti della banca. «Nel complesso questo ci porta ad aspettarci un aumento dei rendimenti, ma solo marginale».

Metzler Asset Management prevede che le curve dei rendimenti dei titoli di stato diventeranno moderatamente più ripide, con una previsione di 30-40 punti base di aumento dei rendimenti dei decennali americani e tedeschi. «L’attrattiva degli investimenti considerati beni rifugio diminuirà con il calo dei rischi politici», afferma il capo economista Edgar Walk. Inoltre ci sono motivi per restare cauti sul fronte commerciale. «Il calo delle tariffe è più simbolico che altro», avverte Giuseppe Sersale, strategist di Anthilia Capital Partners. «Fra il testo Usa e quello cinese vi sono lievi differenze: il primo reca più numeri e prescrizioni, ma non parla della rimozione dei dazi graduale in fasi, di cui parla il secondo. Il mutuo riconoscimento di un accordo di massima rende la situazione abbastanza stabile, ma c’è sempre la possibilità che l’accordo si inceppi su qualche dettaglio, e infatti il calo dei dazi è previsto 30 giorni dopo la firma ufficiale».

A Milano ben comprata Atlantia (+2,61%), seguita da Saipem (+1,18%) ed Eni (+0,57%). Su di giri anche Italgas (+2,33%) e Terna (+1,53%). Enel ha raggiunto il nuovo record di capitalizzazione a 7 euro superando, per la prima volta, i 71 miliardi di euro di valore. Da inizio anno il titolo ha registrato un incremento di valore di circa il 45%.

In ordine sparso le banche: Banco Bpm +0,10%, Bper +0,38%, Unicredit -0,6s3%, Intesa Sanpaolo +0,70%, Mediobanca +0,75%, Ubi -0,98%. In rialzo Fca (+0,95%). Pesante Nexi (-3,45%), vittima di alcuni realizzi dopo i recenti progressi. Male anche Finecobank (-1,79%) e Diasorin (-0,59%). Tra le mid cap in luce Ovs (+2,8%) e Piaggio (+2,19%).

Nei cambi, l’euro è terminato a 1,1162 dollari.

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