Siete qui: Oggi sulla stampa
Oggi sulla stampa

Piazza Affari cede il passo agli emergenti

di Antonella Olivieri

Allargando l'orizzonte temporale, con la prospettiva storica fornita dalla pubblicazione Indici & Dati dell'ufficio studi di Mediobanca, il declino di Piazza Affari appare inarrestabile. Vittima dello spostamento strutturale del baricentro del mondo dalle economie mature a quelle emergenti, ma anche di specificità proprie che l'hanno penalizzata rispetto agli altri listini occidentali.

La classifica mondiale

Dieci anni fa la Borsa italiana era l'ottava al mondo: davanti aveva solo le grandi piazze americane (il Nyse, il Nasdaq e Toronto), Tokio, Londra, Francoforte e la federazione Euronext guidata da Parigi. Oggi che è entrata a far parte del gruppo London Stock Exchange, considerata singolarmente, è precipitata in ventesima posizione. Alla data di confronto del 30 giugno scorso, con una capitalizzazione complessiva di 436 miliardi, è stata sopravanzata da tutti i listini emergenti – Shangai e Hong Kong, che valgono oltre il quadruplo, San Paolo e Bombay che valgono oltre il doppio, Seul e Mosca che sono oltre una volta e mezzo, ma anche Johannesburg e Taiwan – e da molti mercati "tradizionali", dall'Australia (12-esima), da Madrid (13-esima), da Zurigo (14-esima). Rispetto al Pil solo Atene (20%) è meno rappresentativa di Milano (28% a fine giugno, 23% a metà ottobre).

Il trend "secolare" dice comunque che nel decennio mentre le Borse delle economie mature hanno bruciato 1.050 miliardi di capitalizzazione, le piazze emergenti sono lievitate di 6.800 miliardi.

Piazza Affari meno efficiente?

Tutt'altro. Nel suo piccolo, Piazza Affari assicura una liquidità di tutto rispetto. Nei nove anni che vanno dal 2002 al 2010, infatti, l'indice di rotazione – il rapporto tra controvalore degli scambi e capitalizzazione complessiva – è di 1,62 volte per Milano che davanti ha solo il Nasdaq (5), la Corea (1,83%) e la Germania (1,7). E, se si considera la Borsa come azienda, si scopre che, anche senza tener conto delle controllate (Mts, Montetitoli e Cassa di compensazione) Piazza Affari assicura oltre la metà degli utili dell'intero gruppo Lse: 95 milioni su 172 complessivi. Vogliamo parlare della redditività aziendale? È il 44% del capitale netto. Meglio solo la Borsa di Hong Kong (138,4%) e quella di Madrid (52,4%).

I nodi

Uno dei problemi è cronico: il listino non cresce. Quest'anno si è vista una sola "vera" matricola, Ferragamo, anche se statisticamente – con Fiat Industrial, nata dallo sdoppiamento di Fiat – i nuovi ingressi sono due. A fine 2001 erano 295 le società quotate, al 30 giugno di quest'anno 260: senza contare il travaso da Expandi, nell'ultimo decennio le cancellazioni dal listino hanno viaggiato a una media di 14,4 società all'anno, le iscrizioni alla media annua di 9,6 matricole. Anche qui, in qualche misura, incide il trend secolare: considerando 23 Borse internazionali, nel decennio i listini "maturi" hanno perso 900 emittenti (-5,7%), gli emergenti ne hanno guadagnati 350 (+3,7%). Piazza Affari è comunque andata peggio: -12%.

Un altro problema, più recente, è lo sgonfiarsi del credito, settore "importante" per Piazza Affari: pesava il 32% nel 2006 e solo il 20% a metà 2011. Il mercato non apprezza più le banche, deprimendone i multipli: il rapporto prezzo/patrimonio netto, che nella media storica si collocava a 1,5, a fine giugno era sceso a 0,8 (oggi siamo sotto). Però, almeno, la Borsa non ha voltato le spalle nel momento del bisogno: degli 11,4 miliardi di aumenti di capitale avviati quest'anno l'89% è andato alle banche (5 miliardi alla sola Intesa). Lo scorso anno la raccolta di mezzi freschi è stata di 5,5 miliardi (4 miliardi per la sola UniCredit).

La riscossa dell'industria

I titoli industriali hanno ripreso peso: dal minimo del 56% della capitalizzazione totale nel 2005, è risalito al 73% a giugno. L'industria ha dato comunque più soddisfazioni all'investitore: dal '96 il rendimento medio annuo del comparto manifatturiero è stato del 7,5%, quello delle banche del 2,8%, quello delle assicurazioni dell'1,3%. Pur calante, il dividend yield degli industriali è sempre stato superiore negli ultimi anni al rendimento sul dividendo degli altri settori: 6,4% contro l'1,7% degli assicurativi e lo 0,8% del credito nel 2009, 4,8% contro il 2,8% delle polizze e il 2,6% delle banche nel 2010, 4% quest'anno rispetto alla media del 3,7% per l'intero listino.

I rendimenti

Investire in Borsa in ciascuno degli ultimi 13 anni e tenere i titoli in portafoglio fino a oggi, avrebbe sempre mandato i conti in rosso, salvo che si fosse entrati a inizio 2003: in questo caso il total return sarebbe stato dell'8,47%. Puntando sugli industriali sarebbe andata male solo sei anni su 16. Rispetto all'investimento in BoT Piazza Affari avrebbe garantito un rendimento medio annuo superiore solamente investendo a fine '95 o a fine '96. In nessun caso, comunque, il ritorno avrebbe compensato il maggior rischio assunto.

Questo in generale. Azzeccando il titolo, nel lungo periodo, poteva andar meglio. Per esempio, considerando solo le azioni continuativamente presenti in listino dal 1984, Intesa è il best performer con un +10,7% di rendimento in media annua, meglio di Gemina (con una media dell'8,9%, l'unica degli industriali a tenere il passo coi BTp), Mediobanca (8,6%), UniCredit (,4%) e Generali (8,3%). Negli ultimi mesi, da inizio 2010 a metà ottobre, periodo in cui la Borsa di Milano ha ceduto il 27,4%, 67 titoli su 286 sono riusciti a mantenersi in territorio positivo, ma 69 hanno più che dimezzato il loro valore.

Emergenti high yield

Non c'è gara comunque con i listini emergenti. Da gennaio 2001 fino a metà ottobre 2011, puntare sulla Russia, che ha registrato una performance media annua del 19,2%, avrebbe permesso di moltiplicare per 6,7 volte l'investimento iniziale. Su Bombay, 11% di media annua, si sarebbe triplicato il capitale. A seguire Seul (9,5% di media annua), San Paolo (9,2%) e Johannesburg (8,9%) avrebbero comunque garantito di moltiplicare per 2,5 volte un investimento effettuato a inizio 2001. Milano: -7,3% all'anno.

Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Oggi sulla stampa

«La priorità oggi è la definizione di un piano concreto e coraggioso per fruire dei fondi dedicat...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Sempre più al centro degli interessi della politica, ora la Banca Popolare di Bari finisce uf...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Il post-Covid come uno spartiacque. Le aspettative dei 340 investitori che hanno partecipato alla di...

Oggi sulla stampa