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Piazza Affari in caduta con le banche

Pesanti UniCredit e Ubi, Milano cede il 2,95%: ora in negativo da inizio anno – Vendite in tutta Europa e a Wall Street
Nelle scorse settimane c’era chi aveva fatto notare come la pressione a cui erano stati sottoposti i BTp e gli altri titoli di Stato del Tesoro non si fossero trasmesse alle azioni italiane, che avevano invece seguito la tendenza rialzista generale delle Borse post-elezioni Usa. Ieri Piazza Affari si è ripresa sotto questo aspetto, e anche con gli interessi: in una giornata in cui il rendimento dei decennali italiani si è riportato al 2,33%, cioè al massimo da un anno e mezzo, e lo spread nei confronti del Bund tedesco a quota 188 (livelli che non si vedevano dal maggio 2014), il Ftse Mib ha registrato la peggior seduta dai giorni della Brexit lasciando sul terreno il 2,95% e rimangiandosi tutti i guadagni realizzati in questo avvio di 2017.
Collegare le vendite di Borsa a quelle che (da tempo ormai) riguardano i nostri titoli di Stato sarebbe tuttavia riduttivo, né sarebbe corretto dire che le pressioni si siano viste soltanto sull’Italia. Ieri infatti sono scesi tutti i listini azionari, quelli Europei (Francoforte ha perso l’1,12%, Parigi l’1,26%, Madrid l’1,5% e Londra lo 0,92%) e anche Wall Street, dove l’indice S&P 500 ha registrato la peggior seduta dopo le elezioni Presidenziali e il Dow Jones ha immediatamente perduto la quota 20mila punti raggiunta non senza fatica la scorsa settimana.
E mentre c’è chi si chiede se la «luna di miele» fra Donald Trump e i mercati sia ormai giunta al termine (complici le polemiche scatenate dalle decisioni adottate dal neo-presidente in materia di immigrazione e anche i timori di un rallentamento sui previsti tagli alle tasse, che secondo quanto emerso nell’ultimo congresso dei repubblicani a Filadelfia potrebbero essere adottati non più nei primi 100 ma nei primi 200 giorni e forse oltre) la realtà ci regala quantomeno un ritorno del cosiddetto «risk off», l’avversione per il rischio come non si vedeva da tempo.
La dimostrazione più evidente di tutto questo è non tanto lo scontato balzo dell’indice Vix sulla volatilità attesa nell’azionario Usa (+17% a 12,41 punti), quanto lo spostamento del denaro verso alcuni dei più classici rifugi: lo yen, che in particolare ha guadagnato oltre l’1% su scala globale spingendo il dollaro a 113,65, e in misura inferiore l’oro. Altrettanto significativa, sotto questo aspetto, è la sostanziale tenuta di Bund tedeschi, dei Treasury Usa e del Gilt britannico in una giornata di forti vendite sui bond sovrani.
Tornando a Piazza Affari, la pressione si è vista soprattutto sui titoli bancari anche di riflesso alle parole della presidente del Consiglio di vigilanza della Bce, Daniele Nouy, che ha sottolineato come gli istituti di credito italiani abbiano fatto scarsi progressi sul fronte dei crediti deteriorati. UniCredit, che dopo la chiusura ha pubblicato i conti preliminari 2016 (esercizio che si conclude con una maxi-perdita da 11,8 miliardi di euro), ha ceduto il 5,5% appesantita anche dai dubbi avanzati dalla Bce sulla qualità del credito contenuti nel documento di registrazione sull’aumento di capitale da 13 miliardi in rampa di lancio.
Peggio ancora fra le banche italiane è andata a Ubi (-6,8%), mentre le vendite hanno raggiunto anche altri settori e in particolare Saipem (-6,72%), Unipol (-5,68%) e Tenaris (-4,94%). Piazza Affari però non è stato il listino più colpito d’Europa, perché in fondo alla classifica del Vecchio Continente troviamo Atene, che ha ceduto il 3,5% dopo la pubblicazione (venerdì scorso, dopo la chiusura) di un rapporto confidenziale del Fondo monetario internazionale che ha definito «esplosivo» il debito della Grecia e poco credibili le soluzioni proposte dalla zona euro. Ma si tratta, per Milano, di una consolazione assai magra.

Maximilian Cellino

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