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Piazza Affari cade con le banche

di Morya Longo

«Cosa dovrei fare? Arrivo in ufficio e scopro che Moody's ha declassato il Portogallo a "spazzatura": ovvio che vendo. Tutti fanno così, non posso esimermi». Così fan tutti, spiega il capo di una sala di trading sui titoli di Stato: tutti vendono titoli di Stato dei Paesi del ClubMed, perché tutti sanno che tutti gli altri venderanno.

La notizia del maxi-declassamento del rating di Lisbona, unita ai tentennamenti politici sulla ristrutturazione del debito greco – si veda pagina 12 –, ha così innescato anche ieri il circolo vizioso già visto più volte: giù le Borse, su i rendimenti dei titoli di Stato, giù l'euro. Gli investitori vendono. La speculazione esaspera i movimenti. Ma, alla fine, si rischia di trasformare i timori in profezie auto-avveranti.

La speculazione

Partiamo dagli effetti di breve periodo. Quelli visti ieri sui mercati. Il primo è stato sui mercati obbligazionari. Le vendite sui titoli di Stato portoghesi sono state consistenti, tanto che ormai quelli con scadenza biennale sono costretti a pagare tassi "usurai" del 15% e quelli decennali sono obbligati ad offrire 10 punti percentuali in più rispetto ai Bund tedeschi.

Anche i BTp italiani hanno allargato i cosiddetti spread: sono passati, in un giorno, da 198 punti base sui Bund a 218, sfiorando il record di 223. Idem per tanti altri paesi: i titoli irlandesi sono a quasi 10 punti percentuali sopra i Bund, quelli spagnoli a 266 punti base.

La seconda reazione è stata sulle Borse, anche se in serata hanno limitato le perdite: Londra -0,35%, Parigi -0,44%, Francoforte -0,11%, Wall Street sostanzialmente invariata (+0,1)%. I peggiori della lista sono Italia e Spagna: il calo è del 2,44% e dell'1,22% rispettivamente. E l'euro è calato al minimo della settimana, a 1,4237 dollari.

La profezia auto-avverante

Il problema è che queste reazioni dei mercati rischiano di stringere il cappio al collo di tanti Stati. Il caso della Grecia è emblematico. Atene è stata salvata un anno fa, a patto che approvasse misure di austerity e che tornasse a finanziarsi da sola sui mercati nel 2012. Gli investitori già allora avevano capito che non ce l'avrebbe mai fatta, per cui hanno continuato a vendere i suoi titoli di Stato portando i rendimenti a livelli proibitivi.

Morale: la Grecia non può rifinanaziare il debito da sola (come potrebbe con tassi al 20%?) e deve chiedere un altro pacchetto di aiuti a Fondo monetario e Ue. Pacchetto subordinato a misure di austerity, ancora più difficili da realizzare. «Si pensi solo – osserva Silvio Peruzzo, economista di Rbs – che per rispettare il piano di privatizzazioni da 50 miliardi previsto, Atene dovrebbe effettuare una privatizzazione ogni settimana». Il mercato sa già che sarà molto difficile per Atene rispettare gli impegni, per cui continua a vendere i suoi titoli di Stato. E questo peggiora al situazione. Lo stesso sta accadendo al Portogallo e all'Irlanda: un circolo vizioso che, come effetto, ha quello di aumentare il costo degli interessi da pagare sul debito. E dunque di rendere proibitivo il rifinanziamento del debito pubblico.

Il vero timore: il contagio

Il problema è che il circolo vizioso sta contagiando anche Paesi che sono decisamente più sani. William De Vijlder, chief investment officer di Bnp Paribas, ha per esempio fatto due calcoli sull'Italia. Entro la fine dell'anno prossimo – stima – il Tesoro dovrà rimborsare il 26% del suo debito. «Se i costi di rifinanziamento aumentano con l'aumentare degli spread – sostiene De Vijlder –, la situazione diventerà più complicata». Questo è il problema: il circolo vizioso rischia di rendere difficile la gestione del debito in tanti Paesi. Se i tassi sono troppo alti, per chiunque sarebbe dura. Il mercato lo teme e, paradossalmente, la paura aumenta i rendimenti dei titoli di Stato e il costo del debito pubblico.

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