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Piazza Affari brinda alla riforma delle popolari Padoan:“Ora i takeover”

Due mondi paralleli. Da un lato la Borsa, dove gli investitori brindano a suon di rialzi al futuro non popolare delle banche popolari. Dall’altro, il fronte tacito avverso al blitz del governo per trasformare in spa i dieci maggiori istituti cooperativi: dove tra presidenze, territori e politici di riferimento si preparano le sciabole, al motto «aspettiamo la conversione del decreto in legge», per mitigare le due pagine ruvide con cui Renzi vuol sistemare i blasoni un po’ ammaccati del credito cooperativo. Nel testo del Dl si legge che la maggioranza assembleare per trasformare gli istituti in spa sarà due terzi dei presenti (senza quorum), che il numero di deleghe ai soci sarà tra 10 e 20 (fino a 5 ora), che Bankitalia potrà limitare il diritto di recesso dei soci «anche in deroga a norme di legge», che chi non s’adegua subirà la revoca della licenza bancaria e la «liquidazione coatta amministrativa». Ma che, almeno, c’è più tempo del previsto, perché i 18 mesi per adeguarsi scattano «dall’emanazione delle disposizioni attuative della Banca d’Italia». Un altro semestre, forse.

Tra i due mondi stanno il presidente del consiglio e il ministro dell’Economia, volati al Forum di Davos a raccontare alle élite del pianeta la nuova riforma. «Le grandi popolari sono costrette a diventare delle spa che possano essere più vicine ai mercati internazionali – ha detto Matteo Renzi – è un cambio veramente radicale rispetto al nostro sistema tradizionale. Purtroppo abbiamo perso l’opportunità di realizzare una riforma delle banche tre anni fa: quando la crisi ha mostrato i primi segnali molti paesi come Germania, Inghilterra, Spagna, hanno deciso di cambiare.Non l’hanno fatto Berlusconi, Mario Monti e Enrico Letta: rispetto la loro decisione ma in un sistema sano la prima scelta di riforme riguarda le banche ». Il ministro Pier Carlo Padoan ha aggiunto: «Ora mi aspetto movimento nel settore: consolidamento, takeovers e altre combinazioni». E ha aggiunto: «Se l’accesso al mercato migliora, le transazioni sono più facili, anche per Mps». Anche se dirlo è tabù, la speranza che le fusioni coinvolgano la banca senese in cerca di partner è viva, nelle istituzioni.
A Piazza Affari la seduta è stata univoca, con le popolari interessate forti dall’avvio a una chiusura che ha tenuto il listino sopra la media europea (+1,64% il Ftse Mib). Maglia rosa a Popolare Etruria e Lazio (+27,28%), davanti alla Sondrio (+11,2%), Creval (+10,9%), Banco popolare (+9,8%), Bpm (+3,6%), Bper (+3,2%) e Ubi (+3%). Gli analisti sono molto positivi: “This time could be different’, ha titolato Mediobanca Securities, per cui la mossa «segna un cambiamento radicale nel settore bancario italiano», ma la conversione in legge del Dl sarà «esposta all’azione di alcune lobby». Equita sim non esclude fusioni tra più soggetti (Bpm, Bper, Creval e/o Banco popolare) per creare due grandi gruppi che facciano capo a Ubi e alla Milano. Molti ipotizzano il coinvolgimento nel valzer di spa in ambasce per aver fallito i test Bce, ovvero Mps (+1,4%) e Carige (+0,92%). Le valutazioni tuttavia restano con- tenute. I prezzi delle popolari sono simili a fine ottobre, quando avevano passato i test di vigilanza e prima dell’euforia per le misure monetarie che la Bce avvia oggi. E i multipli, che vedono Ubi e Bpm in testa con prezzi di 0,7 volte il libro tangibile, le collocano sotto le rivali non solo spagnole, anche greche.
Intanto nel pomeriggio a Milano si vedranno i vertici di alcune popolari interessate dal Dl. Riunione già in programma per valutare l’offerta da 2,2 miliardi del fondo Permira su Icpbi, leader dei sistemi di pagamento italiani e che ha per soci Creval (20,4%), Banco Popolare (14,6%), Bper, Popolare Vicenza e Veneto Banca (10% l’una), Ubi e Bpm (5% a testa).
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