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Piazza Affari balza ai massimi da 22 mesi

Sostenuta da Wall Street col vento in poppa (l’indice Dow Jones ha risuperato i 22mila punti ieri, segnando un nuovo record), la Borsa di Milano sale sui massimi da 22 mesi. Con un balzo ieri dell’1,64%, che dai minimi di giugno è del 7,5%, il listino di Piazza Affari è tornato su “vette” che non vedeva dal dicembre 2015. Sembra strano che la Borsa di un Paese votato all’export come l’Italia salga in questo modo proprio mentre l’euro rincara. Ma è così. E, paradossalmente, è proprio il super-euro uno dei principali propulsori della super-Piazza Affari. I motivi per cui la Borsa di Milano ha corso così tanto (non solo ieri ma negli ultimi mesi) sono infatti almeno quattro: il super-euro appunto, la crescita economica, l’aumento delle stime sugli utili aziendali e il ridimensionamento dei timori sulle elezioni politiche.
La Borsa italiana è positivamente correlata con il tasso di cambio dell’euro, per un motivo banale: nel suo indice le società esportatrici pesano relativamente poco. Solo il 22%. Per contro, pesano molto le banche e le società finanziarie (che compongono circa il 37% dell’indice Ftse Mib) e le Utility (che insieme alle banche arrivano a produrre oltre il 50% dell’indice). Ebbene: il super-euro, che è anche sinonimo di crescita economica, pesa sugli esportatori che contano poco a Piazza Affari ma non su banche e utility che invece contano molto. Dunque Piazza Affari soffre poco per la forza della valuta, meno dell’economia italiana. Si pensi che proprio ieri Enel ha raggiunto una capitalizzazione in Borsa di 53,3 miliardi, al massimo dal novembre del 2000. E si consideri anche che, sempre ieri, le assicurazioni e le banche hanno trainato la Borsa al rialzo.
Il secondo propulsore è la crescita economica. Dopo che il Pil italiano è caduto dell’8,8% dal 2007 ai minimi toccati nel 2013, dopo che la produzione industriale è piombata del 22,5% dal 2007 ai minimi raggiunti nel 2009 e dopo che gli investimenti delle aziende sono collassati del 29,6% dal 2007 ai minimi, tutte le voci congiunturali si sono riprese: il Pil dai minimi è risalito del 3,39%, la produzione industriale del 7,7% (proprio ieri sono usciti dati superiori alle attese) e gli investimenti hanno recuperato il 6,4%. Questo aiuta Piazza Affari. Perché sostiene gli utili delle aziende, che infatti stanno salendo. Infine c’è un quarto propulsore, almeno momentaneo: le elezioni politiche spaventano meno oggi. Primo perché sono ancora lontane («non se ne parla per il 2017», sosteneva rilassato ieri un operatore di Borsa), e secondo perché i partiti considerati populisti sembrano avere ridimensionato le loro idee più estreme. Tutto questo aiuta Piazza Affari. Che sale insieme alle altre Borse: ieri – grazie al ridimensionamento dell’uragano Irma che ha sostenuto il comparto assicurativo e al fatto che la festa nazionale nordcoreana sia passata senza lanci di missili – Londra ha guadagnato lo 0,49%, Parigi l’1,24%, Francoforte l’1,39% e Madrid l’1,91%.

Morya Longo

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