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Piazza Affari annulla il rialzo del 2013

Chi si aspettava una Bank of Japan generosa, pronta a inondare il mercato di nuova liquidità, si è dovuto ricredere. Perchè il governatore della banca centrale giapponese, Haruhiko Kuroda, ha spento le speranze di un’espansione del programma di stimolo economico avviato dal paese asiatico (si veda articolo a pagina 5), promettendo al massimo una modifica della politica monetaria in caso di necessità. La conseguenza è stata pesante, perchè gli operatori per reazione hanno comprato yen (che si è rafforzato contro il dollaro, arrivando a scambiare anche 96 contro il biglietto verde) e venduto titoli della Borsa giapponese, che infatti è caduta dell’1,5 per cento. A cascata poi il pessimismo si è propagato nel resto delle borse asiatiche per tracimare poi in quelle europee, tutte in pesante ribasso. Milano a fine giornata ha ceduto l’1,63% (azzerando così i guadagni da inizio anno), Parigi l’1,59%, Francoforte l’1,38%, Madrid l’1,57%. Ma la cosa più interessante è che il timore di un ridimensionamento delle politiche monetarie ha spinto al ribasso un po’ tutti gli asset globali, dai bond sovrani alle azioni alle borse emergenti.
La crisi dei mercati emergenti
Il timore che l’epoca del denaro facile sia arrivata al capolinea sta spingendo gli operatori a rivedere le loro scommesse rialziste soprattutto sulle borse emergenti, che infatti da settimane sono vittime di vendite massicce. Anche ieri la borsa thailandese ha perso ad esempio il 4,7%, il massimo da ottobre 2011. Quella filippina ha ceduto il 4,6% mentre il listino di Giacarta ha lasciato sul terreno il 4,2%. I cali sono il frutto delle chiusure delle posizioni sul carry trade: lo yen non a caso è entrato in rally proprio perchè il sell-off sulle valute dei mercati emergenti ha costretto gli investitori a ricomprare in fretta valuta giapponese. Complici i tassi rasoterra, lo yen è infatti una delle valute “principe” con cui gli investitori si sono finanziati fino ad oggi per investire in asset ad alto rendimento come sono, appunto, quelli emergenti.
L’onda si abbatte sull’Europa
Dai mercati emergenti, l’ondata negativa si è abbattuta in breve anche sugli altri mercati, da quelli azionari del Vecchio Continente a quelli delle commodity per arrivare all’obbligazionario. I listini europei sono caduti ai minimi da sei settimane: l’indice FtseEurofirst300 ha lasciato sul terreno l’1,15%, toccando il livello più basso dal 22 aprile. Giù anche il paniere dei 50 titoli principali europei, lo Stoxx50, arretrato dell’1,2%. Dietro questa frenata, però, non c’è solo la scarsa “generosità” della BoJ. Un po’ di pessimismo l’ha diffuso anche la Corte Costituzionale tedesca, che ieri ha aperto il dibattimento sulla legittimità delle Omt della Bce. Le dichiarazioni del presidente della Corte Andreas Vosskuhle, che ha dichiarato che il giudizio di costituzionalità sullo scudo anti-spread della Bce prescinderà dall’efficacia che questo ha avuto nel calmare le tensioni sui debiti sovrani, ha infatti spinto gli operatori ad alleggerirsi di titoli governativi, sia core che periferici. A gettare acqua sul fuoco ci hanno pensato due membri del direttorio Bce, Mersch e Asmussen, che hanno confermato la bontà delle Omt e hanno permesso così allo spread BTp-Bund di ridimensionarsi.
L’anomalia della giornata di ieri tuttavia è che sono scesi in contemporanea i prezzi di tutti gli asset, dalle azioni ai Bund, dai BTp alle commodity, dai mercati emergenti alle borse sviluppate. Un andamento che all’investitore medio non offre alcun appiglio. «Quest’improvvisa correlazione generale trasforma una correzione standard – spiega Giuseppe Sersale, strategist di Anthilia sgr – in qualcosa di assai più inquietante. Oltretutto la volatilità in aumento in tutte le asset class va a gonfiare i var (value at risk, una misura della rischiosità, ndr), accrescendo la necessità di ridurre le posizioni». Ecco perchè l’attesa è tutta per il Fomc della prossima settimana, quando Ben Bernanke dovrà dire qualcosa in più sulla prossime mosse della Fed e sulla politica monetaria.

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