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Piazza Affari annulla il grande balzo

Prima l’attesa. Dopo, l’euforia. Poi, ancora, le vendite. Infine, il (piccolo) rimbalzo. Così può riassumersi la convulsa giornata di ieri a Piazza Affari. Tutto, come era ovvio, si è giocato attorno al risultato delle elezioni politiche. In mattinata l’indice principale di Milano, tra volumi piuttosto bassi, ha viaggiato in territorio positivo, in crescita di una percentuale compresa tra l’1 e il 2%. Poi, alle 15 del primo pomeriggio, c’è stato il tanto atteso primo risultato delle urne.
Gli instant poll hanno descritto la possibilità di un centrosinistra addirittura autosufficiente al Senato. Cioè l’indicazione, seppure assolutamente teorica, di una maggioranza stabile che non avrebbe richiesto l’intesa con la lista di Mario Monti. In questo scenario, il Ftse Mib ha accelerato al rialzo, balzando oltre al 4%. Lo spread, in pochi minuti ha perso 17 punti base, scivolando a quota 256. Nella classica relazione inversa, tante volte osservata nei momenti topici dell’attuale crisi, i titoli bancari sono cresciuti. E con loro l’indice principale.
Alcuni operatori, però, subito hanno invitato alla prudenza: «La governabilità – era il leit motiv – non è garantita dagli instant poll». Mai indicazione è stata più profetica. Non appena i primi studi delle società demoscopiche hanno rivelato che il centrodestra era davanti al Senato, e quindi si andava profilando il più classico stallo-politico, gli investitori sono corsi a vendere. Il differenziale ha virato all’insù (è andato oltre 290 punti base) e il Ftse Mib ha ingranato la retromarcia. Piazza Affari è, così, arrivata a perdere lo 0,62%.
Un trend conclusivo? Assolutamente no. In finale di seduta il paniere dei principali titoli milanesi, proseguendo sull’ottovolante, ha dato un ultimo colpo di reni. Alla fine ha archiviato la giornata in crescita dello 0,73%. Il trend all’insù, in generale, è in linea con quello degli altri principali listini del Vecchio Continente: Parigi ha guadagnato lo 0,4%, Londra è salita dello 0,3% e Madrid ha guadagnato lo 0,8%. Si stacca da tutti gli altri Francoforte: il Dax, infatti, ha portato a casa l’1,45%. L’indicazione che gli investitori si sono “rifugiati” sulla più sicura Germania? «Non penso – risponde Mario Spreafico, direttore investimenti di Schroeder Italia -. Il listino tedesco era quello che, da inizio anno, aveva guadagnato meno. Semplicemente, ha ridotto il gap con le altre grandi Piazze dell’Occidente».
Fin qui le dinamiche degli indici. Ma quale l’andamento dei settori in quel di Piazza Affari? Tra i comparti migliori ci sono stati quello tecnologico (+1,24%) e i media (+1%). Bene anche gli assicurativi (+1,08%) e le banche (il Ftse bank è salito dell’1,38%). Già, le banche. «Il loro risultato finale – spiega Luca Barillaro, investitore di lungo corso a Piazza Affari – è l’onda “lunga” del movimento di metà giornata del BTp. Al momento degli exit poll il future sul buono decennale è passato da 112 a 114,2. Logico che il mercato abbia comprato i titoli finanziari». Quando, poi, c’è stata l’inversione non tutti hanno venduto ciò che avevano acquisito. «Ciò detto, però, se dovesse confermarsi l’ipotesi dell’ingovernabilità, la piazza italiana sarà messa da oggi sotto forte pressione».
Quella pressione che, invece, già ieri è stata avvertita sul cambio euro-dollaro. La moneta unica, nella prima parte della seduta, aveva superato la quota di 1,33 contro il biglietto verde. Cioè, c’era una buona attesa per il risultato delle elezioni. «Dopo le prime proiezioni politiche, tuttavia – dice Davide Marone, financial analyst di Fxcm -, l’eurodollaro ha stornato rompendo al ribasso l’1,32». E, infine, ha chiuso a 1,3128 (-0,5%). Insomma, la paura sui mercati è molto forte. Non a caso, proprio sui timori dell’ingovernabilità, Wall Street ha ieri imboccato la strada del ribasso, chiudendo in calo dell’1,8%. Gli elettori italiani si sono dimenticati dove il Belpaese si trovava nel novembre del 2011. Gli investitori, invece, se lo ricordano molto bene. E questo è il grande pericolo che noi tutti adesso corriamo.

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