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Piazza Affari amara Garavoglia al top (e Tria va in rosso)

Il 2018 è stato un anno difficile. Le dieci famiglie più ricche di Piazza Affari e il Tesoro hanno pagato il conto della volatilità casalinga e dei timori globali. Vincono i Garavoglia con un saldo positivo di 714 milioni (Campari è salita del 15,5%, poi ci sono 30 milioni di cedole), Del Vecchio — che nel 2019 lascia Milano per Parigi — Remo Ruffini, patron di Moncler, e i Formiggini di Amplifon. Perdono invece De’ Longhi, Agnelli, Besnier (Parmalat), Berlusconi, Benetton, Rocca.

L’indice Ftse Mib, il paniere dei 40 titoli più rappresentativi, ha chiuso in perdita del 16,2%. In un quadro così, andare bene era complicato, anche facendo affidamento sull’air bag dei dividendi.

L’incrocio

Il valore complessivo del portafoglio dei dieci big è sceso in 12 mesi di sei miliardi di euro, da 62,5 a 56,5 miliardi. Un risultato in netta controtendenza rispetto al guadagno di tre miliardi ottenuto nel 2017, alla fine di un anno che invece aveva incoronato la nostra Borsa reginetta delle Piazze europee (e non solo) con un balzo del 15%. Sic transit gloria mercati.

Stavolta, anche tenendo conto dei ricchi dividendi, che nel 2018 hanno raggiunto la somma di 1,36 miliardi, per la top ten dei Paperoni italiani il saldo complessivo tra capital gain (guadagni/perdite dovuti alle variazioni di prezzo) e cedole resta sempre in profondo rosso, con un segno meno che vale 4,69 miliardi, mentre nel 2017 era stato positivo per una cifra quasi speculare: 4,31 miliardi. E il 2018 finisce con un bilancio in rosso pure per le partecipazioni dello Stato: tra un dicembre e l’altro siamo a -4,97 miliardi di minusvalenze, mentre a fine 2017 c’era un guadagno di 2,96 miliardi. Includendo le cedole 2018, pari a 2,13 miliardi, il risultato migliora (-2,85 miliardi). Impietoso il confronto con il 2017, dove grazie alle cedole il saldo finale arrivava a 4,82 miliardi. I «gioielli di famiglia» considerati sono Enav, Enel, Eni, Fincantieri, Italgas, Leonardo, Mps, Poste italiane, Raiway, Saipem, Snam, Stm, Terna. La gran parte del saldo negativo è imputabile alla partecipazione in Mps che è passata da 3,05 miliardi del dicembre 2017 a 1,165 miliardi del dicembre 2018, determinando circa i due terzi della perdita delle partecipazioni statali in Borsa.

Tornando invece alle 10 famiglie più ricche, occorre precisare che dal 29 ottobre scorso è partita l’offerta Essilor su Luxottica, nella quale la famiglia Del Vecchio ha ceduto la maggioranza delle quote in Luxottica in cambio del 38,9% in EssilorLuxottica, colosso quotato a Parigi con una capitalizzazione di Borsa di 47 miliardi di euro. Il conteggio «italiano» del gruppo, quindi, che mostra un saldo positivo tra capital gain e cedole di 551 milioni vale solo per i primi dieci mesi dell’anno appena passato.

Tra le più penalizzate sul fronte dei prezzi c’è Tenaris (-28,6%), la società della famiglia Rocca attiva nella produzione di tubi e macchinari per le esplorazioni petrolifere. Tenaris, e di conseguenza il portafoglio dei Rocca, ha sofferto indirettamente per le guerre commerciali innescate da Donald Trump.

Non molto meglio, per motivi del tutto diversi, è andata alla famiglia Benetton, che ha accusato il contraccolpo in Borsa dopo la tragedia del ponte Morandi a Genova sia con Atlantia (-29,7%) che con Autogrill (-35,4%). La famiglia Agnelli , invece, è riuscita a limitare le perdite annue grazie ad una buona tenuta del titolo Exor, la finanziaria della casa che ha perso «solo» il 7%, un risultato negativo mitigato da un dividendo pari a circa 44 milioni.

Anche in virtù dei bassi prezzi alcuni azionisti si sono rafforzati. Il 29 novembre Luca Garavoglia ha incrementato la quota al 64,25% nell’azienda di famiglia, il 12 dicembre Emmanuel Besnier è salito a oltre il 95% in Parmalat (-7,8% in Piazza Affari nel 2018). Infine, se Berlusconi ha scontato il cattivo comportamento in Borsa sia di Mediaset (-15%) che di Banca Mediolanum (-27,4%), Remo Ruffini ha beneficiato della rivalutazione del titolo Moncler (+11%).

Per le partecipazioni dello Stato si sono considerate sia quelle possedute dal ministero dell’Economia, sia quelle tramite la Cassa depositi e prestiti. Per le famiglie, invece l’analisi considera l’insieme delle partecipazioni in società quotate sul listino milanese tramite fiduciarie e finanziarie non quotate o per il semplice possesso diretto delle quote. Si sono utilizzati i dati consultabili sul sito della Consob, quelli forniti da Bloomberg e dalle stesse società quotate.

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