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Piazza Affari. Al riparo con le buone cedole

Con la Brexit meglio giocare in difesa. Dopo l’esito del referendum nel Regno Unito il mercato ha reagito nel peggiore dei modi registrando ribassi generalizzati e superiori al 10%. Tra le piazze finanziare più penalizzare Piazza Affari che ha perso tutto il guadagno accumulato nei momenti in cui l’uscita del Regno Unito dall’Unione Europea sembrava un’ipotesi meno probabile.

Posizioni

Tra i primi a prendere una posizione dopo lo shock sono stati gli analisti di Exane Bnp Paribas che hanno indicato un potenziale ribasso tra il 10 e il 15% delle borse europee e un aumento del premio al rischio con conseguente pressione sulle valutazioni anche se «non dovremmo essere nel mezzo di una crisi sistematica», si legge nel report. Per Exane la scelta è quella di stare alla larga dai titoli finanziari, quelli legati alle materie prime e al ciclo economico.

Più interessanti invece le società del comparto «difensivo» o avvantaggiate dalla svalutazione dell’euro. La Brexit spiazza anche la pattuglia degli ottimisti che nei giorni scorsi aveva accolto Bank of America Merril Lynch.

La banca d’affari statunitense ha infatti recentemente diffuso un report che prendeva in considerazione a un segnale della «Global Wave», ossia il più storico indicatore utilizzato per misurare l’andamento dell’economia reale e le sue ricadute sulle Borse.

In passato questo indicatore ha anticipato un rialzo medio dei mercati azionari del 14% nel corso dei successivi 12 mesi. Valore che sale a oltre il 20% per i Paesi emergenti. Dal 1998 ad oggi ci sono stati 10 segnali come quello attuale e solo in un caso si è rivelato «falso», in occasione della crisi del debito greco nel 2012.

Disturbi

Il risultato del referendum nel Regno Unito potrebbe però rappresentare un elemento di disturbo per l’onda. Cosa aspettarsi quindi nelle prossime settimane? Nella tabella a fianco sino riportati una selezione di titoli di Piazza Affari, con oltre 1 miliardo di euro di capitalizzazione, selezionati tra quelli con il maggiore rendimento del dividendo atteso sugli utili di competenza dell’anno in corso. Tra i settori che si mettono in luce il risparmio gestito, che in Italia è dominato, in termini di capitalizzazione, da Poste Italiane, seguita da Banca Mediolanum e FinecoBank.

Da inizio anno il gruppo guidato da Francesco Caio ha fatto decisamente meglio di Piazza Affari anche se il bilancio resta in rosso: -7%. Sulla società sono in corso importanti manovre: a inizio giugno il governo ha varato il decreto sulla cessione del residuo 29,7% del capitale di Poste ancora nelle mani del ministero del Tesoro dopo l’annunciato passaggio di una quota del 35% alla Cassa Depositi e Prestiti.

Prospettive

Si rincorrono inoltre voci di un possibile matrimonio con Sia, la società che gestisce le reti di pagamento, e ha come clienti Bce, Banca d’Italia, Borsa di Londra e Bundesbank. Punto di partenza il fatto che Poste e Sia avranno lo stesso azionista: la Cassa Depositi e Prestiti che possiede indirettamente il 49,8% di Sia. Oltre al rendimento del dividendo quindi esiste un certo appeal speculativo. Anche Banca Mediolanum è riuscita sinora a resistere alle turbolenze dei mercati: da inizio anno la perdita, prima della Brexit, era di poco inferiore al 3%.

Una performance che riflette gli ottimi fondamentali: nel mese di maggio la raccolta netta è cresciuta di 319 milioni di euro, portando il totale da inizio anno a 2,542 miliardi, con un incremento del 35% rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso. La cedola attesa dal gruppo della famiglia Doris supera il 4%. Tra i titoli ad alto rendimento c’è anche StMicroelectronics, la società franco-italiana attiva nel campo dei semiconduttori. Da inizio anno il titolo perde il 12% facendo meglio dell’indice delle blue chips di Piazza Affari.

Tensioni

Sul gruppo nelle ultime settimane si sono accesi i riflettori a seguito delle critiche mosse dal governo francese all’amministratore delegato Carlo Bozzotti, «reo» di pagare troppi dividendi piuttosto che puntare sugli investimenti. StMicroelectronics pagherà quest’anno quattro dividendi trimestrali di 6 centesimi di dollaro (24 cent all’anno), pari a un rendimento del 4,6%.

I timori sulla governance non hanno però impedito, alla fine dello scorso mese di aprile, al broker francese Oddo di avviare la copertura sul titolo con una raccomandazione Buy (comprare, ndr ) e un target price di 8 euro. Luxottica non è un titolo ad alto rendimento ma è stato uno dei pochi a non sprofondare dopo la notizia della Brexit. La ragione sta nella forte esposizione della società ai mercati internazionali.

La svalutazione dell’euro conseguente all’uscita del Regno Unito dall’Unione Europea dovrebbe favorire le esportazioni, soprattutto verso l’area del dollaro, e quindi i profitti futuri. Luxottica è una delle società preferite da Exane Bnp Paribas che sul titolo ha un target di 55 euro. Secondo gli analisti francesi il 56% dei ricavi è esposta all’area dollaro e nei prossimi mesi le aspettative sono per un rialzo delle stime di profitto.

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