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Piazza Affari ai massimi dal 2009, crolla l’oro

Lo avevano anticipato qualche settimana fa gestori e analisti: se le tensioni causate dalla vicenda greca dovessero allentarsi i listini azionari europei potrebbero rivedere i livelli massimi raggiunti ad aprile. Sono stati facili profeti, anche se probabilmente nessuno si attendeva una risalita così rapida dopo l’accordo sul debito di Atene. Ed è altrettanto significativo che la prima a raggiungere il traguardo sia stata Piazza Affari, che con il progresso dell’1,1% di ieri si è così riportata sui livelli dell’autunno del 2009. Non altrettanto sono riuscite a fare per ora le altre Borse dell’Eurozona, da Francoforte (che ieri ha chiuso a +0,53%) a Madrid (+0,66%) passando per Parigi (+0,35%). 
Il listino milanese è in fondo il più sensibile dell’area euro al ritorno dell’appetito per il rischio che si è rivisto da una settimana a questa parte, perché è pure quello maggiormente sbilanciato sui titoli del settore finanziario i cui movimenti sono direttamente correlati all’andamento dei prezzi dei titoli di Stato, anch’essi in forte ripresa e ai massimi da 7 settimane negli ultimi giorni. L’Italia, poi, se possibile riesce a metterci per fortuna anche del suo per restare in cima alle scelte degli investitori internazionali grazie a una ripresa che, se pur ancora debole, è in grado di accelerare e sorprendere gli analisti come dimostra la revisione al rialzo delle stime di crescita da parte della Banca d’Italia la scorsa settimana. L’arretramento dell’euro, pressato dal dollaro ai minimi da due mesi (ieri ha oscillato poco sopra quota 1,08) non dispiace certo a chi deve investire sull’azionario e scegliere quindi azioni di società che riguadagnano competitività nei confronti delle concorrenti extraeuropee, e si aggiunge ai motivi che spingono a tornare sulle aziende esportatrici italiane.
Ieri,va detto, di notizie vere e proprie in grado di smuovere i listini non ce ne sono state poi molte: la riapertura delle banche greche era attesa, così come l’incasso da parte di Atene del prestito ponte di 7,16 miliardi immediatamente girato quasi in toto alla Banca centrale europea e al Fondo monetario internazionale per saldare i debiti in scadenza. Sullo sfondo si intravede l’arrivo delle trimestrali societarie, evento che potrebbe dare ulteriore spinta ai listini o bloccare la loro ripresa, ma che resta ancora in secondo piano rispetto al sollievo mostrato dai mercati per il pericolo per il momento scampato.
Le stesse dinamiche si vedono in fondo anche sul mercato dei bond sovrani, dove il fatto che lo spread BTp-Bund sia leggermente aumentato (116 punti base contro i 114 di venerdì scorso, 119 per la Spagna) non deve trarre particolarmente in inganno visto. Le oscillazioni giornaliere sono spesso determinate dal flusso di riacquisti compiuti dalla Bce (che ieri hanno evidentemente premiato più la Germania) e il rendimento del decennale italiano (1,92%) continua a mantenersi ai minimi degli ultimi due mesi. Da segnalare, sotto questo aspetto, la costante riduzione dei tassi greci (ieri il biennale è sceso sotto il 20%) sui quali si scaricano le decisioni degli investitori con la Borsa di Atene ancora chiusa.
Nota finale per l’oro, forse l’unico movimento davvero degno di nota in una giornata che per certi versi è scivolata via non molto distante dalle attese.
Il prezzo del metallo giallo continua nel suo avvitamento al ribasso, colpito da forti vendite che hanno portato le sue quotazioni anche sotto la soglia dei 1.100 dollari l’oncia, cioè ai minimi dal febbraio 2010. Contro di lui (e contro gli altri preziosi) congiura una serie di fattori che vanno dall’apprezzamento del dollaro (in attesa di un rialzo dei tassi da parte della Federal Reserve) alle speculazioni in corso in Cina.
La giornata «nera» dell’oro ha portato a una perdita di 8 miliardi di dollari nella capitalizzazione delle società quotate attive nell’estrazione del metallo: l’indice di settore ha segnato il livello minimo degli ultimi sei anni e mezzo.

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