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Piazza Affari a picco, spread a 250 i mercati tremano per l’Italia

MILANO — In una giornata di debolezza complessiva delle Borse europee, la peggiore non poteva che risultare quella espressione del Paese politicamente più debole. Ecco spiegato il crollo di ieri dei listini di piazza Affari, con l’indice principale che ha perso il 2,10 per cento, ben lontano dal meno 0,06 per cento di Parigi ma anche dal -0,42 per cento di Madrid, per non dire di Francoforte che è andata in positivo (+0,22 per cento).
Ma le minacce di caduta del governo Letta – aggiunte al timore di una legge elettorale immutata, secondo il sentiment comune delle sale operative sono state pagate ancora di più sul fronte dei titoli pubblici: lo spread, il differenziale con i titoli tedeschi a dieci anni, è balzato di 9 punti tornando a un passo dai 250 punti (per l’esattezza a 248,1 in chiusura). E quel che è peggio il rendimento del Btp decennale è ora a quota 4,39 per cento, mentre per piazzare i Bund Berlino deve impegnarsi “solo” per l’1,9 per cento. E la tanto vituperata Spagna è ormai a un passo: lo spread con la Germania è di 255 punti e i rendimenti sono al 4,46 per cento (ieri addirittura in discesa).
Non un gran viatico per la tre giorni molto calda sul fonte dei titoli pubblici: da oggi a giovedì, il Tesoro deve piazzare oltre 20 miliardi di titoli in scadenza: per gli esperti non dovrebbero esserci troppi problemi per le scadenze a breve, mentre il test più importante si avrà fra due giorni con i Btp a 5 e a 10 anni.
Si sa che gli operatori dei mercati finanziari cercano di individuare la tendenza generale più che a muoversi controcorrente rischiando. E ieri non hanno avuto dubbi nell’interpretare la situazione: l’Italia è vicina a una crisi di governo e l’instabilità politica porterà a uno stop pericoloso nella tenuta dei conti pubblici (soprattutto in caso di elezioni anticipate).
A onor del vero, il crollo di Piazza Affari si è inserito in una giornata particolare sulle piazze europee. La Borsa di Londra era chiusa per festività e i volumi delle compravendite di azioni a Milano sono risultati al di sotto di quelli di venerdì scorso. Il guaio è che le incertezze politiche potrebbero impedire all’Italia di approfittare della rotazione dei mercati. Di che cosa si tratta? I report delle banche d’affari, da alcuni giorni, stanno segnalando come sia in atto un movimento finanziario secondo il quale i grandi Fondi internazionali stanno liquidando parte dei loro investimenti nei Paesi emergenti per concentrarsi sull’Europa. Scelta che sarebbe giustificata dalla frenata delle economie delle nuove potenze mondiale, le cui Borse hanno corso parecchio nelle ultime stagioni, mentre il Vecchio Continente sta dando segnali di fine della recessione.
Una ulteriore conferma – dopo il dato sul Pil europeo e delle Pmi di settimana scorsa – potrebbe arrivare già oggi, visto che è attesa la pubblicazione dell’Ifo, l’indice sulla fiducia delle imprese tedesche. Ma i mercati hanno dimostrato di essere selettivi: senza un rasserenamento della situazione politica potrebbe escludere ancora una volta Milano dal rimbalzo del resto del Continente.

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