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Il piano per un’Europa verde “Zero emissioni entro il 2050”

BRUXELLES — La prima legge europea sul clima e un Patto climatico con i cittadini del Continente per azzerare le emissioni inquinanti entro il 2050. Così ha deciso di esordire Ursula von der Leyen con la sua Commissione europea, insediata all’inizio di dicembre. L’Europa dunque punta tutto sull’economia verde e parte subito con la Comunicazione sul Green deal europeo che sarà presentata domani a Bruxelles dalla presidente tedesca nella sala stampa del Berlaymont e poi in Parlamento. Una roadmap che poi, giovedì, sarà sottoposta ai Capi di Stato e di governo con le norme che saranno approvate nel corso della legislatura per trasformare radicalmente l’Europa, la sua economia, la sua industria e il suo ambiente entro tre decenni.
Il cronoprogramma europeo è serrato e si parte con un pacchetto che arriverà a marzo, entro i primi 100 giorni di mandato della Commissione. Innanzitutto la prima legge europea sul clima: incardinerà nel diritto comunitario l’obiettivo di azzerare le emissioni entro il 2050. Per raggiungere la neutralità ambientale ci saranno obiettivi intermedi: entro il 2030 l’Europa dovrà tagliare del 50% (oggi è previsto il 40%) le sue emissioni, provando a raggiungere il target del 55% «in modo responsabile », ovvero se sarà sostenibile per l’industria. Il piano per coinvolgere tutti i settori economici nel raggiungimento dell’obiettivo 2030 sarà messo a punto il prossimo ottobre, alla vigilia della nuova Conferenza sul clima (Cop) di Glasgow, da Frans Timmermans, il vicepresidente esecutivo della Commissione che curerà tutto il Green deal.
Sempre a marzo Bruxelles sfornerà la nuova strategia industriale europea e il nuovo piano per l’economia circolare. Il Green deal toccherà ogni settore economico. Il programma per l’efficienza energetica, ad esempio, arriverà nel giugno 2021. Per raggiungere gli obiettivi climatici l’Europa entro il 2050 dovrà passare almeno all’80% di energia rinnovabile (un 20% può essere drenato da nuove foreste). A proposito, Bruxelles lancerà un’azione per la reforestazione del continente. Entro il 2020 arriveranno poi la smart mobi-lity, una riforma della politica agricola Ue, gli standard per i veicoli e l’inserimento delle auto negli Ets (certificati a pagamento per inquinare) e del trasporto marittimo, con un taglio delle esenzioni per le compagnie aree. E ancora, gli standard per arrivare a zero emissioni nel trasporto (anche privato) e l’obiettivo di spostare sulle ferrovie il 75% del traffico su strada e aereo. In cantiere anche una riforma verde delle politiche sugli aiuti di Stato, uno per gli investimenti e il provvedimento “Farm to Fork” per abbattere l’inquinamento (e lo spreco) legato a cibo e pesticidi. Di fianco alla Climate Law, ci sarà un inedito Patto climatico europeo: si tratta di un meccanismo per consultare e coinvolgere attori economici e cittadini nel Green deal. Consapevole che la transizione verso l’economia verde oltre creare nuovi posti di lavoro provocherà anche tensioni sociali, specialmente nelle aree più dipendenti dal carbone, Von der Leyen punta al maggior consenso possibile tra la popolazione. Non a caso si prevede un Fondo per la transizione da 100 miliardi per il periodo 2021-2027 per mitigare l’impatto sociale su regioni e settori economici che più soffriranno la decarbonizzazione.
A proposito di soldi, la Commissione prevede di riversare almeno il 30% del prossimo bilancio europeo negli investimenti per la trasformazione industriale e tecnologica. Circa 300 miliardi di euro per innovazione, ristrutturazione e transizione industriale nel periodo 2021-2027. Una cifra che però al momento non verrà menzionata per non turbare le complicate trattative tra governi sul prossimo bilancio pluriennale dell’Unione. Rimane un punto interrogativo su come trattare gli investimenti verdi nazionali. I commissari del Ppe (centrodestra) frenano rispetto all’idea che vengano totalmente scorporati dal deficit. Timmermans e Gentiloni invece spingono per questa vera e propria golden rule che permetta di non conteggiare le spese pubbliche verdi nei calcoli sul rispetto dei criteri di Maastricht. Sono riusciti a tenere una porta aperta, con l’impegno della Commissione a tornare sull’argomento nel corso della revisione delle regole del Patto di stabilità che Gentiloni aprirà a gennaio. Comunque il commissario italiano ha già ottenuto che gli investimenti verdi vengano considerati all’interno dei giudizi sui conti nazionali previsti dal semestre europeo.
Nella Comunicazione sul Green deal c’è anche un’apertura alla Carbon Tax, la tassa che dovranno pagare i prodotti inquinanti provenienti dai Paesi terzi. Materia comunque che verrà approfondita per evitare contrasti con le regole del Wto. Sempre per trainare il resto del mondo nel Green deal, l’Europa renderà vincolanti i futuri grandi accordi commerciali con i Paesi terzi al rispetto degli obiettivi climatici di Parigi. L’Unione non potrà chiudere nuovi trattati commerciali con coloro che non li rispetteranno e potrà sospenderli nel caso l’impegno venga disatteso dopo l’entrata in vigore dell’accordo.

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