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Piano Tsipras : subito riforme di fisco e pensioni, meno pretese sul debito

Dopo le dichiarazioni apocalittiche di martedì sera e l’ultimatum dei leader dell’Unione a Tsipras per chiudere il negoziato entro domenica, pena Grexit, ieri il primo ministro greco ha dato segnali di apertura facendo segnare qualche incoraggiante progresso alle trattative. Non nell’intervento davanti alla plenaria di Strasburgo, quanto, finalmente, nei fatti. Conta la lettera arrivata ieri a Bruxelles per attivare il nuovo piano di salvataggio triennale del Fondo salva stati dell’Unione ( Esm). Ma la giornata cruciale è quella di oggi e Tsipras, così la vedono gli altri governi, non potrà sbagliare. Altrimenti la discesa della Grecia negli inferi del default sarà irreversibile.
La missiva inviata ieri da Tsipras per attivare il terzo pacchetto di aiuti indica che l’inquilino del Maximos inizia a collaborare con le autorità europee e ricalca lo schema “concordato” con gli altri leader martedì sera, al netto delle dichiarazioni di fuoco post vertice studiate per mettere pressione al collega ellenico. Tsipras scrive che «il prestito sarà usato per onorare gli obblighi del debito» e garantisce di ripagare integralmente i creditori. Un linguaggio che segna una svolta: dopo cinque mesi di muro contro muro e promesse non mantenute, Tsipras non chiede più l’haircut, il taglio netto del suo debito giudicato inaccettabile da tutti gli altrigoverni e si attiene a quanto concordato a Bruxelles. Il premier ellenico tra le righe accetta il reprofiling del debito, ovvero il taglio degli interessi e l’allungamento dei tempi per la sua restituzione ai creditori. Offerta avanzata dagli europei prima del referendum e rifiutata da Atene: «La Grecia accoglie la possibilità di esplorare eventuali misure per rendere il suo debito sostenibile», è la formula ora scelta da Tsipras dopo l’addio di Varoufakis e il Grexit alle porte. Altro punto positivo è l’impegno a indicare oggi le riforme richieste in cambio del prestito, alcune delle quali, pensioni e fisco, saranno approvate già a inizio della prossima settimana. Piccolo neo, gli europei avevano chiesto a Tsipras di agire entro il summit decisivo di domenica per dimostrare la sua buona volontà.
La lettera è stata comunque accolta dalle istituzioni e l’Eurogruppo ha incaricato Bce e Commissione di svolgere lo studio di fattibilità del prestito. Entro un paio di giorni arriverà il via libera e sul piatto ci potrebbero essere almeno una cinquantina di miliardi Esm più 35 di fondi strutturali per la crescita messi a disposizione dalla Commissione. Per il presidente del Consiglio europeo Donald Tusk ora «la procedura dell’ultima chan-ce è iniziata, spero sia un buon segno».
Eppure i rischi restano altissimi. Entro la mezzanotte infatti Tsipras dovrà mandare la seconda lettera prevista dallo schema tracciato martedì dai leader nella quale indicherà gli impegni e le riforme in cambio degli aiuti. Il premier greco ha promesso ai colleghi che accetterà il piano Juncker, sdegnosamente rifiutato la scorsa settimana a pochi giorni dal referendum, con qualche modifica per poterlo rivendere in patria. Ma se per accontentare l’ala radicale di Syriza si allargherà nelle richieste di ammorbidire un testo già generoso la partita sarà chiusa e domenica sera il summit dei Ventotto decreterà il Grexit. Come testimoniava ieri il presidente della commissione economica di Strasburgo, Roberto Gualtieri (Pd): «La prima lettera è una vera base per arrivare all’accordo, mi auguro che la seconda non apra nuovi fronti controversi ». Anche perché questa volta non ci sono appelli: se ci sarà intesa, la Grecia riceverà liquidità necessaria per arrivare ai primi di agosto quando partirà il terzo pacchetto di salvataggio. In caso contrario sarà tutto finito, Atene uscirà dall’euro e la Commissione ha già pronto un piano per gestire la situazione e mandare ai greci i soccorsi umanitari necessari. Scenario che preoccupa anche la Fed, che come emerso dai verbali della sua seduta del 16 e 17 giugno pubblicati ieri teme il contagio degli Usa.
Ma Tsipras ha un fronte aperto anche in Grecia. Il premier – rafforzato in casa dal plebiscito referendario – ha incontrato in serata il presidente della Repubblica Provopoulos per aggiornarlo sui negoziati. Stamane è prevista una serie di incontri con tutti i partiti per presentare e discutere la proposta ellenica ai creditori. To Potami, Nea Demokratia e Pasok sarebbero pronti a garantire il loro sostegno in Parlamento per far passare le riforme all’inizio della prossima settimana, ma il vero nodo resta quello di Syriza. L’ala radicale del partito, una quarantina di voti in aula, è sul piede di guerra davanti a una proposta di compromesso che rischia di essere la fotocopia di quella respinta prima del referendum. Nelle prossime ore si riunirà la segreteria ma resta il rischio che l’intesa possa essere impallinata dal fuoco amico.
Cosa farà in quel caso Tsipras? L’ipotesi più gettonata è che davanti al baratro del Grexit decida di tirare dritto, facendo approvare l’intesa grazie ai voti dell’opposizione gettando le basi per un governo di unità nazionale chiamato a traghettare il Paese al nuovo memorandum prima delle elezioni anticipate. Se invece metterà gli interessi del partito sopra quelli della Grecia – l’ha già fatto con il referendum, dicono i suoi detrattori – si andrà a una drammatica rottura che porterebbe all’addio all’euro.
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