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«Il Piano spinge il lavoro delle donne: +4%, al Sud +5,5% »

«Non è un insieme di progetti senza visione come il Piano precedente. Quello presentato da Mario Draghi è un piano, è una visione del futuro con dentro i progetti, una vera proposta politica nazionale di rilancio e resilieza da qui al 2026. L’Italia sarà un Paese capace di investire sul protagonismo delle nuove generazioni, a partire dalla prima infanzia, e un Paese finalmente riconnesso nelle differenze di genere e nei territori». Per la ministra della Famiglia e delle Pari opportunità Elena Bonetti, capodelegazione della renziana Italia Viva al governo, il Pnrr consegnato alle Camere e che tra qualche giorno sarà formalmente inviato a Bruxelles testimonia di per sé la discontinuità con il governo giallorosso e dimostra la necessità del cambio di guardia a Palazzo Chigi. Quanto alla famiglia e alle pari opportunità di cui Bonetti è responsabile il Pnrr di Draghi marca un cambiamento profondo, culturale. La parità di genere, così come la questione giovanile e il Sud, è una delle priorità trasversali del Piano e innerva tutte le sei missioni. Si tratta certamente di mettere in campo politiche per aumentare l’occupazione femminile, come ad esempio la previsione di una quota di assunzioni che abbiamo proposto per donne e per giovani da parte delle imprese che parteciparenno ai singoli progetti, ma occorrein generale creare un sistema di infrastrutture sociali che rendano le donne libere dall’odioso dilemma se dedicarsi al lavoro o alla cura della famiglia».

Quindi, ministra Bonetti, il ”suo” Family Act è stato reintegrato nel Pnrr di Draghi mentre il precedente governo aveva messo in pista solo l’assegno unico per i figli. È soddisfatta?

Assolutamente sì, nel Piano il Family Act entra come riforma strutturale. Le due grandi sfide sono combattere la detanalità del nostro Paese e aumentare l’occupazione delle donne, perché senza il lavoro delle donne non potrà esserci vera ripartenza. La mobilitazione delle energie femminili in un’ottica di pari opportunità è fondamentale per la ripresa del Paese. Sul primo fronte il Piano stanzia ben 4,6 miliardi per gli asili nido e le scuole per la prima infanzia. E questo permetterrà la creazione di almeno 228mila nuovi posti. Sono inoltre stanziati fondi per l’estensione del tempo pieno scolastico e il potenziamento delle infrastrutture sportive nelle scuole: tutte misure che, oltre a investire in educazione e prevenire l’abbandono scolastico, liberano le donne dal lavoro di cura per molte ore al giorno. Il potenziamento dei congedi parentali mira poi a distribuire in maniera paritaria tra i genitori il tempo di cura dei figli. Tutti gli incentivi al lavoro delle donne e all’imprenditorialità femminile contenuti nelle varie missioni, con particolare attenzione al mondo della cultura e del turismo dove tradizionalmente sono occupate più donne, mirano poi a incrementare l’occupazione soprattutto al Sud dove lavora solo una donna su tre. Nel 2026 l’occupazione femminile sarà cresciuta del 4% a fronte del 3,2% generale e nel Sud del 5,5%. A questo si unisce un Fondo per l’imprenditorialità femminile, ed è la prima volta, e un sistema di certificazione per la parità di genere per assicurare parità salariale e di opportunità di carriera.

A tal fine intendo anche istituire un Osservatorio nazionale per la parità di genere con compiti di monitoraggio delle politiche e delle misure contenute nel Piano.

Lei, docente universitaria di analisi matematica, ha sempre insistito sulla necessità di recuperare il gap di genere nelle cosiddette materie Stem (scienza, tecnologia, ingegneria e matematica). In che cosa consistono le politiche a riguardo inserite nel Pnrr?

Nonostante ci siano ormai più donne laureate che uomini, sono ancora poche le donne che studiano all’università le materie Stem. Occorre superare alcuni stereotipi che tengono lontane bambine e ragazze da queste materie fin dalla più tenera età creando nei percorsi scolastici la cultura e la formazione necessarie a un diverso approccio al pensiero scientifico. Quindi si investe anche sulla formazione ad hoc dei docenti. Avvicinare le studentesse alle materie Stem ha molta importanza, se si pensa che molti dei lavori del futuro ancora non esistono e avranno a che fare con l’intelligenza artificiale: se i codici saranno solo al maschile non solo le donne faticheranno a trovare lavoro ma saranno codici che non beneficeranno del linguaggio femminile e delle capacità creative, empatiche e multidimensionali delle donne.

Italia Viva ha fatto del Piano shock per le opere un suo cavallo di battaglia. Siete soddisfatti su questo punto? Il Ponte sullo Stretto resta un obiettivo?

Italia Viva lo ha sempre sostenuto: senza semplificazione e sburocratizzazione non potrà essere superato il gap infrastrutturale del nostro Paese. Il Piano Draghi servirà a riconnettere il Paese anche grazie all’estensione dell’alta velocità. Solo qualche mese fa era impensabile. Certo, nel processo di modernizzazione delle infrastrutture stradali e ferroviarie del Sud resta il Ponte sullo Strett, opera strategica. Ora partiamo da questo importante processo di riconnessione del Paese.

Siete ancora dell’idea che andrebbe attivato il Mes per migliorare la nostra sanità?

Il nostro pensiero su questo punto è noto. Il Piano stanzia comunque per la sanità 19 miliardi e le direzioni di intervento ci trovano favorevoli: da un parte la digitalizzazione del sistema sanitario e degli ospedali e l’investimento in ricerca e in tecnologia, dall’altra il rafforzamento della cosiddetta medicina di prossimità. Che è anche un modo, ancora, per garantire pari opportunità alle donne, i bambini e assicurare la cura necessaria per tutte le fragilità.

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