Siete qui: Oggi sulla stampa
Oggi sulla stampa

Piano di Siena e futuro delle venete le nuove incognite sul rilancio del credito

Il fallimento dell’operazione di aumento di capitale annunciato ieri sera dal Monte dei Paschi di Siena ha aperto la strada al salvataggio pubblico dell’istituto. Il percorso sarà quello della cosiddetta “ricapitalizzazione preventiva”, che permette al governo di immettere capitale fresco in una banca, previo il coinvolgimento degli azionisti e degli obbligazionisti subordinati. A questo proposito il governo ha già chiesto al Parlamento di autorizzare fino a 20 miliardi di nuovi fondi, alcuni dei quali verranno utilizzati proprio per mettere in sicurezza il Monte.
Se questo percorso appare in larga parte segnato, permangono ancora due importanti nodi da sciogliere: il primo riguarda i dettagli del piano industriale che Mps dovrà presentare alle autorità europee per garantire la sua redditività futura. Il secondo concerne il destino delle altre banche italiane in difficoltà, e la possibilità di utilizzare anche per loro la stessa strada della “ricapitalizzazione preventiva”.
Per quanto riguarda Mps, una volta ricevuta la richiesta del governo italiano di voler immettere capitale nell’istituto, la Commissione Europea provvederà a domandare alla Banca Centrale Europea se ci siano le condizioni per permettere gli aiuti di Stato. La Bce dovrà verificare che la banca sia solvente, abbia sufficiente liquidità e dovrà determinare la carenza di capitale, sulla base dello stress test dello scorso luglio. A quel punto Bruxelles chiederà a Roma i dettagli di un piano di ristrutturazione, per assicurarsi che l’istituto resti solvente in futuro e non abbia bisogno di ulteriore sostegno pubblico. Una volta ottenuto l’ok alla ricapitalizzazione, Mps dovrà comunque discutere con la Bce un nuovo piano industriale, che ne garantisca la redditività futura.
I dettagli di questa strategia sono ancora tutti da definire. Fino a ieri, Mps aveva condiviso con la Bce un piano che la liberava di quasi 28 miliardi di “sofferenze”, che venivano spacchettate e collocate, a secondo della loro rischiosità, a investitori istituzionali, al fondo salva-banche Atlante e agli azionisti. Il fondo Atlante ha confermato la volontà di prendere parte comunque a un’operazione di questo tipo, ma non è chiaro che questo stesso approccio verrà seguito anche con la banca in mano pubblica.
Molto dipenderà anche dal ruolo che si vorrà disegnare per Atlante. Carlo Messina, amministratore delegato di Intesa Sanpaolo, uno dei principali investitori nel fondo, ha rivendicato l’importanza di un intervento sui crediti deteriorati del Monte, anche per creare un valore “benchmark” più alto per future transazioni di questo tipo. Al Ministero dell’Economia, c’è però chi è convinto che sia ormai troppo tardi per far fissare un nuovo punto di riferimento, anche alla luce delle cessioni annunciate recentemente da Unicredit, che avverranno a prezzi minori rispetto a quelli a cui puntava Mps.
Il futuro di Atlante potrebbe dipendere anche dal secondo nodo irrisolto della vicenda, ovvero il destino delle altre banche in difficoltà, come Carige, Banca Popolare di Vicenza, Veneto Banca, oltre ad altri istituti minori.
Per queste banche si potrebbe in teoria profilare la strada della “ricapitalizzazione precauzionale”. Secondo le regole europee, il governo dovrà provare che questo intervento venga effettuato “per porre rimedio a una turbolenza seria per l’economia .. . e per preservare la stabilità finanziaria” e dovrà utilizzare uno stress test recente. Nessuna di queste due condizioni sembra impossibile da soddisfare: in particolare, anche se le altre principali banche in difficoltà non hanno partecipato allo stress test pubblico di luglio, per molte di loro la Bce ha condotto esercizi privati. Questi potrebbero fornire una solida base da cui calcolare la carenza di capitale a cui lo Stato dovrà porre rimedio.
A quel punto il governo dovrebbe scegliere di sacrificare gli obbligazionisti subordinati di queste banche, secondo le regole del cosiddetto “burden sharing”. E’ anche per questo che tra alcuni investitori del fondo si fanno largo ipotesi alternative, come utilizzare i soldi che Atlante aveva destinato a Mps nelle banche venete, magari per permettere una fusione con le quattro piccole banche del centro Italia salvate un anno fa.

Ferdinando Giugliano

Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Oggi sulla stampa

L’esordio di Andrea Orcel come ad di Unicredit, uscita con un utile trimestrale doppio rispetto al...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Vittorio Colao, ministro per l’Innovazione tecnologica, non fa suo il progetto per una rete unica ...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Un blitz della Ragioneria generale dello Stato evita un "buco" di 24 miliardi nel decreto "Sostegni ...

Oggi sulla stampa