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Piano Seat al traguardo ma Barclays contesta

di Antonella Olivieri

Il sipario sulla ristrutturazione di Seat Pagine Gialle non è ancora calato. Alla vigilia della scadenza del termine per l'ok dei creditori al piano di riassetto, Barclays – secondo quanto riferito dall'agenzia Radiocor (gruppo Il Sole-24Ore) – ha inviato una lettera all'ad della società, Alberto Cappellini, per comunicare il proprio dissenso e la disponibilità a discutere soluzioni alternative. La posizione dell'istituto britannico, che detiene circa il 6% del debito bancario di Seat, sarebbe sostanzialmente condivisa da Geveran Investments, che ha un altro 5%. Teoricamente le due percentuali non sarebbero in grado di bloccare il piano di salvataggio, dal momento che la percentuale richiesta di adesione da parte dei creditori è del 75% e, secondo indicazioni ufficiose, già oltre il 90% dei portatori di bond Lighthouse avrebbe dato l'ok, mentre dalle banche finanziatrici finora sarebbe arrivato l'assenso dell'80%. Sul fronte del senior bond i conti si faranno oggi, ma non ci sono eccessive preoccupazioni a riguardo dal momento che delle tre è questa l'unica categoria di creditori alla quale non sono chiesti sacrifici. L'accordo prevede infatti che il bond Lighthouse da 1,3 miliardi venga convertito per oltre 1,2 miliardi in azioni di nuova emissione Seat, mentre i restanti 65 milioni verrebbero trasformati in bond senior con le stesse caratteristiche del prestito da 750 milioni, scadenza 2017 e cedola del 10,5%. Le banche del senior loan, invece, dovrebbero accettare di allungare di tre anni le scadenze del finanziamento, oltre 600 milioni di esposizione complessiva, fino al 2017. Il contratto di finanziamento specificava che non si sarebbero potute cambiare le condizioni senza l'assenso di tutte le banche, ma, appoggiandosi a una procedura inglese, si è trovato il modo di abbassare il quorum dal 100% al 75%. Punto che potrebbe appunto essere contestato legalmente da Barclays, salvo che, per evitare intoppi dell'ultimo minuto, non si arrivi a un accomodamento consensuale. In ogni caso non verrebbe bloccato il piano di salvataggio, che a questo punto si avvia a essere ratificato.
In Borsa, il recupero del titolo Seat, più che raddoppiato dall'inizio dell'anno, ha subito ieri una battuta d'arresto, con un calo del 4,83% a 0,063 euro. I conti però non tornano alla luce del riassetto in dirittura d'arrivo che porterà gli obbligazionisti Lighthouse a diventare soci al 90% della società, mentre gli attuali azionisti si vedranno diluiti al 10% del nuovo capitale, la metà flottante e l'altra metà in mano ai fondi di private equity che oggi hanno la maggioranza di Seat. Guardando alle quotazioni del bond Lighthouse, ieri intorno a 14,9 su 100 di nominale, se ne ricaverebbe che il 90% di Seat dovrebbe valere circa 180 milioni e il 100% circa 200 milioni. Guardando invece all'attuale capitalizzazione di Borsa (intorno a 120 milioni) che in prospettiva rappresenterà solo il 10% del nuovo azionariato, si proietta un valore di Seat pari a 1,2 miliardi. Divario che non trova spiegazioni se non nella vischiosità dei titoli, con le azioni in mano prevalentemente al retail e i bond agli investitori professionali impegnati nel riassetto. Di certo però, in questa fase, il mercato non esprime prezzi significativi.

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