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Piano salva-Grecia con molte incognite

Semplice cerotto o soluzione durevole? Molti erano incerti ieri sulla valutazione da dare all’accordo sul futuro della Grecia trovato nella notte tra lunedì e ieri dall’Eurogruppo. Il pacchetto di misure è ricco di incognite politiche e finanziarie, ma rappresenta per molti versi un cambio di passo nella gestione del salvataggio greco. Soprattutto i Governi hanno aperto la porta a una ristrutturazione del debito del Paese in grave crisi finanziaria, una possibilità finora impensabile.
L’intesa raggiunta dall’Eurogruppo in piena notte, dopo 13 ore di negoziato, prevede una riduzione del colossale debito greco attraverso una serie di misure, in alcuni casi controverse: un taglio dei tassi d’interesse sui prestiti concessi alla Grecia, un allungamento delle scadenze delle linee di credito, una moratoria sul servizio del debito, e una delicata operazione di riacquisto di titoli greci sul mercato. Alcune di queste azioni comporteranno perdite per i Paesi creditori.
Le discussioni di lunedì sera hanno riguardato soprattutto i modi e i tempi per rendere sostenibile il debito greco. Secondo nuove stime del Fondo monetario internazionale, il passivo del Paese rischia di toccare un massimo tra il 190 e il 200% del prodotto interno lordo nei prossimi due anni (dal 160% di giugno). Nel 2020, senza accorgimenti, il debito rischia di essere al 145% del Pil anziché al 120%, come invece sperato dai creditori internazionali.
Rispondendo tra le altre cose alle pressioni dell’Fmi, i Governi si sono arresi e hanno trovato un accordo su una serie di misure per portare il debito al 124% del Pil. Il pacchetto di misure non è però privo di incognite. In particolare prevede un riacquisto di titoli obbligazionari sul mercato. Ieri il portavoce della Commissione Simon O’ Connor non ha voluto precisare come avverrà l’operazione, e soprattutto dove la Grecia troverà il denaro per acquistare le proprie obbligazioni dai creditori privati.
L’operazione non è banale. Dubbioso sulla capacità dell’Europa e della Grecia di rendere il debito greco sostenibile, l’Fmi ha deciso che verserà la sua quota della prossima tranche di aiuti al Paese solo dopo che il riacquisto di titoli sarà stato ultimato. La Grecia ha bisogno di sostegno finanziario rapidamente. Una decisione definitiva sul versamento dei fondi, sulla scia del benestare politico dei vari Paesi coinvolti, potrebbe giungere il 13 dicembre. Stando al comunicato dell’Eurogruppo, 34,4 miliardi verranno versati in dicembre, mentre 9,3 miliardi saranno pagati nel primo trimestre del 2013.
Molti analisti sono scettici sulla capacità di diminuire il debito greco al 124% del Pil nel 2020 e «significativamente sotto al 110% del Pil nel 2022». Guardano quindi a una frase sibillina contenuta nel comunicato di lunedì notte: una volta che la Grecia avrà un attivo di bilancio primario nella seconda parte del decennio, «i Paesi della zona euro valuteranno – se necessario – nuove misure e assistenza … in modo da raggiungere una ulteriore riduzione credibile e sostenibile del rapporto debito-Pil greco».
Interpellato sull’ipotesi che la presa di posizione possa contenere un’apertura a un taglio del debito, con un impatto sul capitale, il ministro delle Finanze francese Pierre Moscovici ha parlato di «ambiguità costruttiva». Altri Governi hanno respinto l’interpretazione. Il tema della ristrutturazione del debito greco resta controverso in Germania, per motivi politici e legali, tanto che ieri alcuni deputati, chiamati a dare il loro benestare al pacchetto greco, hanno minacciato di votare contro.
D’altro canto, come non pensare che una perdita volontaria sul debito attualmente detenuto dai creditori pubblici non sia l’unica via possibile per ridare fiato all’economia greca, soprattutto se l’obiettivo di un debito al 124% del Pil nel 2020 si rivelerà troppo ambizioso? Alla luce delle misure annunciate per ridurre il debito, l’intesa di lunedì può sembrare debole, ma aprendo la porta a una ristrutturazione del passivo propone – se non per oggi, almeno per domani – nuove soluzioni alla crisi debitoria.

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