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Piano salva-euro sotto esame Draghi: non è costato niente

Alla vigilia delle due giornate di udienze alla Corte costituzionale tedesca sulla legittimità del piano Omt per l’acquisto di debito dei Paesi dell’Eurozona in difficoltà, il presidente della Banca centrale europea, Mario Draghi, ha compiuto ieri sera il passo senza precedenti di presentarsi alla televisione tedesca per un’intervista in cui ha difeso l’iniziativa, che dall’estate scorsa ha contribuito a calmare i mercati finanziari quando l’euro sembrava avviato alla rottura.
Draghi si è preso il rischio di rivolgersi direttamente all’opinione pubblica tedesca, intervenendo a uno dei notiziari serali più seguiti della tv Zdf e affrontando alcuni dei punti più controversi del piano, per cercare di rassicurare sulle possibili ripercussioni sulla Germania. Un contrattacco, dopo la lunga offensiva mediatica della Bundesbank, il cui presidente, Jens Weidmann, è stato l’unico dei 23 membri del consiglio della Bce a votare contro il lancio dell’Omt e che anche oggi e domani sarà in aula a Karlsruhe per esprimere davanti alla Corte le ragioni della sua opposizione. La Bce sarà invece rappresentata dal consigliere tedesco, Jörg Asmussen, il quale ha affermato che una bocciatura dell’Omt avrebbe «gravi conseguenze». La Corte deciderà dopo l’estate, probabilmente dopo le elezioni tedesche del 22 settembre.
«Garantisco», ha detto Draghi, toccando uno dei punti più sensibili per i tedeschi, che l’uscita dalla crisi non avverrà prendendo la strada dell’inflazione. Il banchiere centrale italiano ha ricordato la «dolorosa» esperienza della sua famiglia, nell’Italia degli anni 70, quando gran parte dei risparmi furono cancellati dall’inflazione. Il presidente della Bce ha anche assicurato che l’Omt non servirà ad assicurare la solvibilità dei Paesi destinatari, i quali «dovrebbero mettere in atto riforme economiche come quelle della Germania dopo il 2003»: l’Eurotower ha sempre sostenuto che gli acquisti di titoli possono rendersi necessari per consentire la trasmissione della politica monetaria, cioè dei bassi tassi d’interesse, che oggi non raggiungono imprese e famiglie dei Paesi della periferia dell’Eurozona. Draghi ha ricordato che finora la Bce non ha speso un solo euro. L’effetto annuncio è bastato a placare i mercati. «I rischi per il contribuente tedesco sono oggi notevolmente più bassi di un anno fa», ha affermato. In Germania, c’è il timore di dover sopportare gran parte delle perdite in cui la Bce dovesse incorrere sui titoli dei Paesi deboli dell’Eurozona.
Il capo della Bce si è soffermato su un altro punto caro ai tedeschi, preoccupati della remunerazione pressoché nulla dei loro risparmi con i tassi d’interesse ai minimi, tema sollevato anche dal cancelliere Angela Merkel: i tassi risaliranno, ha detto Draghi, quando tornerà fiducia nella ripresa dell’economia.
Secondo un sondaggio diffuso ieri, il 48% dei tedeschi vorrebbe che la Corte bloccasse il piano, mentre solo il 31% è a favore. Il ricorso contro l’Omt è stato presentato da diversi gruppi, fra cui il partito di sinistra della Linke e il parlamentare bavarese ultra-euroscettico Peter Gauweiler, e sottoscritto da oltre 35mila cittadini. La stampa tedesca è largamente schierata contro. Più di tutto, si fa sentire il prestigio di cui gode la Bundesbank.
Weidmann ha sottolineato ieri che «non si tratta di due banche centrali che si combattono davanti alla Corte» e formalmente la Bundesbank e la Bce sono state convocate solo come «terze parti competenti». Ma è chiaro che quello di oggi e domani è uno scontro fra le due istituzioni. Curiosamente, si trovano uno contro l’altro Weidmann e Asmussen, che hanno avuto carriere parallele: dall’università a Bonn, al lavoro a fianco della Merkel l’uno e del ministro delle Finanze, Wolfgang Schäuble, l’altro, fino ad approdare al central banking. La Corte ha dato un segnale della sua inclinazione convocando come esperti un gruppo di cinque economisti tutti apertamente anti-Bce, compreso un ex vicepresidente della Bundesbank senza esperienza di politica monetaria, controbilanciati dal solo Marcel Fratzcher, già economista dell’Eurotower.
La Corte dovrà stabilire se le decisioni della Bce vanno oltre i limiti accettati dalla Germania nell’aderire all’unione monetaria, se le sue azioni possono forzare la Bundesbank al di fuori del suo mandato e della sua indipendenza e se l’acquisto di titoli può creare un pericolo eccessivo al bilancio della Germania, violando la sovranità fiscale del Parlamento tedesco, il Bundestag. I limiti della pronuncia di Karlsruhe sono dati dall’indipendenza della Bce (e della Bundesbank) e dal fatto che si tratta di un’istituzione europea. Gli esperti individuano quattro possibili scenari: nella sua storia ultracinquantennale, la Corte tedesca non ha mai riferito un caso alla Corte europea di giustizia, ma, secondo alcuni giuristi, potrebbe decidere di farlo in questa occasione. Più improbabile che dichiari il caso inammissibile, dato l’interesse che ha mostrato finora. Se decidesse invece che l’Omt contrasta con la Costituzione tedesca, produrrebbe l’effetto dirompente di un cambio alla Costituzione o dell’uscita dalla Germania dall’euro, secondo l’ex giudice costituzionale Udo di Fabio, che ha presentato un’opinione anti-Omt per l’associazione delle imprese familiari. Infine potrebbe approvare l’Omt ma con l’indicazione di alcuni limiti e la richiesta che vengano specificati meglio termini e condizioni degli interventi. Il potenziale di destabilizzazione dei mercati è alto.

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