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Piano salva-banche, pronto maxi-credito da 1,5 miliardi

Il piano di salvataggio, c’è. E i fondi, pure: una maxi-linea da oltre un miliardo e mezzo di euro concordata con le prime sette banche italiane, sufficiente a coprire gli aumenti di capitale necessari a evitare la risoluzione (e il potenziale bail-in) di Banca Marche, CrFerrara e Popolare dell’Etruria. Quello che manca, ormai, sono solo le regole, ovvero l’ultimo passaggio parlamentare e governativo dei decreti delegati della direttiva Brrd, licenziati il 10 settembre scorso da Palazzo Chigi ma ancora in attesa di approvazione definitiva. L’ostacolo non è da poco: finché mancano le regole, la Banca d’Italia non può vestire formalmente i panni dell’autorità nazionale di risoluzione (pur avendo già istituito un’unità ad hoc, guidata da Stefano De Polis) e non si può mettere in moto il piano di salvataggio imbastito dal Fondo interbancario, che prevede la sottoscrizione integrale degli aumenti di capitale dei tre istituti di medie dimensioni attualmente a rischio-risoluzione: Carife, Banca Marche, Banca Popolare dell’Etruria e del Lazio.
Per il salvataggio delle tre banche si renderà necessaria una somma superiore ai 2 miliardi: il Fondo dovrà corprire l’intero fabbisogno con la sola eccezione, potenziale, di quanto potrebbe essere recuperato dalla conversione delle obbligazioni subordinate, in base alla decisione che – caso per caso – prenderà la Banca d’Italia. La maggior parte delle risorse, infatti, sarà stanziata direttamente dal Fondo, chiamato nei fatti ad anticipare quanto le banche italiane dovranno versare da qui ai prossimi dieci anni nell’ambito della nuova architettura europea dei fondi di risoluzione. Attualmente le casse del Fondo sono vuote, ma anche nel momento in cui saranno approvate le norme di cui si parlava non entrerà quanto necessario a coprire i tre interventi sul tavolo: di qui, si apprende da fonti vicine ad alcuni istituti di credito, l’apertura di una maxi-linea di credito concordata proprio dal Fondo con un pool di sette banche italiane. Che sarebbero Intesa Sanpaolo,UniCredit, Banco Popolare, Ubi, Mps, Bpm e Bper: prime sette banche italiane, in sostanza, si sono impegnate a fornire al Fondo quanto servirà a finanziare le acquisizioni; le tre somme saranno versate al più tardi nei primi mesi del 2016, successivamente si vedranno rimborsate non appena le banche consorziate (a partire dalle sette creditrici) verseranno i loro contributi).
I tre dossier, come noto, sono al momento sfasati. Per l’acquisizione di Carife, che ha già approvando l’aumento in assemblea, manca solo il via libera della Bce; su Banca Marche, invece, la delibera del Fondo (1,2 miliardi di aumento) è stata assunta due settimane fa ma serve ancora un passaggio assembleare, mentre per quanto riguarda la Popolare dell’Etruria gli advisor di Kpmg stanno ultimando la due diligence che dovrà definire il fabbisogno: gli organi del Fondo, inizialmente convocati per domani, sono in preallerta. E l’obiettivo è quello di allineare le tre pratiche entro le prossime settimane. Piuttosto, come si diceva, il problema è che il piano di salvataggio per il momento rimane virtuale: senza le norme non si può procedere.
Intanto ieri la Bce ha dato il suo benestare ai decreti della Brrd, «in quanto rafforzano gli strumenti e le procedure a disposizione della Banca d’Italia per adottare misure preventive efficaci, interventi tempestivi e misure di risoluzione efficaci in linea con la cornice comune dei poteri di intervento, delle regole e delle procedure esposte nella direttiva», si legge in un parere ufficiale.

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