Siete qui: Oggi sulla stampa
Oggi sulla stampa

Il Piano di riforme del governo chiede 32 miliardi per la sanità

Quando Luigi Di Maio dice: «Sul Mes ci fidiamo delle parole di Giuseppe Conte», sta lanciando la palla avvelenata nel campo del premier. Quando, nell’intervista all’austriaco Die Presse, spiega: «Non c’è alcuna battaglia ideologica, a differenza di come la questione viene spesso presentata», il ministro degli Esteri difende — in realtà — il punto di vista di chi nel Movimento 5 Stelle non vuole che per nessuna ragione l’Italia acceda al fondo salva-Stati. Difende cioè chi dice che il problema è di merito, tanto che parla di un «negoziato ancora in corso». Così come fanno gli esponenti di governo a lui vicini, spiegando che «quella partita non è chiusa, se davvero non ci sono condizioni quel meccanismo dovrà cambiare anche nome e allora sì l’Italia potrebbe accedervi».
Nonostante ogni giorno si intravedano i granelli di una posizione che potrebbe cambiare (tra i 5 Stelle si sono dimostrati aperturisti sia il sottosegretario all’Interno Carlo Sibilia che il capogruppo in Senato Gianluca Perilli), «niente accadrà prima di settembre», dicono a Palazzo Chigi. Per questo, ufficialmente, il Programma nazionale di Riforma le cui bozze hanno cominciato a circolare ieri rimanda il problema. Scrivendo, a pagina 15, che davanti al «notevole sforzo richiesto per rilanciare e modernizzare la sanità» le iniziative adottate dall’Europa «forniscono opzioni di finanziamento per la risposta alla pandemia che il governo valuterà alla luce di considerazioni di merito e di impatto finanziario».
Valuteremo, quindi, anche se il ministro dell’Economia Roberto Gualtieri sembra avere le idee molto chiare. E le scrive proprio nelle prime pagine di quel documento, dove spiega che «l’epidemia causata dal nuovo Coronavirus ha cambiato in modo repentino e drammatico la vita degli italiani e le prospettive economiche del Paese». E quindi, «è assolutamente necessario evitare che la crisi pandemica sia seguita da una fase di depressione economica. Non vi è tempo da perdere e le notevoli risorse che l’Unione europea ha messo in campo devono essere utilizzate al meglio». Del resto, il Pd — di cui Gualtieri è espressione — è granitico nel considerare irrinunciabili i fondi del Mes. Italia Viva li dà per scontati. Leu chiede — con Roberto Speranza — che ne discuta il Parlamento, anche se il ministro della Salute ha già pronto un piano per utilizzare i 36 miliardi in modo da rafforzare il Sistema sanitario nazionale. Oltre che per dare respiro a medici e infermieri chiamati negli ultimi mesi a uno sforzo straordinario.
Così, non è affatto casuale che questa settimana Conte vada prima in Portogallo, poi in Spagna, a parlare con i rispettivi premier António Costa e Pedro Sanchez: si parla di Recovery Fund, ma si tratta dei due Paesi che l’Italia vorrebbe accedessero al Mes, per far cadere l’idea che gli unici a chiederlo — e a rischiare le conseguenze di cui parlano i sovranisti — siamo noi. Che ce ne sia bisogno è provato da quanto il ministro dell’Economia scrive sempre sul Pnr, le cui bozze sono state girate ieri ai ministri: «Il fabbisogno di interventi infrastrutturali in ambito sanitario — si legge nel documento che il governo si appresta a varare — è pari a 32 miliardi di euro». Poco meno dei 36 del Mes, tenuti fuori i fondi che servono per il personale e per la ricerca. Andare a cercarli sul mercato, facendo altro debito, costerebbe all’Italia 500 milioni l’anno di interessi in più da ripagare.
Tutti argomenti che il Movimento 5 Stelle non vuole ascoltare: «Abbiamo fatto quindici riunioni — rivelano fonti di governo — non c’è verso di far cadere le contrarietà di un folto gruppo di parlamentari M5S». Che potrebbero decidere di venir fuori già il 15 luglio, quando — durante le sue comunicazioni prima del Consigli o europeo — Conte elencherà gli strumenti messi a disposizione dall’Ue. E l’assemblea voterà su diverse mozioni. Una, proprio per stanare i dissidi nel governo, è pronta a presentarla Emma Bonino con Più Europa. Un’altra, del centrodestra, dirà no al Mes a prescindere (ma Forza Italia potrebbe sfilarsi). Quella di maggioranza nicchierà, rimandando a settembre la decisione definitiva. Ma non è detto che basti a sanare la crepa.
Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Oggi sulla stampa

Mentre Intesa Sanpaolo corona l’acquisizione di Ubi prepara già un futuro europeo, prossimo e poc...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

A seguito del protocollo di collaborazione siglato con Sace per sostenere la liquidità delle impres...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Dopo 12 anni ininterrotti al timone (e 18 nella banca), Victor Massiah lascia il comando di Ubi. Le ...

Oggi sulla stampa